
Allora, parliamoci chiaro. Quando si parla di Quentin Tarantino, è un po' come parlare del tuo amico che ama raccontare barzellette lunghe. All'inizio dici "Ok, speriamo che sia divertente". Poi, dopo un po', inizi a chiederti se c'è un punto. E a volte, proprio quando stai per sbadigliare, ti scatena una risata che ti fa male la pancia.
Tutti i suoi film sono così. Un po' così. Un po' così. E anche un po' così. Non li ami o li odi. Li... vivi. Sono esperienze. Un po' come mangiare una pizza che ti piace tantissimo ma che ha un ingrediente che proprio non capisci perché ci abbiano messo. Tipo l'ananas. Oh no, sto per iniziare una discussione.
Reservoir Dogs, il calcio d'inizio col botto (e tante parolacce)
Partiamo dall'inizio. Reservoir Dogs. Pochi soldi, tanti dialoghi urlati e quel famoso taglio dell'orecchio. Chi si dimentica il taglio dell'orecchio? Nessuno, ecco chi. Ti guardi quel film e pensi: "Ok, questo tizio sa come fare casino in modo stiloso". E ti piace. Ti piace quel casino.
È come quando sei a una festa e c'è un tizio che racconta una storia pazzesca. Non sai se è vera, ma ti tiene incollato. Mr. Pink, Mr. White, Mr. Blonde... chi sono questi tizi? Non lo sai, ma ti interessa sapere cosa succederà. E non succede quasi niente, in realtà. Sono lì che parlano. E parlano. E parlano. E poi, BOOM. Azione.
Pulp Fiction, la consacrazione della non-linearità (e dei dialoghi improbabili)
E poi arriva Pulp Fiction. Ah, Pulp Fiction. La parola "iconico" è stata inventata per questo film. La scena del ballo tra John Travolta e Uma Thurman. La valigetta che nessuno sa cosa contenga. Il miracolo. La trombettata. Diciamo che è un film che ti entra dentro, anche se non sai bene come.
Il bello di Tarantino è che ti fa innamorare dei personaggi che dici "Ma che gente è?". Vincent Vega e Jules Winnfield. Due criminali che ti fanno pensare "Li inviterei a cena". Hanno queste conversazioni sui massaggi ai piedi e sui cheeseburger a 5 dollari. Chi parla così? Solo in un film di Tarantino.
E la colonna sonora? Mamma mia. Ogni canzone è scelta con una cura maniacale. Ti fa venire voglia di comprare un giradischi e ascoltare solo musica degli anni '70 e '90. E magari comprarti un paio di pantaloni a zampa d'elefante. Oppure no. Dipende da te.
Jackie Brown, la signora che fa le cose a modo suo
Poi c'è Jackie Brown. Diciamo che è il film "più tranquillo" di Tarantino. Ma "tranquillo" per lui significa comunque gente che si fa sparare in modo abbastanza... artistico. Pam Grier è fantastica. Una donna che sa il fatto suo. E che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.

È un po' come quella zia che hai che è sempre stata un po' fuori dagli schemi. Fuma, beve whisky e ti racconta storie che ti lasciano a bocca aperta. Jackie Brown è così. Una che ha vissuto un po' e ora si gode la vita, a modo suo. E a volte a modo suo significa anche fregare un sacco di gente.
Kill Bill: Volume 1 & 2, vendetta in salsa orientale (e tanto sangue)
E arriviamo a Kill Bill. Ah, Kill Bill. Se i suoi film precedenti erano un po' come un aperitivo lungo, questo è proprio il pranzo, la cena e il dopocena. La Sposa. Uma Thurman di nuovo, ma stavolta in modalità "ti faccio a pezzi con una katana".
È un film che è un omaggio a tutto: ai film di arti marziali, ai western, agli anime. È un frullato di generi e di violenza. Ma una violenza quasi... coreografata. Non ti senti a disagio, ti senti divertito. Come guardare un cartone animato molto, molto adulto.
La scena della casa delle foglie azzurre. La battaglia con gli 88 Maniacos. E ovviamente, la parte con Lucy Liu. Diciamo che non si è risparmiato. E neanche tu, perché lo guardi tutto d'un fiato, anche se poi ti senti un po' frastornato.
Death Proof, la caccia che non ti aspetti
Poi c'è stato Death Proof. Questo film è un po' come quella macchina sportiva che vedi per strada. Ti piace, la ammiri, ma forse non ci monteresti mai. È un film di inseguimento. E di vendetta. E di stuntman.

Le ragazze sono fantastiche. Grintose, spiritose. E Kurt Russell, beh, è Kurt Russell. Un cattivo che ti fa anche un po' ridere. La parte finale, quella con la macchina, è qualcosa di epico. Ti fa dire "Quentin, ma come ti vengono queste idee?".
Inglourious Basterds, la storia riscritta a modo suo
E poi c'è Inglourious Basterds. Ok, qui si fa sul serio. Parliamo di nazisti. Di Hitler. Di ebrei che si vendicano. È un film che riscrive la storia, ma lo fa con la sua solita dose di dialoghi brillanti e personaggi indimenticabili.
Christoph Waltz come Hans Landa. Un personaggio che è pura genialità e terrore. Ti fa venire voglia di applaudire e di nasconderti sotto il divano allo stesso tempo. E Brad Pitt che fa lo Sceriffo di Brooklyn che dice "S-h-i-t". Puro oro.
La scena all'osteria. Lì c'è tutta l'essenza di Tarantino. Tensione altissima, dialoghi apparentemente innocui che nascondono trappole mortali. Ti tiene con il fiato sospeso, anche se sai che sta succedendo qualcosa di assurdo.
Django Unchained, il western reinventato
Django Unchained. Un western con Jamie Foxx e Christoph Waltz di nuovo. E Leonardo DiCaprio come cattivo. Ok, qui si fa sul serio, ma anche sul divertente. Sangue, polvere da sparo e dialoghi taglienti come una sciabola.

La dinamite di King Schultz. La furia di Django. E il perfido Calvin Candie. È un film che ti porta in un viaggio, in un'America diversa, brutale ma anche piena di speranza. E di sparatorie incredibili.
La scena del Ku Klux Klan. Diciamo che Tarantino non ha paura di mostrare la parte peggiore dell'umanità, ma lo fa con un pizzico di ironia. Ti fa ridere mentre vedi cose terribili.
The Hateful Eight, la neve, il sangue e i sospetti
The Hateful Eight. Un altro western, ma stavolta bloccato dalla neve. Sei personaggi chiusi in una locanda. Pura tensione. Pura paranoia. E ovviamente, un sacco di gente che viene uccisa.
È un film più lento, più teatrale. Ma la tensione cresce. E cresce. E cresce. Ti fa sentire claustrofobico insieme ai personaggi. E quando finalmente succede qualcosa, non sei mai pronto.
Samuel L. Jackson è pazzesco. Quel monologo. Diciamo che ti fa capire perché è uno dei suoi attori preferiti. E il finale? Beh, è un finale alla Tarantino. Ti lascia con un punto interrogativo gigante.

Once Upon a Time in Hollywood, l'amore per il cinema
E infine, Once Upon a Time in Hollywood. Un omaggio al cinema. Un film che parla di cinema, di attori, di registi. E di quella Hollywood magica e un po' pericolosa degli anni '60.
Leonardo DiCaprio e Brad Pitt. Due amici, due attori che stanno cambiando. E Margot Robbie che è Sharon Tate, un personaggio radioso. È un film che ti fa sentire parte di un'epoca. Ti fa sognare.
E poi, come sempre, c'è il colpo di scena finale. Quel finale che è così assurdo e così perfetto allo stesso tempo. Ti fa uscire dalla sala con un sorriso stampato in faccia. E con la voglia di rivedere tutti i suoi film.
Perché alla fine, i film di Tarantino sono così. Ti prendono per mano e ti portano in un mondo un po' strano, un po' violento, ma dannatamente divertente. E tu, semplicemente, li ami.