
La storia della Torre di Pisa è intrinsecamente legata a un interrogativo che ha affascinato generazioni: chi l'ha costruita? Non si tratta di un singolo genio creatore, ma piuttosto di un complesso processo che ha coinvolto diverse maestranze e ha attraversato secoli, segnato da imprevisti e da un'idea originale che ancora oggi stupisce il mondo.
L'avvio della sua edificazione risale al 1173, in un'epoca di grande prosperità per la Repubblica Marinara di Pisa. La città, fiorente economicamente e politicamente, desiderava manifestare la propria potenza e il proprio prestigio attraverso opere monumentali. Il sito prescelto era il Campo dei Miracoli, un'area sacra che già ospitava il Duomo e il Battistero, confermando l'intento di creare un complesso architettonico di eccezionale bellezza e significato.
I Primi Architetti e l'Inizio Inaspettato
La Prima Fase e la Figura di Bonanno Pisano
La tradizione attribuisce l'avvio dei lavori all'architetto Bonanno Pisano. Sebbene le prove documentali dirette siano scarse e soggette a interpretazioni, molti storici dell'arte e dell'architettura concordano nel riconoscere a Bonanno un ruolo di primo piano nella concezione e nell'impostazione strutturale della torre. Si ritiene che il suo progetto prevedesse una torre cilindrica, decorata con arcate sovrapposte, una soluzione architettonica già presente in altre torri romaniche, ma che qui acquisiva un carattere di particolare imponenza.
La costruzione procedette inizialmente senza particolari intoppi per i primi tre piani. Furono impiegati materiali pregiati, come il marmo bianco di Carrara, scelto per la sua lucentezza e durabilità, e maestranze altamente qualificate, capaci di eseguire lavorazioni complesse e dettagliate.
Tuttavia, già durante la costruzione del secondo piano, intorno al 1178, iniziarono a manifestarsi i primi, drammatici segni che avrebbero segnato per sempre il destino dell'opera: un cedimento del terreno. Le fondamenta, superficiali rispetto all'imponente struttura che stavano sostenendo, poggiarono su un terreno argilloso e instabile, composto da sabbia e limo, caratteristiche geologiche del sottosuolo pisano.
Questo cedimento, sebbene inizialmente lieve, segnò una battuta d'arresto nei lavori. La torre, anziché poggiare su una base solida e uniforme, iniziò a inclinarsi inesorabilmente.

La Sospensione dei Lavori e il Lavoro di Giovanni di Simone
Un Intervallo Decennale e la Ripresa Cauta
La scoperta dell'inclinazione portò a una sospensione dei lavori durata quasi un secolo. Questo lungo periodo di interruzione, se da un lato rappresentò un momento di crisi per il progetto, dall'altro si rivelò paradossalmente provvidenziale. L'assestamento del terreno nel corso dei decenni permise alle fondamenta di stabilizzarsi leggermente, impedendo un crollo immediato e aprendo la possibilità di una ripresa.
Fu intorno al 1272 che la costruzione venne ripresa, sotto la direzione di un altro importante architetto: Giovanni di Simone. Egli si trovò di fronte a una sfida monumentale. La torre era già inclinata, e ogni nuova aggiunta rischiava di aggravare la situazione. Giovanni di Simone decise di affrontare il problema con una strategia ingegneristica audace e innovativa.
L'Ingenuità Architettonica di Giovanni di Simone
Per compensare l'inclinazione esistente, Giovanni di Simone cercò di correggere la verticalità nella parte superiore della torre. A partire dal quarto piano, gli architetti iniziarono a costruire i muri con uno spessore maggiore sul lato dell'inclinazione e uno minore sul lato opposto. Le arcate, inoltre, furono leggermente inclinate in senso opposto alla pendenza generale.
Questa soluzione, dettata dalla necessità, rappresenta un esempio di ingegneria antisismica ante litteram, sebbene non pienamente consapevole dei principi scientifici moderni. Si cercava di ridistribuire i carichi e di contrastare la forza di gravità con un'abile manipolazione delle forme architettoniche. Il risultato fu una torre che, sebbene visibilmente inclinata, manteneva un certo equilibrio visivo e strutturale.

Nonostante questi sforzi, la costruzione procedette a rilento, ancora una volta interrotta per mancanza di fondi. Il complesso processo edilizio rifletteva le vicissitudini economiche e politiche della Repubblica Pisana.
Il Completamento da Parte di Tommaso Pisano
Gli Ultimi Piani e la Cima della Torre
I lavori furono ripresi per l'ultima volta intorno alla metà del XIV secolo, sotto la supervisione di Tommaso Pisano, spesso identificato come figlio di Andrea Pisano, un altro celebre scultore e architetto dell'epoca.
Tommaso Pisano ebbe il compito di portare a termine l'opera, realizzando gli ultimi piani e la campanella, la sommità della torre che ospita le campane. Egli mantenne la linea stilistica dei suoi predecessori, completando le arcate e le decorazioni con la stessa cura e attenzione ai dettagli che avevano caratterizzato le fasi precedenti.
La conclusione della costruzione della torre, avvenuta presumibilmente intorno al 1372, segnò la fine di un'impresa durata circa due secoli. Due secoli che videro Pisa passare dall'apice della sua potenza al declino, ma che permisero alla sua torre di diventare un simbolo intramontabile di resilienza e di ingegno architettonico.
L'Attribuzione e il Ruolo Collettivo
Oltre i Nomi: La Maestranza Pisana
È fondamentale comprendere che la Torre di Pisa non è il frutto del lavoro di un singolo individuo, ma di una collettività di artigiani, muratori, scalpellini e architetti che hanno contribuito alla sua realizzazione in diverse fasi storiche. I nomi di Bonanno Pisano, Giovanni di Simone e Tommaso Pisano sono quelli che emergono maggiormente dalla storiografia, ma dietro di essi vi era un'intera generazione di operai specializzati.
La loro abilità nel lavorare materiali come il marmo, la loro conoscenza delle tecniche costruttive romaniche e la loro capacità di adattarsi a sfide impreviste sono gli elementi chiave che hanno permesso la realizzazione di un'opera così complessa e iconica.
L'Innovazione nella Sfida
L'inclinazione della torre, inizialmente considerata un difetto catastrofico, è diventata il suo marchio distintivo e la fonte della sua fama mondiale. La capacità degli architetti pisani di non abbandonare il progetto di fronte a un problema così grave, ma di cercare soluzioni innovative per portarlo a termine, dimostra una notevole flessibilità e ingegnosità.

Questo approccio pragmatico e adattivo è un chiaro esempio di come l'architettura storica spesso evolva non solo per ragioni estetiche o ideologiche, ma anche per rispondere a esigenze tecniche e strutturali impreviste.
Conclusioni: Un Eredità di Ingegno e Perseveranza
Quindi, per rispondere alla domanda: chi ha costruito la Torre di Pisa? La risposta più completa è che è stata costruita da una successione di architetti e da una moltitudine di maestranze pisane, tra cui spiccano i nomi di Bonanno Pisano, Giovanni di Simone e Tommaso Pisano, che hanno operato in diverse epoche, affrontando le sfide poste dalla geologia del sito e dalle vicissitudini storiche.
La Torre di Pisa non è solo un monumento architettonico, ma è anche una testimonianza vivente dell'ingegno umano, della perseveranza di fronte alle avversità e della capacità di trasformare un presunto difetto in un'icona riconosciuta a livello globale. La sua costruzione, protrattasi per quasi due secoli, riflette le dinamiche sociali, economiche e tecniche del Medioevo italiano, offrendo uno spaccato affascinante sulla storia dell'arte e dell'architettura.
Oggi, la Torre di Pisa continua ad attirare milioni di visitatori da tutto il mondo, non solo per la sua curiosa inclinazione, ma anche per la maestria costruttiva che ha permesso a questa struttura di sfidare i secoli e di rimanere in piedi, un miracolo di ingegneria che continua a ispirare e a stupire.