
Ah, la Serie A! Il campionato più bello del mondo, dicono. O forse solo quello che ci fa soffrire di più, anno dopo anno. Eravamo appena usciti dal letargo post-vacanze estive, con la mente ancora piena di limoncello e spiagge assolate, e zac! Ecco che riparte la giostra. Giornata 1, sembra ieri. E invece, signori e signore, siamo già a parlare di... quante partite ancora in Serie A?
È una domanda che risuona nelle nostre teste come un ritornello. Un po' come quando cerchi di capire quanta strada ti manca per arrivare a destinazione, solo che qui la destinazione è la fine del campionato, e spesso sembra lontanissima. Ma pensiamoci un attimo. Quante partite ci separano ancora dalla gioia (o dalla disperazione) finale? La verità è che ogni anno è un po' un mistero. Ci sono quelle stagioni che sembrano volare, dove ogni turno è un passo avanti verso la meritata pausa. E poi ci sono quelle che si trascinano, lente come una processione di lumache sul bagnato, dove ogni partita ti sembra un ostacolo in più sul cammino della tua squadra del cuore. E diciamocelo, spesso le nostre squadre del cuore ci fanno sudare parecchio.
Il calendario, poi, è un'opera d'arte moderna. A volte sembra una lotteria. Una settimana sei impegnato con la Juventus, la successiva ti becchi il Napoli in forma smagliante, e poi magari ti spunta fuori una sorpresa come il Genoa che ti gioca una partita della vita. E tu, povero tifoso, devi essere pronto a tutto. Devi avere la digestione di un ippopotamo per sopportare certe partite, e la pazienza di un santo per aspettare il fischio finale. E intanto, nelle nostre menti, il conto delle partite continua a girare. Quante? Quante ancora? È un pensiero fisso, quasi un tormentone estivo che però dura tutto l'anno.
Il Conteggio Magico
Ma proviamo a fare un po' di chiarezza. In teoria, le partite sono sempre le stesse. O quasi. Ogni squadra gioca contro tutte le altre due volte. Una in casa, una fuori. 20 squadre, diciamocelo, sono tante. Fanno 38 giornate. Sembra un numero preciso, no? Eppure, quando sei a metà campionato, quelle 38 sembrano una montagna insormontabile. E quando sei quasi alla fine, dici "Ma come? Già finisce? Ero appena partito!". È il solito tranello mentale che ci gioca la Serie A.
E poi ci sono le coppe, le pause per le nazionali. Delle vere e proprie interruzioni di percorso. Ti abitui al ritmo, alla routine del weekend, e poi di colpo tutto si ferma. E tu resti lì, con il telecomando in mano, senza sapere cosa fare. Ti senti quasi spaesato. E mentre sei lì a rimuginare sulla tua vita da tifoso, i conti nel tuo cervello continuano a fare le capriole: "Quante partite ancora? Quante ne abbiamo giocate? E quante ne mancano?" È un calcolo che non finisce mai, un po' come i debiti di uno stato sovrano. Solo che qui siamo in ballo con il pallone.

Le Sorprese del Calendario
E vogliamo parlare delle trasferte impossibili? Quelle domeniche mattina che ti vedi costretto a partire all'alba per andare a vedere la tua squadra a Udine, o peggio, in qualche paesino sperduto dove l'unico intrattenimento è guardare le mucche al pascolo. E mentre sei lì, con la faccia stropicciata dal sonno e il cuore in gola per la prestazione della tua squadra, ti viene spontaneo pensare: "Ma quante di queste trasferte devo ancora affrontare? E soprattutto, ne vale la pena?". La risposta, ovviamente, è sempre sì. Per la fede, per i colori, per quella speranza che ogni anno si rinnova, anche quando le premesse non sono delle migliori.
E poi ci sono quelle squadre che sembrano avere un calendario maledetto. Sembra che ogni settimana debbano affrontare una big. La Roma, l'Inter, il Milan. Giri e rigiri, ti ritrovi sempre davanti a uno scoglio. E pensi: "Ma quando arriva il momento di giocare contro le squadre 'alla nostra portata'? Quelle che ci danno un po' di respiro?". E intanto, nel frattempo, il numero delle partite giocate aumenta, ma quello delle partite da giocare sembra rimanere sempre lo stesso. È un'illusione ottica, probabilmente. O forse è solo il modo in cui la Serie A ci fa sentire che ogni gara conta. Che non ci si può rilassare mai.

C'è chi dice che il campionato italiano sia tattico. Che si studia molto. E forse è vero. Ma a volte sembra più che altro un esercizio di resistenza. Di quanto riesci a sopportare le emozioni forti. Le gioie improvvise, le delusioni cocenti. E nel mezzo, quel continuo interrogarsi: "Quante partite ancora?". È un po' come quando stai facendo una dieta ferrea. Ti prometti "ancora solo questa settimana" e poi ti rendi conto che è iniziata da un mese e mancano ancora sei settimane. La sensazione è simile.
E le statistiche? Ah, le statistiche! Ti dicono che mancano "X partite", ma poi vedi la classifica e ti sembra che quelle X partite siano un abisso insuperabile. O al contrario, che siano troppo poche per recuperare il terreno perduto. La bellezza della Serie A, dopotutto, sta anche in questo. In questa incertezza perpetua. In questa capacità di sorprenderci, nel bene e nel male. E in questa domanda che ci accompagnerà, partita dopo partita, giornata dopo giornata: "Quante partite ancora in Serie A?". La risposta è semplice: troppo poche per chi vorrebbe vederla durare in eterno, e troppo tante per chi è già stanco e vorrebbe solo che finisse.

Eppure, alla fine, quando il calendario si svuota, quando l'ultima partita è stata giocata, ci manca. Ci manca quella sensazione di attesa, quel dramma sportivo, quelle discussioni infinite con gli amici. Ci manca anche quel conto mentale delle partite ancora da giocare. Perché fa parte del gioco. Fa parte della magia della Serie A. E la prossima stagione, anche se ora sembra lontanissima, ci ritroveremo di nuovo qui, a fare lo stesso conto. Magari con un risultato diverso, speriamo!
Quindi, la prossima volta che vi ponete la domanda fatidica, "Quante partite ancora in Serie A?", sappiate che siete in buona compagnia. Siamo tutti sulla stessa barca, o meglio, sullo stesso divano, pronti a vivere un'altra avventura calcistica. Una cosa è certa: ce ne saranno ancora di emozioni, di gol, di parate miracolose, e sì, anche di qualche fischio arbitrale discutibile. E questo, in fondo, è quello che amiamo. O che odiamo, a seconda dei momenti. Ma soprattutto, che ci tiene incollati allo schermo, a contare le partite che restano, e quelle che se ne sono andate.