Squadra Di Ricerca Attack On Titan

Allora, parliamoci chiaro. Chi non ha mai sentito parlare di Attack on Titan? Cioè, è un po' come parlare di pizza o di calcio in Italia, no? Ha tirato su un sacco di gente, ha fatto discutere, ha fatto versare qualche lacrimuccia (ok, forse più di qualcuna, se siamo sinceri). Ma oggi non voglio parlare dei Titani che si mangiano la gente, che diciamocelo, sono una metafora piuttosto estrema per le scadenze lavorative o il traffico del lunedì mattina. No, oggi voglio concentrarmi su un aspetto un po' più… umano, per quanto possa esserlo in un mondo di giganti divoratori di uomini. Parlo della nostra amata, o a volte odiata, Squadra di Ricerca.

Pensateci bene. La Squadra di Ricerca. Non è forse il nome più incoraggiante del mondo, vero? Suona un po' come dire "la squadra che va a cercare qualcosa che probabilmente non vuole essere trovata". Un po' come quando tua madre ti dice "vado a cercare la mia pazienza" e sai già che la giornata non finirà bene. Eppure, loro ci vanno. Ogni singola volta.

Immaginatevi la riunione prima di una spedizione. Il comandante che dice: "Allora ragazzi, oggi si esce. Destinazione: zona dove i Titani sono particolarmente… affamati. Obiettivo: raccogliere più informazioni possibili, magari qualche scalpo, e soprattutto, tornare vivi. Ah, e magari portare a casa qualche provvista, che il magazzino è vuoto." Ti viene già la voglia di chiamare il tuo capo e dire: "Senta, io oggi ho un appuntamento dal dentista, non posso proprio, eh."

Ma loro no. Loro si mettono l'uniforme, si preparano l'equipaggiamento tridimensionale (che, diciamocelo, dev'essere una rottura assurda da indossare ogni mattina, come cercare di infilarsi in un paio di jeans stretti dopo le feste natalizie), e partono. Con quella faccia un po' così, un po' speranzosa, un po' rassegnata. La faccia che fai quando devi fare la spesa dopo una settimana di aperitivi e ti rendi conto che in frigo hai solo un limone appassito e un pezzo di formaggio che ha visto tempi migliori.

E poi c'è la logistica. Non è mica uno scherzetto. Devi avere i cavalli giusti, i rifornimenti, le mappe (anche se, a giudicare da quanto spesso si perdono o si trovano in zone inaspettate, forse le mappe sono più un suggerimento che un vero e proprio piano), e soprattutto, devi sapere chi c'è e chi non c'è. È un po' come organizzare un weekend fuori con amici: devi fare la lista, controllare chi porta cosa, chi guida, chi si occupa del pernottamento… ma con la differenza che se qualcosa va storto, invece di un pernottamento in un ostello squallido, potresti ritrovarti nel menù di un gigante.

Quel senso di "e adesso che faccio?"

Pensateci. Sono fuori dalle mura, in quel vasto e terribile mondo. E all'improvviso, zac! Un Titano appare all'orizzonte. Non è che puoi fare "Alt, fermo lì, non mi interessa, ho una riunione tra dieci minuti". Devi reagire. E la reazione della Squadra di Ricerca è spesso un mix incredibile di coraggio, panico e pura improvvisazione. Un po' come quando ti chiedono di fare una presentazione all'ultimo minuto e ti ritrovi a parlare a braccio, sperando che nessuno si accorga che hai dimenticato la metà delle diapositive.

Attack On Titan Season 4 Part 3 Review: El principio del fin – All
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E poi c'è la comunicazione. Le bandiere, le sirene, le urla. Certo, loro hanno dei sistemi, ma a volte sembra un po' il caos. È come cercare di spiegare a tuo nonno come funziona il telecomando della TV: ci provi, fai dei gesti, usi parole semplici, ma alla fine c'è sempre quel momento di spaesamento reciproco. "Ma il tasto rosso cos'è?" "No, nonno, quello è per spegnere, questo è per cambiare canale… no, quello è il volume…" Ecco, immaginate questo ma con Titani che incombono.

Gli eroi… o quasi

Diciamoci la verità, i membri della Squadra di Ricerca sono i nostri eroi. Quelli che vanno dove gli altri non osano, quelli che si sacrificano per permettere agli altri di vivere tranquilli dietro le mura. Sono un po' come quei colleghi che si offrono volontari per i compiti più noiosi e pericolosi in ufficio, tipo "Chi va a disincrostare la macchinetta del caffè? Ah, quello è un lavoro per me!". E li ammiriamo per questo, ovviamente. Ma ogni tanto, pensi anche a quanto dev'essere stressante.

Prendiamo Levi Ackerman. Il ragazzo è praticamente un meme vivente. Pulizia maniacale, abilità di combattimento fuori dal comune, e una capacità di dire frasi lapidarie che ti fanno pensare "Wow, questo qui ha visto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare". È il collega che, mentre tutti gli altri si lamentano della fotocopiatrice rotta, è già lì con cacciavite e olio, a sistemarla in cinque minuti. Un genio, certo, ma anche un po'… inquietante, quando ci pensi troppo.

E poi ci sono gli altri. Hanji, con la sua ossessione per i Titani che rasenta la follia scientifica. È quella persona in gruppo che è talmente appassionata di qualcosa che ti travolge con un fiume di informazioni, e tu sei lì, con gli occhi sgranati, cercando di capire se dovresti essere impressionato o spaventato. "Ma hai visto le sue dimensioni? E la velocità con cui si rigenera? Fantastico! Dobbiamo prenderne uno per il laboratorio!" E tu pensi: "Sì, ok, ma poi chi pulisce il laboratorio?"

Attack On Titan, how did the series win over even those who don't watch
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Mikasa Ackerman. La sorella protettiva per eccellenza. Quella che è così legata a Eren che probabilmente lo seguirebbe anche in mezzo a un'eruzione vulcanica, a patto che lui sia lì. È un po' come l'amico che ha quel legame inseparabile, quel "noi contro il mondo", e tu ti senti un po' il terzo incomodo, ma allo stesso tempo sai che sono una squadra imbattibile. E quando tira fuori quella sciarpa… beh, è un messaggio chiaro: "Non toccategli un capello, altrimenti ve la vedrete con me."

E Eren Yeager? Beh, Eren è un caso a parte. È un po' l'emblema della ribellione, del "non mi piego, non mi arrendo", ma anche dell' impulsività che ti porta nei guai fino al collo. È il tipo che appena vede un'opportunità (o una minaccia) salta dentro senza pensarci troppo. Quel tipo di persona che, quando organizzi una gita, è sempre quello che dice "Andiamo a esplorare quella strada secondaria, chissà cosa c'è!" e poi finisce per farvi perdere per tre ore.

Le missioni… o le gite fuori porta?

Ogni spedizione fuori dalle mura è un'avventura. Non è mica una passeggiata. È più una corsa contro il tempo, contro i Titani, e contro le proprie paure. È come quando ti metti a preparare una cena per ospiti importanti e all'ultimo minuto ti accorgi che hai dimenticato un ingrediente fondamentale. Inizi a sudare freddo, a correre per casa, a cercare soluzioni disperate. Loro fanno la stessa cosa, ma con la vita in ballo.

Sfondo 4K Attack on Titan Corpo di Ricerca | Wallpaper Alchemy
Sfondo 4K Attack on Titan Corpo di Ricerca | Wallpaper Alchemy

E quando tornano? Se tornano. C'è quel misto di sollievo, stanchezza, e magari anche qualche ferita. È come quando finalmente riesci a chiudere quel progetto enorme in ufficio: sei esausto, hai lavorato fino a tardi, ma c'è quella soddisfazione incredibile. Solo che loro, oltre alla soddisfazione, hanno anche il rischio di essere finiti in bocca a un Titano. Mica pizza e fichi.

Il problema è che il mondo fuori dalle mura è imprevedibile. Come quando cerchi di montare un mobile IKEA senza leggere le istruzioni. Sai più o meno cosa devi fare, ma ogni tanto spunta una vite che non c'entra, un pannello che sembra messo al contrario, e ti ritrovi a imprecare. La Squadra di Ricerca è costantemente in quella situazione, solo che al posto delle viti ci sono Titani che si muovono.

E le perdite. Ah, le perdite. Ogni spedizione porta con sé il rischio di non rivedere qualcuno. È come quando, in un gruppo di amici, qualcuno decide di trasferirsi all'estero. Lo sai che è una cosa bella per lui, ma ti manca. Nel caso della Squadra di Ricerca, è un po' più… definitivo. E questo rende ogni azione, ogni sacrificio, ancora più pesante.

Quel legame che ti tiene unito

Ma c'è anche qualcosa di bellissimo. Quel legame che si crea tra loro. In quelle situazioni estreme, le persone si uniscono. Si conoscono veramente. Diventano una famiglia, un po' come quando sei bloccato in un viaggio in treno per dodici ore con sconosciuti e alla fine vi ritrovate a condividere snack e segreti. La Squadra di Ricerca vive tutto questo intensificato al massimo.

Attack On Titan Survey Corps Logo Wallpaper
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Si fidano l'uno dell'altro con la vita. Si coprono le spalle. Si aiutano a vicenda a superare i momenti più difficili. È il tipo di amicizia che si vede nei film di guerra, quella che si crea nel fuoco dell'azione. E questo, secondo me, è uno dei motivi per cui ci appassioniamo tanto a loro. Perché vediamo che anche nell'orrore, c'è umanità, c'è solidarietà, c'è quella scintilla di speranza che ci fa andare avanti.

Immaginatevi i momenti di riposo, dopo una missione terribile. Seduti attorno a un fuoco, magari con un po' di cibo che sono riusciti a recuperare, scambiandosi sguardi complici. Non c'è bisogno di tante parole. Sanno cosa ha passato l'altro. È quel tipo di comprensione silenziosa che ti dice: "Ci siamo anche noi, non sei solo." È come quella sensazione che provi quando, dopo una giornata da incubo, torni a casa e qualcuno ti fa un caffè senza che tu debba chiedere. Ti senti capito.

E poi, certo, c'è la determinazione. La forza di volontà. La voglia di scoprire la verità, di capire il mondo, di liberarsi da quell'incubo. È quella stessa determinazione che ti fa svegliare la mattina anche quando vorresti solo rimanere a letto, perché hai un obiettivo da raggiungere. O quel collega che, di fronte a un problema insormontabile, dice "Ok, troviamoci una soluzione". Loro sono quel tipo di persone, portati all'estremo.

Quindi, la prossima volta che pensate alla Squadra di Ricerca, non pensate solo ai Titani che mangiano gente. Pensate a quella banda di disperati coraggiosi, che ogni giorno escono a fare quello che nessuno vorrebbe fare, spinti da un misto di dovere, speranza, e quel fortissimo legame umano che li tiene uniti. Sono i nostri eroi riluttanti, quelli che ci ricordano che anche nel buio più profondo, c'è sempre spazio per un po' di coraggio. E, diciamocelo, un po' di follia. Ma quella, a volte, serve pure.