
Diciamocelo, certe tradizioni sono più strane di un gatto che balla la macarena. Tipo, le Tre Ave Maria per i Morenti. Sì, lo so, è una cosa seria. Ma ammettiamolo, c'è qualcosa di vagamente...inconsueto, non trovate?
Io ho una confessione. Non ho mai recitato seriamente le Tre Ave Maria per i Morenti. Mi spiego meglio. Mi sono ritrovata in situazioni in cui, ecco, si presumeva le recitassi. Magari in chiesa, sentendo la gente bisbigliare con aria contrita. E io lì, a mormorare qualcosa che suonasse vagamente simile. Ma la verità è che pensavo a cosa avrei mangiato a cena.
Un'abitudine antica...forse troppo
Lo so, sono orribile. Ma ditemi che non sono l'unica! C'è tutto un rituale, un'atmosfera pesante. Quasi come se il solo pensiero della morte dovesse trasformarci in statue di sale. Capisco il voler offrire conforto, eh! Ma a volte mi sembra più un esercizio di stile che un atto di vera compassione.
Un'opinione impopolare
Sentite questa. Forse, dico forse, invece di tre Ave Maria recitate di fretta e furia, un bel sorriso e una parola gentile varrebbero di più? Lo so, è eresia. Ma immaginate: qualcuno sta male, è spaventato. E invece di sentirsi circondato da un'aura di tristezza e preghiere sussurrate, riceve un abbraccio, una battuta, un ricordo condiviso.
Non sto dicendo di abbandonare la fede, per carità! Sono la prima a credere nel potere della preghiera. Ma forse, solo forse, possiamo personalizzare un po' il processo. Invece di affidarci ciecamente a formule prestabilite, possiamo ascoltare il cuore e offrire un po' di umanità.

Poi, diciamocelo, chi è che capisce davvero tutte quelle parole arcaiche delle preghiere? A volte mi sembra di ascoltare latino maccheronico. E se la persona morente fosse distratta dal mio accento orribile? Anziché trovare la pace, si ritroverebbe a chiedermi se ho bisogno di un corso di dizione.
Alternativa irriverente?
Forse, invece di Tre Ave Maria, potremmo optare per tre barzellette? Troppo irriverente? Ok, ok, ritiro tutto. Però ammettetelo, l'idea ha un suo fascino. Immaginate la scena: il prete che, anziché intonare litanie, snocciola una serie di freddure. "Qual è il colmo per un pomodoro? ... Perdere il sugo!" Risate (forse forzate). E poi, via, verso l'aldilà con il sorriso sulle labbra.

Ovviamente sto scherzando (spero si sia capito). Ma il punto è questo: la morte fa paura. E la paura spesso ci porta a rifugiarci in rituali, a nasconderci dietro formalità. Ma forse, il vero coraggio sta nel guardare la morte negli occhi, senza filtri, senza preghiere imparate a memoria. Solo con un po' di amore e tanta umanità.
E se proprio dovete recitare le Tre Ave Maria, fatelo con il cuore. E magari, dopo, offrite un caffè a chi è rimasto. Un piccolo gesto di conforto vale più di mille preghiere recitate svogliatamente. E magari, parlando del più e del meno, scoprirete che anche l'altra persona pensava a cosa mangiare a cena. E allora, forse, la morte sembrerà un po' meno spaventosa.
Ricordate, sono solo opinioni. Ma, diciamocelo, a volte le opinioni impopolari sono le più divertenti. E forse, anche le più oneste. Amen (o forse no).