
Allora, signori e signore, prendete un caffè (magari uno doppio, perché quello che sto per raccontarvi vi farà venire l'ansia da prestazione cinematografica) e mettetevi comodi. Oggi parliamo di un film che, diciamocelo subito, non è esattamente quello che vi mettete su per una serata romantica con candele e playlist di Ed Sheeran. Stiamo parlando di quel piccolo gioiellino di casa nostra, un capolavoro che ha fatto storia: “Salò o le 120 Giornate di Sodoma”.
Sì, avete capito bene. Il titolo da solo già promette… qualcosa. Non esattamente una commedia romantica con lieto fine e cani che corrono nei prati. Più che altro, una serie di scene che vi faranno venire voglia di guardare il muro per un’ora buona, oppure di rileggere il manuale d’istruzioni della lavatrice per trovare un po’ di sano sollievo.
Immaginatevi: un regista geniale, Pier Paolo Pasolini, uno che non aveva paura di metterci la faccia, anzi, ci metteva l’anima, il corpo, e spesso anche un bel po’ di sana provocazione. Pensate che Pasolini, prima di diventare il regista che tutti conosciamo (e temiamo, a volte!), era anche poeta, intellettuale, sceneggiatore… praticamente un unicum nel panorama culturale italiano. Un vero e proprio tuttocampista delle arti, con la particolarità che le sue partite le giocava sempre in campo minato.
E “Salò”? Ah, “Salò”! Pare che Pasolini volesse fare un parallelo tra la società dei consumi moderna e il libertinaggio sfrenato dei salotti aristocratici del ’700, quelli descritti dal buon Marchese de Sade. Sade, per chi non lo conoscesse, era quel tipo di autore che ti fa pensare: “Okay, questo qui aveva decisamente troppo tempo libero e poca luce solare nelle sue giornate”. Il suo nome è diventato sinonimo di… beh, di cose che meglio non descrivere troppo nel dettaglio a stomaco pieno.
Quindi, immaginatevi questa premessa: un gruppo di nobili, dittatori locali (perché diciamocelo, in certi contesti, la linea tra nobiltà e dittatura era sottile come la pellicola di un vecchio VHS), decidono di reclutare un gruppo di ragazzini e ragazzine per… diciamo così, per “esperimenti sociali”. Esperimenti che, fidatevi, non trovate nei libri di scuola. E nemmeno nei musei. E forse è meglio così.

Pasolini non si è certo risparmiato. Anzi, si è buttato a capofitto in un’opera che è diventata un vero e proprio caso internazionale. La censura si è scatenata, in Italia è stato vietato per anni, considerato osceno, volgare, e peggio ancora. Ma sapete cosa? Spesso le cose più “proibite” sono anche quelle che attirano di più, come un’ape sul vasetto di miele più alto. La gente voleva vederlo, voleva capire cosa c’era dietro tutta quella fama (o infamia, a seconda dei punti di vista).
E poi c’è la questione del “completo”. Sentite questo: quando si parla di “Salò o le 120 Giornate di Sodoma Film Completo Youtube”, significa che state cercando la versione integrale, senza tagli, senza censure. La versione che Pasolini voleva mostrarci, nel bene e nel male. Perché lui non era uno che faceva la carota e il bastone. Lui ti dava tutto, ti metteva di fronte alla realtà, anche quando questa realtà aveva la stessapleasantzza di un pugno nello stomaco.
Ma dove sta il lato divertente, direte voi? Beh, il divertimento, in questo caso, è un po’ come cercare un arcobaleno durante un temporale. È lì, ma devi avere gli occhi ben aperti (e forse un certo tipo di stomaco, ecco). Il “divertimento” di “Salò” sta nel coraggio del suo autore. Sta nel fatto che Pasolini ha avuto le palle (scusate la franchezza, ma qui ci vuole) di affrontare temi scomodi, di mettere in scena la crudeltà umana nella sua forma più distillata. È un divertimento intellettuale, un po’ da intellettuali che si sentono speciali perché hanno visto qualcosa che gli altri non osano nemmeno nominare.

Pensateci: questo film è stato girato nel 1975. Un’epoca in cui la censura era ancora un bel grosso ostacolo per i registi più audaci. E Pasolini, invece di fare un passo indietro, ha deciso di spingere sull’acceleratore. Ha preso il materiale di Sade, lo ha trasportato in Italia, nella Repubblica Sociale Italiana del ’43-’45, un periodo storico già di per sé complicato e oscuro. E ha creato un’opera che è diventata un vero e proprio specchio distorto della società, una lente di ingrandimento sulla parte peggiore di noi stessi.
E quel titolo, “Le 120 Giornate di Sodoma”? Sembra quasi un conto alla rovescia, no? Come se ogni giorno fosse peggio del precedente. E in effetti, il film è strutturato in quattro parti, ognuna dedicata a un tipo di perversione: la prima è la “Campagna degli intrighi”, la seconda la “Campagna delle feci”, la terza la “Campagna del sangue” e la quarta la “Campagna delle carte”. Sì, avete letto bene, la campagna delle feci. Non sto scherzando. Se avete appena pranzato, forse è meglio saltare questa parte della spiegazione.
Una delle cose che rende “Salò” così… indimenticabile (e non sempre in senso positivo, intendiamoci) è la sua estetica rigorosa. Pasolini non era uno che lasciava le cose al caso. Ogni inquadratura, ogni suono, ogni gesto è studiato. Non ci sono momenti di respiro, non c’è un attimo di leggerezza. È tutto lì, crudo, diretto, senza filtri. È come guardare un documentario sull’inferno, ma con una regia da Oscar. Un Oscar che nessuno vorrebbe ritirare, ovviamente.

E poi, il fatto che sia disponibile su Youtube? Ah, la magia di internet! Permette a chiunque, con una connessione e un pizzico di coraggio (o incoscienza), di accedere a questo film. Se da un lato è una democratizzazione del cinema d’autore, dall’altro… beh, immaginatevi vostro nipote che, invece di guardare i cartoni animati, si imbatte in “Salò”. Potrebbe avere bisogno di una seduta di terapia più lunga del solito. Una di quelle con il divanetto e il tizio che annuisce con aria grave.
Quindi, se vi imbattete in “Salò o le 120 Giornate di Sodoma Film Completo Youtube”, sappiate che state per intraprendere un viaggio. Un viaggio che non vi porterà alle Maldive, ma forse in un posto un po’ più… disturbante. Un film che ti fa pensare, che ti scuote, che ti lascia un segno. Un film che, nel suo essere così estremo, finisce per essere una potente denuncia. Pasolini voleva farci vedere quanto la perversione possa annidarsi anche nelle strutture più apparentemente “normali” e “potenti” della società. E, diciamocelo, è riuscito nel suo intento. Alla grande. Forse un po’ troppo alla grande.
Pensateci: un film che ti fa rivalutare la trama di “Cenerentola” come se fosse un manuale di sopravvivenza per adolescenti. Ecco, questo è “Salò”. Un film che ti fa apprezzare persino la lentezza della burocrazia italiana, perché a confronto, la “Campagna delle feci” di Pasolini ti sembrerà un picnic domenicale.

In conclusione, se siete curiosi, se siete coraggiosi (o semplicemente folli), e se avete uno stomaco di ferro, allora “Salò o le 120 Giornate di Sodoma” potrebbe essere il vostro prossimo… appuntamento cinematografico. Ma ricordatevi: non dite che non vi avevo avvertito. E tenete a portata di mano il numero del vostro terapista. Potrebbe servire.
Ah, e una cosa che forse non tutti sanno: Pasolini non ha mai visto il film finito. È stato assassinato poco prima della sua uscita nelle sale. Un epilogo, se vogliamo, tragico e quasi quanto il film stesso. Un artista che ci ha lasciato un’opera così controversa, e che poi… beh, il destino ha giocato il suo scherzo. Un altro tassello in questo puzzle inquietante che è “Salò”.
Quindi, la prossima volta che vedrete comparire “Salò o le 120 Giornate di Sodoma Film Completo Youtube” tra i vostri suggerimenti, pensateci bene prima di cliccare. Perché una volta entrati in quel vortice, uscire potrebbe essere… più complicato del previsto.