
Ok, parliamoci chiaro. Siete pronti per un'opinione che potrebbe farvi storcere il naso? Un'opinione che, diciamocelo, è un po' come dire che la pizza senza formaggio è uguale a quella con. Ma io ci provo lo stesso. Oggi parliamo di Michael Jackson. Sì, il Re del Pop. Quello con i passi di danza che ancora oggi cerchiamo di imitare davanti allo specchio (senza riuscirci, ma va bene così).
Adoro Michael Jackson. Lo adoro da morire. Le sue canzoni? Un vero e proprio tesoro. Ma… e c'è sempre un "ma", vero? ...ho una piccola, piccolissima, insignificante "critica" (se così si può chiamare) riguardo alla sua immensa discografia. E il mio cuore pulsante di fan trema un po' a dirlo, ma eccola qui: tutte le canzoni di Michael Jackson sono un po' troppo simili tra loro.
Lo so, lo so. Le vostre tastiere stanno già vibrando di indignazione. "Ma come ti permetti?!" "Hai mai ascoltato Thriller e poi Billie Jean? Sono completamente diverse!" E avete ragione! Musicalmente sono uniche, brillanti, innovative. La produzione di Quincy Jones? Roba da leggenda. Ogni pezzo ha la sua magia, il suo ritmo che ti entra nelle ossa, il suo ritornello che ti perseguita (in senso buono, eh!) per giorni.
Ma pensateci un attimo. Provate a fare un esperimento mentale. Chiudete gli occhi. Mettete su una canzone di Michael Jackson a caso. Tipo, non so, Beat It. Ora, senza sapere quale sia, se vi mettessi Don't Stop 'Til You Get Enough, riuscireste a distinguerla subito? O magari Wanna Be Startin' Somethin'? O addirittura qualcosa di più tardo come Black or White?
C'è un certo "mood" che pervade quasi tutta la sua produzione pop. Quella linea di basso pulsante, quel ritmo che ti fa battere il piede senza nemmeno accorgertene, quei cori gospel che ti sollevano l'anima, quella voce inconfondibile che sale e scende con una flessibilità incredibile. Sono tutti elementi che, messi insieme, creano un'onda sonora riconoscibilissima. Una sorta di impronta digitale sonora. E questo, di per sé, è una cosa meravigliosa!

Significa che quando senti una canzone di Michael Jackson, sai immediatamente chi è. Non c'è dubbio. Non c'è bisogno di guardare il nome dell'artista sul display dello stereo. È lui. Il Re. Che ti fa venire voglia di scatenarti in sala (anche se sala non c'è e sei solo in cucina). Quel "hee hee" inconfondibile, quei falsetti che ti fanno venire i brividi, quel modo di costruire la canzone che ti tiene incollato dall'inizio alla fine.
Pensate a Bad. O a Smooth Criminal. Quel groove! Quel basso che ti entra dentro! E poi Man in the Mirror, che ti fa riflettere e ti spinge a fare meglio. O The Way You Make Me Feel, che ti fa sentire come in un film. Ogni canzone è un'esperienza. Ma se le metti tutte insieme, in una maratona che dura ore e ore, potresti avere l'impressione di aver ascoltato variazioni su uno stesso tema. Un tema meraviglioso, certo, ma pur sempre uno stesso tema.
E questo, per me, è il suo "tallone d'Achille" (metaforico, ovviamente, perché fisicamente le sue dita erano perfette per fare quelle mosse incredibili). A volte, vorrei quel colpo di scena in più. Quella deviazione inaspettata che ti lascia a bocca aperta. Quel momento in cui pensi "Oddio, dove sta andando? Non l'avrei mai detto!". Invece, con Michael Jackson, sai più o meno dove stai andando, perché la sua "formula" era così perfetta che spesso la ripeteva con sfumature diverse.

Forse sono io ad essere troppo esigente. Forse dovrei semplicemente godermi il flusso di pura genialità che ci ha regalato. Dopotutto, quante volte nella vita si incontra un artista capace di creare un impatto così grande sulla musica e sulla cultura mondiale? Pochi. Pochissimi.
E poi, pensiamoci bene. Questo suo "stile uniforme" non è forse una delle ragioni per cui è diventato così universalmente amato? Se ogni sua canzone fosse un esperimento completamente diverso, forse non avrebbe avuto la stessa forza unificante. Forse quella coerenza stilistica è proprio quello che ha permesso a generazioni di persone di riconoscersi nelle sue canzoni, di sentirle come "loro".
Quando penso a Michael Jackson, penso a un sound. A un'atmosfera. A un'energia che è quasi tangibile. Non penso a singole canzoni isolate, ma a un'entità musicale completa. Un universo sonoro a sé stante. E in questo universo, le similitudini diventano parte della sua forza, non della sua debolezza.

Quindi, sì, forse tecnicamente molte sue canzoni pop seguono un canovaccio simile. Quel basso che ti stende, quel ritmo che ti fa muovere, quel ritornello che ti entra in testa. Ma questa è la magia di Michael Jackson! È come dire che tutte le opere di un grande pittore hanno un tratto distintivo. È vero, ma è proprio quel tratto distintivo che le rende immortali.
E alla fine, chi sono io per criticare il Re? Io, che ancora oggi, quando sento Billie Jean, mi sento obbligato a fare quel passo di danza leggermente sbilenco? Io, che quando sento Thriller, mi immagino zombie che ballano in perfetto sincrono? Io, che quando sento Man in the Mirror, sento un pugno nello stomaco e una voglia matta di cambiare il mondo?
Nonostante la mia piccola, assurda, forse persino ridicola osservazione sulla similitudine, Michael Jackson rimane un faro. Un genio assoluto. E tutte le sue canzoni, anche se sembrano danzare sulla stessa onda, sono un dono prezioso che continueremo ad ascoltare e amare per sempre. Magari, la prossima volta, proverò a distinguere le canzoni di Stevie Wonder... lì sì che rischio di perdermi per sempre!
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Ma tornando a noi. Qual è la vostra canzone preferita di Michael Jackson? E, se avete il coraggio, ditemi se anche a voi a volte sembrano… beh, un po' parenti stretti?
No, non ditemelo. Continuerò ad ascoltare e a ballare come se fosse la prima volta. Perché, alla fine, con Michael Jackson, è sempre un po' come la prima volta. E questo, diciamocelo, è il vero potere della sua musica. La capacità di farti sentire vivo, ogni singola volta.
Quindi, concludendo questo mio sproloquio un po' fuori dagli schemi: viva Michael Jackson! E viva le sue canzoni, tutte, ma proprio tutte. Anche quelle che, in cuor mio, mi sembrano un po' sempre le stesse. Perché sono sempre le stesse, ma sempre, sempre, sempre fantastiche.
