
In silenzio, nel profondo del cuore, risuonano parole eterne, sussurrate dal vento dello Spirito: "Prima che Abramo fosse, Io Sono." Un'eco divina che attraversa i secoli, un mistero che ci avvolge con la sua luce, un invito ad una contemplazione profonda dell'essenza di Dio.
Chi è questo "Io Sono"? È l'Essere stesso, la sorgente inesauribile di ogni esistenza, il principio e la fine, l'Alfa e l'Omega. È il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, ma è infinitamente più grande, più antico, più potente di qualsiasi concetto umano possa concepire. È colui che "era, è e sarà", al di là dei confini del tempo e dello spazio.
Riflettiamo su Abramo, il padre della fede. Un uomo scelto, benedetto, guidato attraverso terre sconosciute da una promessa. Eppure, prima che Abramo muovesse il suo primo passo di fede, prima che la sua storia iniziasse a dipanarsi, "Io Sono" già esisteva, nel pieno della Sua gloria, nella pienezza del Suo essere. Questo pensiero ci umilia, ci ricorda la nostra piccolezza di fronte all'immensità divina.
E noi, figli di Abramo nella fede, cosa possiamo dire? Siamo creature del tempo, avvolte nella fragilità della nostra esistenza terrena. Le nostre vite, per quanto lunghe possano sembrare, sono solo un battito di ciglia nell'eternità. Ma in questo battito di ciglia, ci è offerta la possibilità di conoscere, di amare, di servire Colui che "È", il Signore eterno.
L'affermazione "Prima che Abramo fosse, Io Sono" non è solo una dichiarazione di supremazia divina, ma anche un invito alla speranza. Ci rivela che Dio non è legato al tempo, che la Sua promessa è salda, che il Suo amore è eterno. Qualunque siano le nostre difficoltà, le nostre paure, le nostre incertezze, possiamo trovare rifugio in Colui che era prima di tutto, che è presente in ogni istante e che sarà sempre con noi.

Contemplare questa verità ci spinge a vivere con umiltà. Riconoscendo la nostra dipendenza da Dio, impariamo a non vantarci dei nostri successi, a non disperare nei nostri fallimenti. Sappiamo che ogni bene che possediamo è un dono ricevuto, una grazia immeritata. Impariamo a camminare con passo leggero, consapevoli della nostra caducità.
Ci ispira alla gratitudine. Apriamo gli occhi al miracolo della vita, alla bellezza del creato, alla provvidenza divina che si manifesta in ogni cosa. Ringraziamo per il pane quotidiano, per l'amore dei nostri cari, per la fede che ci sostiene. Ringraziamo, soprattutto, per il dono ineffabile di conoscere "Io Sono", di essere amati da Colui che ci ha creati.

E ci spinge alla compassione. Se Dio è eterno, se il Suo amore è infinito, allora anche noi siamo chiamati ad amare senza limiti, ad accogliere il prossimo con misericordia, a perdonare le offese, a soccorrere i bisognosi. Comprendiamo che ogni persona è un'immagine di Dio, un riflesso della Sua gloria, un fratello o una sorella da amare come noi stessi.
Preghiamo, quindi, con cuore contrito e spirito umile: Signore, Tu che "eri prima che Abramo fosse", Tu che sei l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine, illuminaci con la Tua luce, guida i nostri passi, riempi i nostri cuori del Tuo amore. Donaci la grazia di vivere con umiltà, gratitudine e compassione, testimoniando la Tua presenza nel mondo. Fa' che possiamo sempre riconoscere la Tua voce nel silenzio del nostro cuore e seguirti con fede e speranza. Amen.

"Prima che Abramo fosse, Io Sono."
Questo non è solo un dogma, ma un'esperienza. Un'esperienza di incontro con il trascendente, di comunione con l'eterno, di trasformazione del nostro essere. È un invito a morire a noi stessi per rinascere in Cristo, a lasciarci plasmare dalla Sua grazia, a diventare strumenti del Suo amore nel mondo.
Che questa antica verità continui a risuonare nei nostri cuori, guidandoci verso la pienezza della vita, verso la gioia eterna di conoscere e amare "Io Sono", il Dio vivente e vero, il Signore di tutte le cose.