
Ammettiamolo, la preghiera della sera. Chi di noi la fa davvero? E non sto parlando di quella recitata a memoria, eh! Parlo di quella sentita, quella che viene dal cuore. Quella che ti fa dire "Oh Signore, oggi ho fatto un casino, ma almeno ho salvato una formica che stava annegando nella tazza del caffè." Ecco, quella.
Perché diciamocelo, la giornata tipo è un caos. Lavoro, figli, bollette, il vicino che taglia l'erba alle sette del mattino... chi si ricorda di Dio tra un impegno e l'altro? E poi, quando finalmente ti butti sul letto, l'ultima cosa che vuoi fare è pensare ai tuoi peccati. Vuoi solo... dormire!
Per carità, sono cresciuto nella religione cristiana. Mi hanno insegnato a pregare, a ringraziare, a chiedere perdono. Ma poi la vita ti mette davanti a scelte difficili, a compromessi. E la preghiera della sera diventa un optional, un accessorio, come il rosario che tieni appeso allo specchietto retrovisore ma che non usi mai.
Le scuse, ammettiamolo, sono tante.
Troppo stanchi
Siamo sinceri. Quando arriviamo a sera, siamo distrutti. Talmente stanchi che l'unica preghiera che ci viene in mente è: "Signore, fammi dormire fino a domani mattina." E se per caso ci proviamo a pregare, finiamo per addormentarci dopo due Ave Maria. Pazienza!
Distrazioni a non finire
Tra la televisione, i social media, i messaggi su WhatsApp, chi ha tempo per pregare? Il cellulare è diventato il nostro nuovo dio. Lo controlliamo prima di dormire, lo controlliamo appena svegli. Dio, invece, lo controlliamo... forse a Pasqua e a Natale.
Non ci crediamo abbastanza?
Questa è la domanda che nessuno vuole ammettere. Ma forse, in fondo in fondo, non ci crediamo abbastanza. Forse la fede è come una piantina: se non la innaffi regolarmente, appassisce. E la preghiera, diciamocelo, è l'acqua che la fa crescere.
Non fraintendetemi. Non sto dicendo che la preghiera della sera è inutile. Anzi, penso che possa essere un momento importante per riflettere sulla giornata, per ringraziare per le cose belle, per chiedere perdono per gli errori. Ma forse, invece di recitare preghiere a memoria, dovremmo semplicemente parlare con Dio. Come parleremmo a un amico, a un confidente.

Magari dirgli: "Caro Dio, oggi ho litigato con mia moglie, ma poi le ho portato un fiore e abbiamo fatto pace. Grazie per avermi dato la forza di chiederle scusa." Oppure: "Signore, oggi ho fatto una figuraccia al lavoro, ma almeno ho imparato qualcosa. Dammi la forza di non ripetere lo stesso errore."
Forse, in fondo, la vera preghiera è proprio questa: essere onesti con se stessi e con Dio. Anche se questo significa ammettere che la preghiera della sera è un po' come la dieta: la cominciamo sempre di lunedì, ma poi...

Un pensierino prima di andare a nanna? Forse basterebbe ricordarsi di ringraziare per il tetto sopra la testa e la salute. Il resto... beh, si vedrà domani!
Quindi, cari amici, preghiamo. Ma soprattutto, viviamo. E cerchiamo di essere brave persone. Forse, alla fine, è questo che conta davvero. Buonanotte!