Quando è Morto San Francesco D'assisi

Fratelli e sorelle in Cristo, rivolgiamo oggi il nostro sguardo a un evento di profonda importanza nella storia della fede, un momento che segna il passaggio terreno di un uomo che ha incarnato in modo eccezionale l'amore e la povertà evangelica: la morte di San Francesco d'Assisi. Il suo transito non fu una semplice conclusione di una vita, ma una trasfigurazione, un ingresso nella pienezza della vita eterna promessa da nostro Signore.

La domanda "Quando è morto San Francesco d'Assisi?" trova risposta precisa negli annali della storia: il 3 ottobre 1226. Tuttavia, concentrarsi unicamente sulla data sminuirebbe la ricchezza e la significatività di quell'evento. Dobbiamo, invece, contemplare il modo in cui San Francesco visse i suoi ultimi giorni, le sue parole, la sua serenità di fronte alla morte, perché in essi si riflette la luce del Vangelo e l'eco della promessa divina.

Il Contesto Spirituale della Sua Morte

Negli ultimi anni della sua vita, San Francesco era provato nel corpo, afflitto da malattie che lo avevano segnato profondamente. Tuttavia, il suo spirito rimaneva saldo, ancorato alla roccia della fede. Aveva ricevuto le stimmate sul monte La Verna, un sigillo visibile della sua conformazione a Cristo Crocifisso. Questa esperienza mistica, più che un onore, era un richiamo costante alla sofferenza redentiva di Gesù, una sofferenza che Francesco abbracciò con amore.

I suoi ultimi giorni furono trascorsi nel convento della Porziuncola, il luogo a lui più caro, la piccola chiesa che considerava la culla dell'Ordine Francescano. Lì, circondato dai suoi confratelli, si preparò all'incontro definitivo con il Signore. La sua preparazione non consistette in gesti eclatanti, ma in un'umile accettazione della volontà divina e in un'ardente preghiera.

Pensiamo alle parole di San Paolo nella lettera ai Filippesi (1:21): "Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno". Questa frase risuona potentemente nella vita di San Francesco. Egli aveva fatto di Cristo il centro della sua esistenza, e quindi la morte non era per lui una fine, ma un passaggio, un'entrata nella gioia piena e duratura della presenza di Dio.

San Francesco d'Assisi, un ribelle contro la modernità
San Francesco d'Assisi, un ribelle contro la modernità

Gli Ultimi Momenti e l'Eredità Spirituale

Secondo le cronache dell'epoca, negli ultimi istanti della sua vita, San Francesco chiese che gli fossero recitati i Salmi, in particolare il Salmo 141 (142), che inizia con le parole: "Con la mia voce grido al Signore, con la mia voce supplico il Signore". Questa scelta non è casuale. Francesco, nel suo momento di massima fragilità fisica, si affida totalmente alla misericordia di Dio, riconoscendo la propria debolezza e invocando il Suo aiuto. Similmente a Davide che invocava il Signore nelle sue difficoltà, San Francesco trova conforto e speranza nella preghiera.

Prima di spirare, San Francesco benedisse i suoi confratelli e raccomandò loro l'amore fraterno e l'osservanza del Vangelo. Un racconto commovente narra che chiese di essere deposto nudo sulla terra, per restituire tutto ciò che aveva ricevuto e per manifestare la sua totale povertà. Questo gesto simbolico esprime la sua radicale adesione al messaggio evangelico: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Matteo 19:21).

Il corpo morto di San Francesco d'Assisi (lito)
Il corpo morto di San Francesco d'Assisi (lito)

La morte di San Francesco d'Assisi non segnò la fine della sua influenza, ma l'inizio di una nuova era. Il suo esempio continua a ispirare milioni di persone in tutto il mondo a vivere una vita semplice, umile e dedita al servizio degli altri. Il suo amore per la natura, la sua attenzione ai poveri e agli emarginati, la sua profonda spiritualità sono valori che risuonano ancora oggi con forza.

Le Lezioni per la Nostra Vita

Cosa possiamo imparare noi, uomini e donne del XXI secolo, dalla morte di San Francesco d'Assisi? Numerose sono le lezioni che possiamo trarre, e che possono guidare il nostro cammino di fede:

Transitus: a celebração pouco conhecida da morte de São Francisco Assis
Transitus: a celebração pouco conhecida da morte de São Francisco Assis

L'importanza della povertà spirituale: San Francesco ci invita a liberarci dalle nostre dipendenze materiali e a cercare la vera ricchezza in Dio. Non si tratta di rinunciare necessariamente a tutti i beni materiali, ma di non attaccarsi ad essi in modo possessivo e di utilizzarli per il bene comune.

L'amore per il prossimo: Francesco ha visto in ogni persona, soprattutto nel povero e nel sofferente, il volto di Cristo. Impariamo da lui a coltivare la compassione e la solidarietà verso chi è nel bisogno.

La morte di San Francesco, scena da un ciclo della Vita di San
La morte di San Francesco, scena da un ciclo della Vita di San

L'armonia con il creato: Francesco ha amato la natura come un dono di Dio e ha visto in ogni creatura un segno della Sua bellezza e della Sua bontà. Siamo chiamati a rispettare l'ambiente e a custodire il creato, consapevoli che siamo parte di un tutto armonico.

La gioia evangelica: Nonostante le sofferenze e le difficoltà, Francesco ha vissuto la sua vita con gioia e serenità, perché sapeva di essere amato da Dio. Cerchiamo di imitare il suo esempio, coltivando la gratitudine e la speranza, anche nei momenti bui.

In conclusione, la data della morte di San Francesco d'Assisi, il 3 ottobre 1226, è un promemoria potente della transitorietà della vita terrena e della realtà eterna che ci attende. Ma soprattutto, è un invito a vivere ogni giorno come un'opportunità per seguire le orme di Cristo, amando Dio e il prossimo come Francesco ci ha insegnato con la sua vita. Che il suo esempio luminoso possa guidare i nostri passi e illuminare il nostro cammino verso la pienezza della vita eterna.