
Ragazzi, parliamoci chiaro. Chi di voi, almeno una volta nella vita, non ha avuto quell'anno? Quell'anno che sembra uscito direttamente da un film demenziale, ma con la differenza che a recitarci dentro non siete voi, ma la vostra incolpevole esistenza. Ecco, il film di cui vi parlo oggi si intitola proprio così: "Quel Fantastico Peggior Anno Della Mia Vita". E fidatevi, il titolo già ti fa capire che non sarà una vacanza premio a Cortina.
Pensateci un attimo. L'abbiamo tutti avuto, quell'anno magico in cui ogni volta che pensavi "Ok, ora va tutto bene", il destino ti rispondeva con un sonoro "Ah sì? Aspetta e vedrai!". È quel tipo di anno che se lo racconti, la gente ti guarda con un misto di compassione e divertimento, perché sembra una serie di sfortune talmente concentrate da risultare quasi surreali. Ma per te, che le hai vissute sulla tua pelle, erano tutt'altro che comiche. Erano più sul filone del "vorrei ma non posso... fare altro che subirlo".
È come quando stai per fare il caffè, sei lì tutto contento, la moka sul fuoco, e ti accorgi che non c'è più la polvere del caffè. Oppure quando finalmente decidi di andare in palestra dopo mesi di promesse a te stesso, arrivi tutto fiero e scopri che è chiuso per inventario. Ecco, questo anno è un po' così, ma moltiplicato per mille e con l'aggiunta di elementi che definire "imprevisti" è un eufemismo.
Ricordo perfettamente il mio "Fantastico Peggior Anno". Avevo appena cambiato lavoro, ero tutto euforico, pensavo "Finalmente la svolta!". E cosa succede? Due settimane dopo, l'azienda dichiara fallimento. Non chiude, no. Fallisce. Come se qualcuno avesse premuto il pulsante "delete" sul destino della mia carriera. Ero lì, con la mia busta paga appena ritirata, a fissare il vuoto cosmico, mentre fuori il sole splendeva beato, ignaro del mio dramma.
E non è finita qui. Nel giro di un mese, mi si rompe la lavatrice, il frigorifero inizia a fare rumori sinistri come un dinosauro morente, e la mia macchina decide che è arrivato il momento di andare in pensione anticipata, lasciandomi a piedi in mezzo al nulla. In pratica, ero diventato il protagonista di uno spot sulla sfiga concentrata. Ogni volta che aprivo il portafoglio, sentivo un sussurro malefico che diceva "Buuuu!".
La Logica Dell'Anno Storto
Ma qual è la logica dietro a questi anni "fantastici" e "peggiori"? Non esiste, diciamocelo. È come cercare di capire perché il lunedì mattina sembra sempre più lungo del sabato pomeriggio, o perché quando hai fretta, il semaforo è sempre rosso. Sono leggi universali, non scritte, ma terribilmente efficaci.

Pensateci: è l'anno in cui magari decidi di investire un po' di soldi in qualcosa, convinto che sia la mossa giusta, e boom! Quel qualcosa collassa come un castello di carte. Oppure, ti fai quel viaggio tanto desiderato, quello che hai pianificato per mesi, e ti ritrovi con una bronchite che ti fa tossire più forte di un fumatore incallito, o il tuo bagaglio decide di fare una vacanza per conto suo, magari alle Maldive, mentre tu sei a Praga.
È l'anno in cui le relazioni, quelle che sembravano solide come una roccia, iniziano a scricchiolare. Amici che spariscono nel nulla, storie d'amore che finiscono con un "non ci sei più tu, ma solo le bollette da pagare", e magari persino il tuo cane che decide di imparare a fare la ruota, ma solo quando hai ospiti importanti. Insomma, l'universo sembra cospirare contro la tua serenità.
E la cosa più divertente, tra virgolette, è che poi ti ritrovi a cercare di spiegare queste disavventure ai tuoi amici. "No, non è che ho perso il lavoro, semplicemente... l'azienda ha avuto un piccolo contrattempo chiamato 'fallimento'". Oppure, "La mia auto? No, non è rotta, sta solo attraversando una fase di profonda riflessione esistenziale sui suoi meccanismi interni". Ti guardano, sorridono con quel sorriso un po' finto, e pensano " poverino, ha proprio avuto un anno strambo". Ma tu sai che "strambo" è un termine che non rende giustizia alla sacra complessità della tua sfiga.

È come quando cerchi di montare un mobile IKEA senza le istruzioni. Parti fiducioso, pensi "Ma dai, sono solo viti e pannelli". E dopo due ore ti ritrovi con un ammasso di legno che assomiglia più a un moderno sculture astratta che a un armadio, e ti chiedi dove sia finito quel piccolo pezzo esagonale che sembrava così insignificante. Ecco, quell'anno è il tuo mobile IKEA montato male.
La Resilienza Sorridente
Ma sapete qual è la cosa più incredibile di questi anni? Che alla fine, sopravviviamo. E non solo, ci rialziamo. Magari con qualche ammaccatura, qualche capello bianco in più, e una collezione di barzellette involontarie che farebbe invidia a un comico navigato.
È un po' come quando finisci una maratona che non avevi mai corso prima. Sei distrutto, pensi di non farcela, ti maledici per aver accettato la sfida. Ma quando tagliare il traguardo, anche se zoppicando e con l'espressione di chi ha visto cose che voi umani non potete immaginare, ti senti un eroe. Ecco, un "Fantastico Peggior Anno" è la tua maratona personale.

E poi, quando tutto sembra passato, quando pensi "Ok, ora davvero è tutto a posto", magari ti arriva una lettera dall'ufficio delle tasse che ti chiede di chiarire una detrazione fatta nel lontano 2015. E ti rendi conto che la saga non è ancora finita.
Il punto è che questi anni ci insegnano un sacco di cose. Ci insegnano la pazienza (anche se a volte la esauriamo tutta in un giorno), la creatività (per trovare sempre nuove soluzioni a problemi sempre nuovi), e soprattutto la capacità di ridere di noi stessi. Perché, diciamocelo, se non riusciamo a riderci sopra, finiamo per piangere disperati davanti alla lavatrice rotta che ci ha appena allagato il salotto.
È come quando il tuo capo ti chiede di fare un lavoro in tre ore che normalmente ci metteresti tre giorni. All'inizio sei nel panico, poi ti dai una mossa, trovi trucchi che nemmeno tu sapevi di conoscere, e alla fine, miracolosamente, il lavoro è fatto. Ecco, "Quel Fantastico Peggior Anno" ti sottopone a una serie di sfide simili, ma con la costante sensazione che qualcosa andrà storto anche nel piano A, B e C.

Quindi, se vi ritrovate in uno di questi anni, sappiate che non siete soli. Siete parte di un club esclusivo, un club fatto di gente che ha visto il fondo, ma che ha trovato la forza, o forse solo la disperazione, di risalire. E magari, tra qualche anno, quando guarderete indietro a tutto questo, riderete. Riderete di quanto eravate goffi, di quanto eravate sfortunati, ma soprattutto di quanto siete stati forti.
Ricordo un amico che durante il suo "Peggior Anno", mentre si preparava per un colloquio importante, gli è caduta una pizza sul telecomando nuovo di zecca. Non una pizza qualsiasi, ma una con la 'nduja che cola. Ha guardato la pizza, ha guardato il telecomando, ha guardato il soffitto e ha detto: "Ok, è ufficiale. Mi stai prendendo in giro". E poi si è messo a ridere. Quel giorno ha capito che l'unico modo per sopravvivere era accettare l'assurdità della situazione. E forse, quel giorno, ha anche superato il colloquio, perché l'avrà raccontato con un sorriso che solo chi ha visto la 'nduja sul telecomando può avere.
Insomma, "Quel Fantastico Peggior Anno Della Mia Vita" non è solo un film. È un'esperienza. È un passaggio. È un battesimo di fuoco che, alla fine, ti rende più forte, più saggio, e decisamente più bravo a improvvisare. E se proprio devo essere sincero, in fondo, c'è anche una certa poesia in tutta questa magnifica catastrofe. Perché è in questi momenti che scopriamo di cosa siamo fatti, e che anche quando tutto va a rotoli, possiamo sempre trovare un motivo per sorridere. O almeno, per farsi una bella risata amara. Che, a volte, è ancora meglio.