
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
Oggi, vorrei condividere con voi una riflessione su un aspetto apparentemente piccolo della nostra lingua, ma che, quando compreso appieno, può rafforzare la nostra comunione e la nostra fede: l'uso di was e were. Potrebbe sembrare un dettaglio grammaticale, ma, come un piccolo filo in un arazzo, contribuisce a tessere una narrazione più ricca e significativa della nostra vita spirituale.
Pensiamo a quante volte usiamo queste parole, forse senza pensarci troppo. Ma ogni volta che le pronunciamo o le scriviamo, stiamo in realtà rievocando un frammento del passato, un momento che ha contribuito a plasmare chi siamo oggi. Stiamo riconoscendo la continuità tra il ieri e l'oggi, la radice da cui attingiamo la nostra forza e la nostra speranza.
Was, caro amico, è come un sussurro del ricordo, una melodia che accompagna il singolare percorso di ciascuno di noi. "Io ero", diciamo, ripensando a un momento di difficoltà superato con l'aiuto di Dio, a una gioia condivisa con un fratello nella fede, a un passo compiuto verso la santità. È un modo per onorare la nostra storia personale, riconoscendo che anche le sfide e le imperfezioni hanno contribuito a renderci le persone che siamo oggi, strumenti nelle mani del Signore.
Considera il versetto: "Io ero cieco, ma ora vedo" (Giovanni 9:25). Questo non è solo un racconto di guarigione fisica, ma un potente simbolo della trasformazione spirituale che tutti noi sperimentiamo quando incontriamo Cristo. Ricordare chi eravamo prima di accogliere la sua luce ci aiuta ad apprezzare ancora di più la grazia che ci è stata donata e a testimoniare con gioia la potenza del suo amore.
Were, invece, risuona come un canto corale, l'armonia di voci unite nella fede. Parla di esperienze condivise, di legami indissolubili, di una comunione che trascende il tempo e lo spazio. "Noi eravamo", diciamo, ripensando a un momento di preghiera comunitaria particolarmente intenso, a un progetto di servizio che ci ha visti uniti nel portare conforto ai bisognosi, a una celebrazione che ha rafforzato i nostri vincoli fraterni.

Immagina la prima comunità cristiana: "Erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nello spezzare il pane e nelle preghiere" (Atti 2:42). Questa immagine di unità e dedizione ci ispira a coltivare la stessa profonda connessione con i nostri fratelli e sorelle nella fede, a sostenerci a vicenda nei momenti di difficoltà e a gioire insieme per le benedizioni ricevute.
Come rafforzare la nostra fede attraverso l'uso consapevole di was e were
Nella preghiera
Quando preghiamo, possiamo usare was e were per ripercorrere il nostro cammino spirituale, ringraziando Dio per la sua fedeltà nel passato e chiedendo la sua guida per il futuro. Possiamo meditare su momenti in cui siamo stati deboli e Lui ci ha dato forza, o su occasioni in cui eravamo smarriti e Lui ci ha indicato la via. Questo esercizio di memoria può rafforzare la nostra fiducia nella sua provvidenza e incoraggiarci a perseverare nella fede.
Possiamo, ad esempio, pregare: "Signore, ero timoroso di fronte a questa sfida, ma Tu mi hai dato il coraggio di affrontarla. Ti ringrazio per la Tua presenza costante nella mia vita." Oppure: "Signore, eravamo in difficoltà come comunità, ma Tu ci hai unito e ci hai dato la forza di superare questo momento. Ti ringraziamo per la Tua guida e la Tua protezione."

Nella famiglia
In famiglia, was e were possono aiutarci a costruire un ponte tra le generazioni, condividendo ricordi, esperienze e valori. Possiamo raccontare ai nostri figli e nipoti come eravamo da giovani, quali sfide abbiamo affrontato e come la fede ci ha aiutato a superarle. Possiamo rievocare momenti di gioia condivisa, tradizioni familiari e insegnamenti spirituali che hanno plasmato la nostra identità. Questo rafforza il senso di appartenenza e trasmette un'eredità di fede alle generazioni future.
Immagina di raccontare ai tuoi figli: "Quando ero piccolo, la nonna ci leggeva sempre storie della Bibbia prima di andare a dormire. Quei momenti erano preziosi e hanno piantato in me un seme di fede che è cresciuto nel tempo."
Nella comunità di fede
Nella nostra comunità di fede, was e were possono aiutarci a costruire relazioni più profonde e significative, condividendo le nostre storie di vita, le nostre gioie e i nostri dolori. Possiamo testimoniare come la fede ci ha sostenuto nei momenti difficili, come abbiamo sperimentato la grazia di Dio e come siamo stati trasformati dal suo amore. Ascoltare le storie degli altri ci incoraggia, ci ispira e ci ricorda che non siamo soli nel nostro cammino di fede.

Pensa a quanto può essere edificante ascoltare un anziano della comunità dire: "Eravamo una piccola comunità agli inizi, ma la nostra fede era grande. Abbiamo superato molte difficoltà insieme, sostenendoci a vicenda nella preghiera e nel servizio."
Fratelli e sorelle, non sottovalutiamo il potere delle parole. Anche un dettaglio apparentemente piccolo come l'uso di was e were può diventare uno strumento per rafforzare la nostra fede, la nostra comunione e la nostra speranza. Usiamole con consapevolezza e gratitudine, riconoscendo che ogni frammento del nostro passato, ogni esperienza condivisa, è un dono prezioso che contribuisce a tessere la meravigliosa storia della nostra vita spirituale.
Ricordiamoci sempre che, come dice il Salmo 126:3, "Grandi cose ha fatto il Signore per noi, e noi siamo pieni di gioia!". Ricordiamoci sempre chi eravamo, chi siamo e chi saremo in Cristo. Ricordiamoci sempre che eravamo persi, ma siamo stati ritrovati. Ricordiamoci sempre che la nostra fede è la nostra speranza.

Che la grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
In Cristo,
Un fratello nella fede.