
Allora, ragazzi e ragazze, mettiamoci comodi, prendiamoci un bel caffè (magari con un pasticcino, che non guasta mai) e parliamo di una cosa che fa sempre un po’ discutere: quanti Mondiali ha vinto l’Inghilterra. Sì, avete capito bene. La patria del calcio, la terra di Gareth Southgate e delle maglie bianche che sembrano appena uscite dalla lavatrice, la nazione che ci ha regalato il mitico "football". Ma quanti trofei d'oro lucido hanno messo in bacheca, diciamocelo?
La risposta breve, amici miei, è: uno. Uno solo. Come dire, una volta è capitato. Una volta hanno alzato la coppa. Una volta hanno festeggiato come se avessero inventato la pizza Margherita e il caffè espresso nello stesso giorno. E diciamocelo, per un paese che respira calcio dalla mattina alla sera, che ha inventato quasi tutte le regole che conosciamo, che ha una Premier League che fa tremare i polsi a tutto il mondo, beh, un solo Mondiale sembra un po’… pochina, no?
Immaginate la scena: siete a Londra, fuori da un pub, tutti con la faccia dipinta di San Giorgio e il Drago, che urlano come forsennati. Potrebbe essere il 1966, l'anno magico, oppure… beh, potrebbe essere qualsiasi altra partita importante in cui pensano di potercela fare. Il punto è che quella vittoria del 1966 è rimasta lì, solitaria, come un unicorno nel prato della storia calcistica inglese.
Ma non fraintendetemi, non è che non abbiano avuto squadre fantastiche. Oh no! Hanno avuto giocatori che hanno fatto la storia, dribbling che ti facevano venire le vertigini, tiri che sembravano missili terra-aria. Pensate a Bobby Charlton, un nome che ancora oggi fa venire i brividi. Un vero signore del centrocampo, con una falcata che era un incrocio tra un cavallo da corsa e un atleta olimpico. E poi c’era Geoff Hurst, l’uomo che quella sera del ’66 ha scritto il suo nome nell’eternità.
Ah, il 1966. Quel Mondiale in casa. Che pressione! Che emozione! La finale contro la Germania Ovest. Un match che è entrato nel mito, con un punteggio finale di 4-2. E vogliamo parlare di quel gol di Hurst che ancora oggi fa discutere? Quello che forse è entrato e forse no? Un vero mistero da svelare, un po’ come capire come fanno gli inglesi a trovare sempre una scusa per mangiare patatine fritte con tutto.

Quel gol è stato così iconico che pensate, hanno persino creato un film su di esso! Un film con un titolo che ti fa subito capire il tono: “When 3 Lions Roared” (Quando i 3 Leoni Ruggivano). Ma la verità, detta tra noi, è che i tre leoni, dopo quel ruggito del ’66, sembrano essersi presi una bella pausa. Una pausa molto, molto lunga.
E questo ci porta a fare qualche considerazione, con un pizzico di ironia, ovviamente. L'Inghilterra ha inventato il calcio, è vero. Hanno le regole, hanno i club più ricchi, hanno tifosi appassionatissimi che seguono la loro nazionale con un amore che definirei quasi masochista. Ogni quattro anni, quando si avvicina un Mondiale o un Europeo, ecco che spuntano i “It’s coming home!” cantati a squarciagola. E ogni volta, puntualmente, la melodia cambia. Diventa un po’ più malinconica. Un po’ più rassegnata.

Ma dai, siamo seri. Uno dei paesi che ha contribuito di più alla nascita e allo sviluppo del calcio a livello mondiale, che ha una quantità di talenti che farebbe invidia a una miniera d'oro, e ha solo un Mondiale in bacheca? È come avere un forno a legna super potente e fare solo una pizza ogni tanto. È un po’ uno spreco, no?
Pensate alle altre nazioni che di Mondiali ne hanno collezionati diversi. Il Brasile, con le sue cinque stelle scintillanti, è lì a dimostrare che quando c’è la classe, c’è la classe. La Germania, con la sua precisione teutonica, ne ha ben quattro. L’Italia, la nostra amata Italia, ne ha altrettante, e diciamocelo, quando le azzurri giocano bene, sono una macchina da guerra.
E l’Inghilterra? Loro hanno la “Golden Generation” che va e viene. Hanno avuto campioni come David Beckham, con quei tiri di collo pazzeschi che sembravano usciti da un film. Hanno avuto Wayne Rooney, un guerriero con un tiro che ti sfondava la porta. Hanno avuto Steven Gerrard, uno di quelli che ti dava l’anima in campo. E poi? E poi il Mondiale è rimasto lì, in attesa.

Ma sapete qual è la cosa più divertente? Che nonostante tutto, ogni volta che si avvicina un torneo importante, i tifosi inglesi tornano a sognare. Tornano a crederci. È una sorta di circolo virtuoso di speranza e delusione, ma fatto con stile. Come quando ordini un piatto nuovo in un ristorante che ti ha deluso un paio di volte, ma dici “stavolta sarà diverso”.
Ci sono state occasioni, eh. Semifinali a cui sono arrivate vicinissimi. Rigori che hanno deciso il destino. Palle che hanno colpito il palo proprio al novantesimo. Il calcio è questo, è imprevedibile. È un po’ come cercare di capire le ricette segrete di Jamie Oliver: pensi di aver capito, ma poi ti manca sempre quel qualcosa.

Eppure, quel singolo Mondiale del 1966 rimane un faro nella nebbia. Un punto di riferimento. Una storia che raccontano ai bambini prima di dormire, con un tono un po’ fiabesco. “C’era una volta, tanto tempo fa, quando i tre leoni ruggivano più forte di tutti…”
Quindi, per rispondere alla domanda, quanti Mondiali ha vinto l’Inghilterra? La risposta è, come abbiamo detto, uno. Ma questo uno è talmente tanto discusso, celebrato, e a volte un po’ rimpianto, che sembra valere per tre. O forse per dieci. Dipende da chi lo chiedete e da quanta birra hanno bevuto.
E mentre aspettiamo il prossimo Mondiale, con la speranza che questa volta “It’s coming home” sia realtà e non solo un bellissimo, commovente, coro da stadio, ricordiamoci sempre di quella vittoria del 1966. Quel giorno in cui l’Inghilterra ha dimostrato al mondo che, anche se le regole le hai inventate tu, per vincere un Mondiale devi fare un po’ di fatica in più. Tanta fatica. Ma quando ci riesci, oh, quando ci riesci… è una magia che dura per sempre. O almeno, fino al prossimo torneo. E lì, si ricomincia a sognare!