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Ok, gente, parliamoci chiaro. Ritrovamento di Gesù al Tempio. Ammettiamolo: Maria e Giuseppe, un po' distratti, no?
Scomparso!
Immaginate la scena. Avete un figlio, Gesù, mica uno qualsiasi. Fate un pellegrinaggio a Gerusalemme. Tutto bello, preghiere, amici, street food. Poi, puff, il ragazzino sparisce.
Non ditemi che non vi è mai successo. Magari non al Tempio, forse al supermercato. Ma quel panico... "Mamma mia, ho perso il bambino!" Scatta la modalità ricerca disperata. Annunci al microfono, giri infiniti tra i reparti. Solo che qui parliamo di Gerusalemme! Molto più grande del reparto surgelati.
Ecco, io dico, un po' di attenzione in più, cari genitori. Era un bambino speciale, ok. Però sempre un bambino. Magari legarlo con un guinzaglio al carrello? No, forse troppo moderno per l'epoca.
Tre Giorni di Panico
Tre giorni. Tre interi giorni a cercarlo. Maria e Giuseppe avranno passato le notti in bianco, immagino. “Giuseppe, secondo te è andato dai nonni?” “Maria, ma se non abbiamo i nonni a Gerusalemme!”. Scenario apocalittico. Litigi assicurati.

E lui? Gesù? Tranquillo, beato e serafico, a discutere con i dottori della legge. Ma dico io, un minimo di pensiero per i tuoi genitori! Un SMS, una colomba viaggiatrice, qualcosa! "Mamma, papà, sto bene, sono al Tempio, fate con calma". Niente. Il silenzio più assoluto.
"Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?"
Ah, certo! Perché è ovvio che dei genitori normali debbano capire all'istante che il loro figlio dodicenne è più interessato alla teologia che a giocare a palla. Geniale!

L'Incomprensione (o Forse No?)
E poi Maria, la sua reazione: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo". Cioè, capiamoci, angosciati è un eufemismo. Saranno stati sull'orlo di una crisi di nervi! Voglio dire, tutti possono capire che Gesù ha una missione importante, ma un minimo di sensibilità, suvvia!
Un'altra cosa che mi lascia perplesso è la risposta di Gesù. Non capiscono. Nemmeno sua madre capisce. Forse perché è difficile capire un dodicenne che si sente più a suo agio con i teologi che con la famiglia. In fondo, quanti di noi si sentono un po' così a volte?
Però, diciamocelo, anche Giuseppe poteva dire qualcosa. Non per forza un sermone, ma un "Bravo Gesù, però la prossima volta avvisa". Invece niente. Silenzio. Forse era troppo occupato a cercare una taverna per dimenticare lo shock.
Morale della favola? Essere Gesù non è facile. Avere Gesù come figlio, nemmeno. E forse, in fondo in fondo, tutti ci ritroviamo un po' in questa storia: genitori che non capiscono, figli incompresi e un gran bisogno di comunicare meglio. E magari, la prossima volta, un bel telefono cellulare!