
La locuzione italiana "Siamo solo di passaggio", apparentemente semplice, racchiude una verità profonda e antica, un eco di saggezza che risuona attraverso le pagine della Scrittura e nelle riflessioni dei santi. È un promemoria costante della natura transitoria della nostra esistenza terrena, un invito a volgere lo sguardo verso l'eternità.
Questa consapevolezza non deve generare tristezza o disperazione, ma piuttosto un senso di urgenza e di proposito. Se siamo solo di passaggio, allora il nostro vero tesoro, la nostra vera dimora, è altrove. È nel Regno di Dio, preparato per coloro che lo amano e lo servono con cuore sincero.
Le parole del Salmista ci confortano: "Signore, fammi conoscere la mia fine e qual è la misura dei miei giorni, perché io sappia quanto sono caduco!" (Salmo 39:4). Questo anelito a comprendere la brevità della vita non è morboso, ma nasce dal desiderio di vivere in modo saggio e consapevole, orientando ogni azione verso il bene e la gloria di Dio.
Riflessioni bibliche sulla transitorietà della vita
La Bibbia è ricca di immagini e metafore che illustrano la natura effimera della nostra esistenza. Siamo paragonati a fiori di campo che sbocciano al mattino e appassiscono alla sera (Isaia 40:6-8), a vapore che si dissolve nell'aria (Giacomo 4:14), a pellegrini e stranieri sulla terra (Ebrei 11:13). Queste similitudini non sminuiscono il valore della vita, ma ci invitano a non aggrapparci ad essa in modo egoistico, riconoscendo che essa è un dono prezioso ricevuto da Dio.
Gesù stesso ci mette in guardia contro l'accumulo di tesori terreni, che sono soggetti alla corruzione e alla perdita. "Non accumulatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassìnano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né la tignola né la ruggine consumano, e dove i ladri non scassìnano né rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore" (Matteo 6:19-21). Il vero tesoro è la relazione con Dio, l'amore per il prossimo, la pratica della giustizia e della misericordia.

L'esempio di Abramo
Un esempio luminoso di questa consapevolezza è la figura di Abramo, il padre della fede. Egli lasciò la sua terra natia e si mise in cammino verso un luogo promesso da Dio, senza sapere dove stesse andando (Ebrei 11:8). Visse come straniero e pellegrino in quella terra, consapevole che la sua vera patria era nei cieli. Abramo confidò nella promessa di Dio e cercò una città "il cui architetto e costruttore è Dio" (Ebrei 11:10).
Anche noi, come Abramo, siamo chiamati a vivere con lo sguardo rivolto al futuro eterno, a non lasciarci intrappolare dalle preoccupazioni e dalle ambizioni di questo mondo. La nostra fede deve essere una fede operosa, che si traduce in azioni concrete di amore e di servizio verso gli altri.

Implicazioni per la vita quotidiana
La consapevolezza che "siamo solo di passaggio" deve permeare ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Ecco alcune lezioni che possiamo trarre da questa verità fondamentale:
- Vivere con gratitudine: Ogni giorno è un dono prezioso di Dio. Impariamo ad apprezzare le piccole gioie della vita, i momenti di condivisione con i nostri cari, la bellezza della creazione. Ringraziamo Dio per la sua provvidenza e per il suo amore infinito.
- Amare il prossimo: Se il tempo è limitato, allora non possiamo sprecarlo in litigi e rancori. Cerchiamo di costruire relazioni significative, di perdonare le offese, di consolare chi è nel dolore. Il comandamento di Gesù di amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amati (Giovanni 13:34) deve essere la guida del nostro agire.
- Usare i nostri talenti per il bene: Dio ci ha dato doni e talenti unici. Non teniamoli nascosti, ma mettiamoli a frutto per il bene degli altri e per la gloria di Dio. Che la nostra vita sia una testimonianza di fede e di amore.
- Cercare la giustizia: Il mondo è pieno di ingiustizie e sofferenze. Non possiamo restare indifferenti di fronte al dolore degli altri. Cerchiamo di difendere i diritti dei più deboli, di lottare contro l'oppressione e la discriminazione. Ricordiamoci che un giorno saremo chiamati a rendere conto a Dio di come abbiamo usato la nostra libertà e il nostro potere.
- Prepararci all'eternità: La morte non è la fine, ma l'inizio di una nuova vita in Dio. Prepariamo i nostri cuori all'incontro con il Signore attraverso la preghiera, la meditazione della Scrittura e la pratica dei sacramenti. Viviamo in modo da poter dire, come l'apostolo Paolo: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno" (2 Timoteo 4:7-8).
In conclusione, "Siamo solo di passaggio" non è una sentenza di condanna, ma un invito alla speranza. È un invito a vivere con consapevolezza, con gratitudine e con amore, orientando ogni nostro passo verso l'eternità. Che la grazia di Dio ci accompagni in questo cammino.

"Non amate il mondo né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!" (1 Giovanni 2:15-17)
Questa esortazione di San Giovanni ci ricorda che le gioie e i piaceri effimeri del mondo non possono soddisfare la nostra sete di infinito. Solo in Dio troviamo la vera pace e la vera gioia, che durano in eterno.
Che possiamo meditare profondamente su queste parole e lasciare che illuminino il nostro cammino, guidandoci verso la meta ultima della nostra esistenza: la comunione eterna con Dio.