
Allora, immaginatevi questa scena: siete in un caffè un po' chic, magari con un croissant che si sbriciola in modo drammatico ogni volta che provate a mangiarlo, e il vostro amico – quello che ama raccontare storie un po' strampalate ma sempre divertenti – si sporge e vi dice: "Sai, ti devo assolutamente parlare di 'The Importance of Being Earnest'. È una roba assurda, ma geniale!". E voi, curiosi come non mai, vi preparate all'ascolto. Ecco, questo articolo è un po' come quella chiacchierata, con meno briciole di croissant e un sacco di risate garantite.
Innanzitutto, mettiamo le cose in chiaro: questa non è la solita storiella d'amore con i cuoricini e i sospiri eterni. Oh no, miei cari. Oscar Wilde, il genio dietro questa commedia, era uno di quelli che adorava prendersi gioco di tutto e di tutti, specialmente delle regole sociali e della borghesia un po' troppo seria. E "The Importance of Being Earnest" – che potremmo tradurre vagamente con "L'importanza di essere… sul serio?", ma il gioco di parole è intraducibile, tipico di Wilde! – è il suo capolavoro in materia.
Ma di cosa diavolo si tratta?
Fondamentalmente, è una storia di inganni, di appuntamenti combinati e di nomi falsi così frequenti che ci si chiede se qualcuno, in quel mondo, si chiami davvero con il proprio nome di battesimo. I protagonisti, due bei giovanotti chiamati Jack e Algernon, hanno un piano geniale per sfuggire alle noiose responsabilità della vita mondana e, diciamocelo, per potersi divertire un po' di più.
Jack, che si fa chiamare Ernest quando è a Londra (capite? Ernest, che in inglese significa "serio", ironico no?), inventa un fratello immaginario a cui dare la colpa di ogni sua assenza o marachella. Praticamente, il suo fratello Ernest è il capro espiatorio perfetto. Se Jack vuole andare a una festa sfrenata, è colpa di Ernest che è "malato". Se Jack deve assentarsi per qualche appuntamento segreto, è perché Ernest ha bisogno di lui. Un vero e proprio jolly in società!
Dall'altra parte, abbiamo Algernon, che ha un piano simile ma ancora più raffinato. Lui si inventa un amico malaticcio di nome Bunbury. Ogni volta che Algernon ha bisogno di una scusa per sfuggire a un impegno noioso – tipo una cena con la zia eccentrica – tira fuori la scusa di dover andare a trovare il povero Bunbury, che ovviamente è sempre sul punto di morire o di avere qualche strana malattia che richiede la sua immediata assistenza. Insomma, questi due signori sono maestri nell'arte del "bunburying", che poi è diventata una parola di uso comune per indicare una doppia vita fatta di scuse fantasiose.
E qui iniziano i guai…
Naturalmente, la vita è un po' come un’orchestra: suona più armoniosa quando tutto è al posto giusto. Ma quando si introducono note stonate come fratelli immaginari e amici moribondi, beh, il caos è assicurato. E il caos, in questo caso, è assolutamente delizioso.

Il nostro Jack, sotto il nome di Ernest, si innamora perdutamente di Gwendolen Fairfax, la cugina di Algernon. Il problema? Gwendolen è ossessionata dall'idea di sposare un uomo chiamato Ernest. Sì, avete capito bene. Lei pensa che il suo nome sia la quintessenza della virilità e della serietà. Quindi, quando Jack le dichiara il suo amore e le chiede di sposarlo, lei accetta felicissima, convinta che lui si chiami veramente Ernest.
Nel frattempo, Algernon scopre che Jack ha una bellissima pupilla, Cecily Cardew, che vive in campagna. E indovinate un po'? Anche lui si presenta con il nome di Ernest! La cosa si fa sempre più ingarbugliata, vero? Algernon, vedendo la foto di Cecily, si invaghisce subito e decide di andare a trovarla, presentandosi appunto come il tanto desiderato fratello Ernest di Jack. La povera Cecily, che ha sempre fantasticato sul misterioso e affascinante Ernest, si ritrova davanti a lui e, ovviamente, si innamora all'istante.
Le due fanciulle, gli inganni e il tè
E qui, signori miei, siamo arrivati al punto clou. Gwendolen va a trovare Jack nella sua tenuta di campagna (sotto il nome di Ernest, ovviamente!), e lì incontra Cecily. Le due ragazze, ignare l'una dell'altra dei rispettivi "Ernest", iniziano a fare conoscenza. Poi, come in un film a sorpresa, scoprono che entrambe sono promesse a un certo Ernest!

Immaginate la scena: due giovani donne, vestite elegantemente, che fino a un attimo prima si stavano offrendo dolcetti e tè, che si guardano con crescente sospetto. C'è un momento di tensione altissima, una specie di duello a colpi di sorrisi falsi e affermazioni velate. Wilde ci regala un dialogo incredibile, pieno di sarcasmo sottile, dove le due cercano di capire chi è la vera fidanzata di Ernest.
E poi, come se non bastasse, arriva Lady Bracknell, la zia di Algernon e madre di Gwendolen. Questa donna è un personaggio da antologia! È l'incarnazione della snobismo aristocratico, con un senso dell'umorismo talmente tagliente che potrebbe farti a pezzi senza nemmeno battere ciglio. Quando incontra Cecily, la prima cosa che le chiede non è se è gentile o intelligente, ma se ha una dote. Pare che per Lady Bracknell, l'amore sia secondario rispetto al conto in banca!
Il dramma… o meglio, la commedia!
La situazione degenera in un vortice di confessioni, accuse e riunioni che sembrano uscite da una soap opera di bassa lega, ma scritte con la maestria di un Premio Nobel. Jack è costretto a confessare la sua doppia vita, Algernon deve ammettere di aver mentito, e le due ragazze sono sconcertate. E mentre tutto questo accade, c'è sempre il fantasma del vero Ernest che aleggia nell'aria, senza che nessuno sappia chi sia veramente.

Wilde, con una genialità disarmante, ci mostra come le convenzioni sociali e le apparenze siano spesso più importanti della verità. I personaggi agiscono sulla base di ciò che la società si aspetta da loro, anche quando questo significa inventare vite parallele. È una critica feroce e divertente allo stesso tempo.
La soluzione – e che soluzione!
Arriva il momento in cui tutto sembra perduto. Le coppie sono divise, i piani sono svelati, e la zia Bracknell è pronta a fare il suo giudizio definitivo. Ma proprio quando pensate che la storia stia per finire in un disastro, ecco che arriva la svolta. E questa svolta è così assurda, così perfettamente Wildeana, che vi farà letteralmente scoppiare a ridere.
Si scopre che Jack, in realtà, è proprio il fratello perduto di Algernon, e il suo vero nome è… indovinate un po'? Ernest! Il destino, o forse la penna di Wilde, ha voluto che il nome che tanto desiderava Gwendolen fosse proprio il suo nome di battesimo. È un colpo di scena degno di un romanzo d'appendice, ma inserito in una commedia brillante.
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E così, tra scuse incredibili, riconciliazioni improbabili e un pizzico di fortuna cosmica, tutti trovano il loro lieto fine. Gwendolen sposa il suo Ernest (che è veramente Ernest!), Cecily sposa il suo, e persino Lady Bracknell, sorpresa dalla rivelazione del nome di Jack, concede la sua benedizione. Insomma, il mondo torna in equilibrio, anche se in modo decisamente bizzarro.
Perché dovremmo leggerlo (o vederlo)?
Perché "The Importance of Being Earnest" è molto più di una semplice commedia romantica. È una satira sociale tagliente, un'esplorazione della natura umana e una celebrazione dell'intelligenza e dell'arguzia. Wilde ci dice che spesso è più importante apparire che essere, e che la serietà, a volte, è solo una facciata per nascondere le nostre peggiori (e più divertenti) assurdità.
È un'opera che fa ridere a crepapelle, ma che lascia anche con un sorriso pensieroso. Ci ricorda che la vita è troppo breve per essere sempre "sul serio", e che a volte, un po' di sano inganno e un nome inventato possono portare a una felicità inaspettata. È un invito a non prendersi troppo sul serio, a giocare con le parole e con le situazioni, e a godersi la vita con un pizzico di malizia e tanta, tantissima ironia.
Quindi, la prossima volta che vi sentite un po' annoiati o intrappolati nella routine, ricordatevi di Jack, Algernon e dei loro amici immaginari. E magari, solo magari, potreste scoprire che anche una piccola bugia bianca, detta con stile e ironia, può essere la cosa più importante.