
Ah, la preghiera per un figlio in difficoltà! Non parliamo di una semplice filastrocca imparata a memoria. No, no! Qui siamo al livello "missione impossibile", tipo Tom Cruise che si arrampica sul Burj Khalifa, solo che l'edificio è il tuo cuore e l'obiettivo è far tornare il sorriso (e magari anche un po' di buon senso) a quel marmocchio che ti ha dato i capelli bianchi, e che continui ad amare più della Nutella (e questo, diciamocelo, è un amore infinito).
Diciamocelo chiaro: quando un figlio è in difficoltà, che sia per un amore non corrisposto, un brutto voto a scuola, o una crisi esistenziale profonda come la Fossa delle Marianne, la prima reazione è di panico puro. Vuoi sistemare tutto subito! Vuoi diventare Supermamma o Superpapà e risolvere ogni problema con un colpo di mantello. Ma poi, ricordi che il mantello è a lavare e che, in realtà, sei più simile a Homer Simpson che a Wonder Woman.
Il potere dell'Ave Maria e un pizzico di irriverenza
Ed è qui che entra in gioco la preghiera. Ma non pensate a qualcosa di serioso e compassato. No! Immaginate una chiacchierata confidenziale con l'Altissimo, tipo "Senti un po', Signore, so che sei impegnato con la pace nel mondo e tutto il resto, ma qui la situazione è critica. Mio figlio/a sta combinando guai. Ti prego, mandagli un raggio di luce divina, o almeno una buona dose di fortuna sfacciata".
Io, per esempio, confesso che durante la preparazione all'esame di maturità di mio figlio, oltre al rosario quotidiano, ho aggiunto una piccola "supplica personalizzata": "Caro San Gennaro (che so che sei un tipo alla mano), se gli fai passare questo esame senza troppi danni, prometto che offrirò un caffè a tutto il quartiere!" Funziona? Non lo so, ma vedere il suo voto finale mi ha fatto credere nei miracoli (e mi ha costretto a una massiccia infusione di caffeina!).

L'importanza di non prendersi troppo sul serio
La verità è che la preghiera, per un figlio in difficoltà, è un atto d'amore. È un modo per dire: "Ci sono. Ti voglio bene. E anche se non so come aiutarti, so a chi chiedere aiuto". E poi, diciamocelo, un pizzico di autoironia non guasta mai. Ricordatevi che Dio ha senso dell'umorismo. Altrimenti, perché ci avrebbe creati così buffi?
Un mio amico, quando sua figlia è stata lasciata dal fidanzato, ha iniziato a recitare il Padre Nostro... al contrario! Giura che ha funzionato. Io non lo consiglio, ma l'idea di un approccio un po' folle e disperato mi fa sorridere. D'altronde, chi non ha mai fatto pazzie per amore?

"Non arrenderti mai. Di solito è l'ultima chiave del mazzo quella che apre la porta." – Paulo Coelho (che, tra l'altro, un'Ave Maria se l'è fatta dire anche lui, immagino).
Quindi, mamme e papà disperati, armatevi di fede, di pazienza, di una buona dose di autoironia, e non dimenticatevi mai di sussurrare una preghiera (anche un po' irriverente) per i vostri figli. Perché, alla fine, l'amore è la preghiera più potente che esista. E una risata, a volte, è la risposta più inaspettata.