
Confessione: forse, e dico FORSE, non ho pianto come una fontana guardando La Vita è Bella. Lo so, lo so. Preparate i pomodori.
Ogni volta che qualcuno mi chiede quali film mi fanno piangere, la risposta "La Vita è Bella" è data per scontata. È come dire che ti piace la pizza. Chi non ama La Vita è Bella?! È un classico! Un capolavoro! Un'ode all'amore paterno e alla resilienza!
Ma... io, ecco, non ho versato fiumi di lacrime. Sono una persona orribile? Probabilmente. Ho un cuore di pietra? Forse. Preferisco i cani ai bambini? Questo è un altro discorso.
Ok, ok, spiego meglio.
Non è che non mi sia piaciuto il film. Roberto Benigni è un genio. La storia è toccante. L'idea di proteggere il figlio dall'orrore della guerra è nobile e commovente. E poi, chi non vorrebbe essere corteggiato con tanta fantasia come Dora (Nicoletta Braschi)?!
Il punto è che... forse sono troppo cinica. O forse ho visto troppi film strappalacrime. O forse, semplicemente, sono emotivamente disfunzionale. Chissà!

Il fattore "troppo perfetto".
C'è una parte di me che ha trovato la positività di Guido (Benigni) quasi... innaturale. Capisco che volesse proteggere il figlio, ma a volte mi sembrava un po' troppo. Un po' troppo "tutto andrà bene". Un po' troppo "faccio finta di niente mentre siamo in un campo di concentramento".
E non fraintendetemi, apprezzo l'ottimismo. Ma c'è un limite tra ottimismo e negazione. Forse, e ripeto FORSE, Guido lo ha superato.
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Poi c'è la questione del "gioco". L'idea del punteggio, del carro armato come premio... è geniale, certo. Ma allo stesso tempo, mi sembrava una semplificazione eccessiva dell'orrore. Come se si potesse trasformare la tragedia in un gioco da bambini.
Lo so, è un'interpretazione fredda e analitica. Ma non ci posso fare niente! Il mio cervello a volte funziona così. Invece di emozionarmi, analizzo. E analizzando, trovo dei "ma".

Quindi, cosa salvo?
Salvo l'amore. L'amore incondizionato di un padre per il figlio. La determinazione di proteggerlo a tutti i costi. Salvo Nicoletta Braschi, che è sempre meravigliosa. Salvo la colonna sonora, che è bellissima e malinconica.
Salvo anche il coraggio di Benigni di affrontare un tema così delicato con leggerezza e poesia. Anche se, ripeto, non ho pianto a dirotto.

Forse sono l'unica persona al mondo a pensarla così. Ma se c'è qualcun altro là fuori che ha provato le mie stesse sensazioni, alzi la mano! Non sono sola, vero?!
E se invece mi volete linciare, beh, sappiate che ho già preparato i fazzoletti. Non per piangere, ma per pulire il pomodoro che mi lancerete.
Però, ecco, un'ultima cosa: riguardatelo. Magari, questa volta, mi commuovo anch'io. Non si sa mai!