
Ah, Area C a Milano! Quel gioiellino di nome e di fatto, che ci fa sentire tutti un po' più eco-chic, un po' più zen... o almeno così ci piace pensare. Ammettiamolo, quando si parla di questa ZTL, il dibattito si scalda più del traffico in Tangenziale il lunedì mattina. C'è chi la ama, chi la odia, e chi, come me, naviga in un mare di dubbi con un sorriso tirato.
Iniziamo dai pro, perché siamo gente positiva, no? L'aria più pulita, dice il Comune. E chi non vuole respirare aria da spa mentre cerca parcheggio? È un po' come avere una sauna gratis, ma con il rischio di prendersi un'infrazione. Si respira meglio, ci raccontano. Forse hanno ragione. Magari i miei polmoni adesso sono così purificati che sentono persino il profumo dei cornetti del bar dall'altra parte della strada. Meraviglioso!
Poi c'è la questione del traffico. Meno macchine, meno code. Sembra logico. Diciamo che è come dire che se mangiassi solo insalata, non ingrasserei. Teoricamente vero. In pratica, a volte, le macchine che restano sembrano concentrate in un punto solo, creando un effetto bottiglia di Coca-Cola particolarmente intenso. Si crea un'aura di mistero: dove sono finite tutte le altre macchine? Forse si sono teletrasportate nel futuro, dove le auto volano e le ZTL sono un lontano ricordo.
E le piste ciclabili? Ah, le piste ciclabili! Con Area C, siamo tutti incoraggiati a pedalare. Che bello! Io, però, ho sempre avuto una relazione complicata con la mia bicicletta. Lei è entusiasta, io sono... prudente. Ogni pedalata è un'avventura, un balletto rischioso tra marciapiedi, pedoni distratti e il timore di finire in qualche canale invisibile. Ma, si sa, per un'aria più pura, si fa questo e altro. Forse dovrei investire in un casco scintillante. Per farmi notare, e per aggiungere un tocco di glamour alle mie imprese ciclistiche.
Poi c'è la sensazione di esclusività. Solo i più meritevoli (o quelli che hanno pagato) possono accedere al cuore pulsante di Milano. È un po' come essere parte di un club segreto, dove la tessera d'ingresso costa qualche euro e ti permette di vedere palazzi più belli senza l'ingombro di chi non appartiene al club. Mi sento quasi un VIP, ogni volta che il mio numero di targa compare sui loro schermi magici.

Ma adesso, amici miei, passiamo ai contro. E qui, la musica cambia un po'. Le code. Oh, le code! Quelle che si formano ai varchi. Sembra una sorta di gioco a premi: chi arriva prima, chi ha il ticket giusto, chi non si fa prendere dal panico. A volte mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, quando si facevano le code per il pane. Solo che qui il pane è rappresentato dal diritto di circolare.
Il costo. Diciamocelo, non è che sia una passeggiata. Ogni tanto, guardando il conto della benzina e aggiungendoci il pedaggio, mi chiedo se non mi convenga semplicemente comprare un cavallo. O un monopattino a vapore. Qualcosa di più... autentico. E poi, i permessi speciali. C'è chi li ha, chi li vorrebbe, chi si sente ingiustamente escluso. Un vero e proprio tira e molla burocratico che ci fa sorridere, o piangere, a seconda della giornata.

La confusione. Ammettiamolo, a volte sembra che le regole cambino più spesso delle stagioni. Quando è attiva, quando non lo è, chi è esente, chi no. Ci vuole un master in Area C per districarsi. Io, personalmente, ho sviluppato un'ansia da "controllo targa". Ogni volta che mi avvicino ai varchi, controllo il telefono, controllo la data, controllo il mio destino. È un'emozione, che vi devo dire.
E i turisti? Poveri turisti! Arrivano con i loro trolley pieni di sogni e si ritrovano a dover fare i conti con un labirinto di regole milanesi. Spero che abbiano un buon navigatore, e un buon senso dell'umorismo. Altrimenti, potrebbero pensare che Milano sia un parco a tema con ingressi a pagamento e ostacoli inaspettati.

Poi c'è la questione della sostenibilità reale. Ridurre il traffico è giusto, ma a quale prezzo? A volte mi sembra che si sposti il problema, invece di risolverlo. Le auto che non entrano in Area C, dove vanno? Forse si accampano in periferia, creando mini Area C alternative. Chi lo sa! L'unica cosa certa è che il traffico milanese è un organismo vivente, muta, si adatta, e a volte ci lascia un po' perplessi.
Diciamo che Area C è come quel parente un po' ingombrante ma di cui non puoi fare a meno. Ti fa la predica sull'aria buona, ti chiede soldi, ti crea un po' di stress, ma alla fine, forse, ha ragione. O almeno, così cerchiamo di convincerci, sorseggiando il nostro caffè in un angolo meno inquinato della città. E mentre aspetto il mio turno al varco, penso a tutto questo. Magari un giorno, ci sarà un'Area B per le biciclette, dove solo i ciclisti più allenati potranno accedere. E io sarò lì, con il mio casco scintillante, a godermi l'aria pura e a ridere di tutto questo. Che ne dite, è un'idea così pazza?