
Avete mai sentito quella frase? Se vuoi, puoi. E poi, aggiungono con un sorrisetto furbo, tutto il resto è una scusa. Ah, le scuse! Quanto siamo bravi a inventarle, vero?
Ci svegliamo la mattina, il sole splende, l'uccellino canta... e noi pensiamo: "Ma chi me lo fa fare? Sono troppo stanco. Meglio dormire cinque minuti in più." Ecco, questa è la prima scusa della giornata. E la giornata è appena iniziata!
Poi magari ci guardiamo allo specchio e pensiamo: "Uffa, dovrei mettermi a dieta. Quella torta ieri sera era deliziosa, ma oggi mi sento un po'... gonfia." E subito dopo, il telefono squilla. È un amico che propone un aperitivo. "Oh, certo, vado volentieri! Una cosa leggera, eh! Giusto per fare due chiacchiere." E la dieta va a farsi benedire, ovviamente. La scusa? "Era un'occasione sociale, mica potevo dire di no!" Giusto. Le occasioni sociali sono sacre, più sacre del nostro girovita, a quanto pare.
E parliamo di quel corso di chitarra che volevamo fare da anni? O di quella lingua straniera che ci frulla in testa? "Sì, sì, appena ho un attimo di tempo libero, mi iscrivo." L'attimo di tempo libero, però, sembra essere più sfuggente del fantasma di Montezuma. Si preferisce passare ore sui social, scrollando all'infinito, commentando la vita degli altri, invece di dedicare mezz'ora a imparare a suonare Stairway to Heaven. La scusa? "Sono troppo vecchio per imparare cose nuove." Ah, la saggezza dell'età che diventa una comoda coperta per l'inazione!
Oppure la palestra. Quella tessera annuale che giace inerte nel portafoglio, testimone silenziosa di promesse non mantenute. "Domani inizio, promesso!" E poi arriva il domani, e un improvviso mal di schiena, una riunione inaspettata, o semplicemente il desiderio insopprimibile di guardare una maratona di serie TV. La scusa perfetta: "Oggi non mi sento proprio al top." E il "top" non arriva mai, evidentemente.

E quando si tratta di amore? Quella persona che ci piace da matti, ma che non ci decidiamo a chiamare. "E se poi mi rifiuta? E se pensa che sono troppo insistente?" Paura, la grande nemica del Se vuoi, puoi. La scusa è il silenzio. Il silenzio radio che grida più forte di qualsiasi parola. "Ma io le ho fatto capire che mi piace!" Ah, sì, con i messaggini criptici e gli sguardi fugaci. Geniale.
La verità è che siamo dei maestri indiscussi nell'arte della giustificazione. Diamo la colpa al traffico, al capo antipatico, alla sfortuna, al meteo capriccioso. "Non ho avuto tempo." "Non ho avuto i soldi." "Non era il momento giusto." Tutte frasi che risuonano come una dolce ninna nanna per la nostra pigrizia.
Pensateci un attimo. Quante cose abbiamo desiderato davvero fare, e quante di queste sono rimaste lì, nel cassetto dei sogni irrealizzati, perché "eh, vabbè, non fa niente"? E quelle che invece abbiamo fatto? Probabilmente perché, sotto sotto, lo volevamo così tanto che le scuse non hanno avuto scampo. Non c'era spazio per loro.

Certo, a volte le cose sono oggettivamente difficili. Ci sono ostacoli veri, sfide che richiedono sforzo e sacrificio. Ma anche in quei casi, la frase Se vuoi, puoi non si riferisce a un "potere magico" che fa apparire le cose dal nulla. Si riferisce a quella forza interiore che ci spinge ad agire, a trovare soluzioni, a non arrenderci al primo "non ce la faccio".
È un po' come quando da bambini ci dicevano: "Se fai il bravo, ti compro il gelato." E noi, per quel gelato, eravamo disposti a fare i capolavori di santità. Quel desiderio, quella volontà, quella voglia era così forte che le lamentele o la stanchezza passavano in secondo piano.
Ora, non voglio mica dire che dobbiamo diventare dei robot instancabili, che corrono senza sosta verso obiettivi irraggiungibili. Anzi. A volte fermarsi, respirare, godersi il momento è la cosa più importante. Ma quando c'è qualcosa che ci accende, che ci fa battere il cuore un po' più forte, che ci fa sognare... lì, le scuse diventano un po' patetiche, non trovate?
Immaginate un mondo dove tutti dicessero: "Ok, voglio imparare a volare. E siccome voglio, troverò un modo." Magari non ci riuscirebbero davvero, ma chi lo sa? Magari inventerebbero qualcosa di incredibile nel tentativo. Invece, se il primo pensiero è: "Eh, ma io non ho le ali. Le scuse sono tante." Beh, si resta a terra, a guardare gli uccelli.
Quindi, la prossima volta che sentite quella vocina interiore che vi sussurra una bella scusa per non fare qualcosa, fermatevi un attimo. E chiedetevi: ma davvero, davvero, non posso? O è solo che, in questo preciso istante, non mi va di spostare il divano per fare spazio al mio sogno?

E poi, pensate alle persone che ammiriamo. Quelli che hanno realizzato cose incredibili. Voi pensate che abbiano trovato tante scuse per non provarci? Io propendo per il contrario. Probabilmente hanno sentito quella frase, Se vuoi, puoi, e l'hanno presa sul serio. E il resto, per loro, è stata solo una lunga lista di tentativi e soluzioni, non di giustificazioni.
Forse dovremmo provare a prendere quella frase un po' più sul serio anche noi. Non come una condanna, ma come un invito. Un invito a scavare dentro di noi, a trovare quella scintilla che ci dice che, sì, forse, ce la possiamo fare. E quando ci capita di inciampare, di sbagliare, di non riuscire subito... beh, quella è la vita. Ma non è una scusa per non riprovarci. È solo una fermata intermedia nel nostro viaggio.
Quindi, la prossima volta che vi sentite bloccati, chiedetevi: sono davvero bloccato, o mi sto solo nascondendo dietro una buona, vecchissima scusa? E se la risposta è la seconda... beh, forse è ora di far uscire il nostro Se vuoi, puoi dall'armadio. Fa un po' di polvere, ma è ancora lì, pronto a darci una mano. E la cosa più bella? È che funziona. Sempre. A patto di volerlo davvero.