
Siamo qui, raccolti in spirito, a meditare su un evento che risuona ancora oggi nei nostri cuori, un evento che ha segnato l'inizio di un cammino nuovo, luminoso. Parliamo del primo miracolo di Gesù, un gesto semplice, umile, eppure pregno di una potenza divina incommensurabile.
Immaginiamo la scena, la festa di nozze a Cana di Galilea. Un momento di gioia, di celebrazione dell'amore, offuscato da un imprevisto: il vino, simbolo di abbondanza e di letizia, era finito. Un'ombra di preoccupazione si diffonde tra gli invitati, un velo di imbarazzo per gli sposi.
Ed è qui, proprio in questo momento di bisogno, che si manifesta la presenza di Gesù. Maria, la madre, donna di fede incrollabile, si accorge della difficoltà e, con la fiducia di chi conosce il cuore del proprio figlio, si rivolge a Lui. Le sue parole, "Non hanno più vino," sono un sussurro di speranza, una preghiera silenziosa rivolta all'Altissimo.
Gesù risponde con una frase che, a prima vista, potrebbe sembrare un rifiuto: "Donna, che ho da fare con te? Non è ancora giunta la mia ora." Ma dietro queste parole si cela un mistero profondo, un richiamo al disegno divino, al momento stabilito dal Padre per la manifestazione della sua gloria.
Maria, però, non si lascia scoraggiare. Con una fede che trascende la comprensione umana, si rivolge ai servitori e impartisce loro un'istruzione semplice, perentoria: "Qualunque cosa vi dica, fatela." Un atto di obbedienza totale, di abbandono fiducioso nelle mani di Dio.

E qui, cari fratelli e sorelle, sta la chiave di tutto. L'obbedienza. L'umiltà di mettersi al servizio, di compiere il compito che ci viene affidato, anche se non comprendiamo appieno il suo significato. I servitori, senza esitare, seguono le istruzioni di Gesù. Riempiono sei giare di pietra, quelle usate per la purificazione rituale, fino all'orlo.
Poi, Gesù compie il miracolo. Trasforma l'acqua in vino, un vino squisito, di qualità superiore. Un gesto semplice, compiuto in silenzio, senza clamore, ma che rivela la potenza infinita dell'amore di Dio.
Questo primo miracolo, compiuto a Cana, non è solo una dimostrazione del potere divino di Gesù. È un simbolo, un'allegoria della trasformazione che Egli opera nelle nostre vite. L'acqua, simbolo di purificazione, di una vita ordinaria, viene trasformata in vino, simbolo di gioia, di abbondanza, di una vita piena della grazia di Dio.

Riflettiamo, caramente, su questo evento. Come i servitori a Cana, siamo chiamati all'obbedienza, alla fiducia, all'umiltà. Siamo chiamati a riempire le nostre giare, il nostro cuore, con la parola di Dio, con la preghiera, con l'amore verso il prossimo.
E Gesù, con la sua infinita misericordia, trasformerà la nostra acqua in vino, la nostra tristezza in gioia, la nostra paura in coraggio, la nostra aridità in fecondità. Ci donerà la grazia di vivere una vita piena di significato, una vita illuminata dalla sua presenza.
Impariamo da Maria, la madre di Gesù, ad avere una fede incrollabile, una fede che non vacilla di fronte alle difficoltà, una fede che ci spinge a rivolgerci a Dio in ogni momento di bisogno. Impariamo dai servitori ad essere obbedienti, umili, pronti a compiere la volontà del Signore, anche quando non comprendiamo appieno il suo disegno.
Questo miracolo ci invita anche alla gratitudine. Gratitudine per il dono della vita, per il dono della fede, per il dono dell'amore. Gratitudine per la presenza di Gesù nelle nostre vite, una presenza che ci sostiene, ci guida, ci consola.
E, infine, ci invita alla compassione. Come Gesù ha avuto compassione degli sposi a Cana, anche noi siamo chiamati ad avere compassione verso i nostri fratelli e sorelle, ad alleviare le loro sofferenze, a condividere la nostra gioia, a portare loro conforto e speranza.
Riflessioni per la Scuola Primaria
Anche per i più piccoli, questo miracolo è un insegnamento prezioso. Gesù, con il suo gesto, ci mostra che Dio è sempre presente nella nostra vita, anche nei momenti di difficoltà. Ci insegna che non siamo mai soli, che possiamo sempre contare sul suo amore e sulla sua protezione.

Impariamo a pregare, a parlare con Gesù, a raccontargli le nostre gioie e le nostre paure. Impariamo a condividere con gli altri quello che abbiamo, ad aiutare chi è in difficoltà, ad essere gentili e rispettosi con tutti.
Ricordiamoci sempre del miracolo di Cana, un segno dell'amore infinito di Dio per noi. Un amore che trasforma la nostra vita, la riempie di gioia e di speranza, e ci invita a vivere con umiltà, gratitudine e compassione.
"Qualunque cosa vi dica, fatela." (Giovanni 2:5)
Questa frase, semplice e profonda, è un invito ad abbandonarci fiduciosamente nelle mani di Dio, a confidare nel suo amore, a seguire i suoi insegnamenti. Che la grazia di Gesù, manifestata a Cana di Galilea, possa illuminare il nostro cammino e guidarci verso la vita eterna.