Poteva Subire La Crisi Del Settimo Anno

Ricordo ancora quella sera, un misto di pizza tiepida e ansia palpabile nell'aria. Eravamo io e Marco, amici da una vita, seduti sul divano a guardare un film che, onestamente, avevamo già visto almeno tre volte. Il problema non era il film, ma il silenzio tra una battuta e l'altra, un silenzio che si era fatto stranamente pesante negli ultimi mesi. Di solito, a quest'ora, saremmo stati a discutere animatamente del finale, delle scelte dei personaggi, di chi avesse ragione e chi torto. Invece, quella sera, il silenzio regnava sovrano, quasi fosse una presenza fisica. Marco fissava il vuoto, io giocherellavo con il telecomando. Poi, con un sospiro che sembrava uscire da chissà dove, Marco ha detto: "Mi sembra che stiamo un po'… boh… incagliati, no?"

Ecco. Quel "incagliati" era il perfetto riassunto di quello che sentivamo entrambi, senza però riuscire a metterlo bene a fuoco. E lì, tra una fetta di margherita e un’altra, ci siamo resi conto che forse, dico forse, eravamo proprio noi a stare subendo la crisi del settimo anno. Anche tra amici, eh! Non pensiate subito a coppie scoppiettanti e tradimenti all’orizzonte. A volte le crisi si insinuano piano piano, come un raffreddore che ti coglie quando meno te lo aspetti.

E la cosa che mi ha colpito di più? Che non c'era una causa scatenante evidente. Non c'era stata una discussione epica, né un evento traumatico. Era come se, col passare del tempo, quella scintilla iniziale, quel legame fatto di complicità spontanea e voglia di fare cose insieme, si fosse un po’ affievolita. Avevamo smesso di sorprenderci, avevamo smesso di raccontarci le cose nuove e importanti, ci eravamo adagiati su una routine comoda, fin troppo comoda. E la routine, diciamocelo, a volte è la peggiore nemica di ogni relazione che voglia rimanere viva e vibrante.

Pensateci un attimo. Quante volte nella vita ci troviamo ad affrontare delle "crisi"? Non parlo solo di quelle che ci fanno andare in terapia di coppia, ma anche quelle che ci fanno cambiare lavoro, che ci fanno mettere in discussione le nostre scelte di vita, che ci fanno sentire un po’ persi. La crisi, in fondo, è un momento di transizione, un punto in cui quello che era non basta più, e quello che sarà è ancora tutto da scoprire. E diciamocelo, la maggior parte delle volte ci fa un po' paura. Vero?

La "crisi del settimo anno" è un termine che evoca subito immagini di relazioni sentimentali al capolinea. Ma se ci pensiamo bene, questo concetto può essere applicato a molte altre forme di legame che costruiamo nella vita. Amicizie che sembravano indistruttibili, collaborazioni lavorative che sembravano destinate a durare per sempre, persino la nostra relazione con noi stessi! Sì, perché anche il nostro rapporto con la nostra persona può attraversare periodi di profondo cambiamento e, diciamolo, a volte di smarrimento.

Eravamo un po' invecchiati, forse?

Tornando a me e Marco, ci siamo chiesti: ma cosa è successo? Avevamo sempre condiviso tutto, dalle gioie più grandi alle delusioni più cocenti. E poi, di punto in bianco, sembrava che parlassimo lingue diverse. Le conversazioni si facevano brevi, superficiali. Non c'era più quella profondità, quella connessione che ci aveva sempre contraddistinto. Ci limitavamo a fare il minimo indispensabile, come due ingranaggi che girano senza più attrito, ma anche senza più quella scintilla che li faceva funzionare davvero.

Libreria Godot: LETTURE IN PRATZA "LA CRISI DEL SETTIMO ANNO"
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E l'ironia della sorte è che, proprio quando ci sentivamo più distanti, eravamo più vicini che mai nel senso della durata della nostra amicizia. Sette anni, quasi otto! Un traguardo che, nel mondo frenetico di oggi, è diventato quasi un'eternità. E forse è proprio qui il nocciolo della questione. Quando una relazione – di qualunque tipo – raggiunge una certa longevità, è facile dare per scontato tutto. Si pensa che sia solida, che non abbia bisogno di cure, che sia lì per sempre, immutabile. Peccato che la vita, quella vera, quella fatta di alti e bassi, di cambiamenti e di imprevisti, non funziona così.

Ci siamo accorti che non ci stavamo più investendo l'uno nell'altro. Non ci stavamo più raccontando le novità, le sfide che affrontavamo, le piccole conquiste quotidiane. Ci davamo per scontati, ed è uno degli errori più grandi che si possano fare. Pensavamo che l'altro sapesse già tutto, che non avesse bisogno di essere aggiornato. Ma la verità è che tutti abbiamo bisogno di sentirci visti, ascoltati, compresi. Anche quando pensiamo di conoscerci a memoria. Soprattutto allora!

Era come se avessimo costruito una casa bellissima, solida, con fondamenta profonde. Ma poi, anno dopo anno, ci fossimo dimenticati di fare la manutenzione. Le persiane avevano bisogno di una rinfrescata, il giardino di essere curato, magari una nuova tinteggiatura alle pareti per cambiare un po' aria. Ci eravamo semplicemente seduti, convinti che la casa fosse a prova di tutto. E invece, anche le case più belle hanno bisogno di attenzioni per non diventare vecchie e polverose.

E poi c'è la questione della noia. Non la noia della giornata vuota, ma quella più subdola, quella che si insinua quando tutto diventa prevedibile. Quando sai cosa l'altro dirà prima che lo dica, quando sai cosa l'altro farà prima che lo faccia. La sorpresa svanisce, l'elemento di novità scompare, e con esso, spesso, anche il divertimento. E se manca il divertimento, se manca la leggerezza, beh, le relazioni rischiano di diventare un po’ come una lunga e noiosa riunione condominiale. Neanche troppo utile, diciamocelo.

Crisi di coppia del settimo anno: le cause e come superarla | Ohga!
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La Crisi del Settimo Anno non è solo per le coppie: è uno stato dell'anima!

Ma torniamo al nostro film preferito, quello della crisi. Perché il settimo anno? È un numero quasi magico, no? Sette giorni della settimana, sette note musicali, sette peccati capitali (oddio, speriamo di non esserci finiti dentro nemmeno in quelli!). E forse, inconsciamente, il nostro cervello associa il numero sette a un ciclo, a una fase di completamento, a un momento in cui è giusto tirare le somme e valutare se quello che è stato funziona ancora per il futuro.

Pensate alle relazioni lavorative. Quante volte un team che funziona alla grande per qualche anno, a un certo punto, inizia a mostrare delle crepe? Ci sono nuove idee che non vengono ascoltate, ci sono dinamiche che si sono cristallizzate, c'è la sensazione che si faccia sempre le stesse cose, senza più un reale stimolo a crescere o a innovare. E chi è che ci mette la faccia? Chi è che rischia di passare per quello "noioso" o "contrario"? Spesso è proprio quello che sente di più la mancanza di un nuovo slancio.

O pensiamo ai nostri hobby. Magari avete iniziato a suonare uno strumento per pura passione, e per anni è stato il vostro sfogo, la vostra gioia. Ma dopo un po', senza magari aver approfondito la tecnica, senza aver scoperto nuovi generi, senza aver provato a suonare con altri, la passione può affievolirsi. E la chitarra, che prima era un’amica fidata, diventa solo un mobile ingombrante in salotto. Vi è mai successo di sentire quella vena creativa un po' tappata? Io sì. E non è una bella sensazione.

È come se avessimo un serbatoio di energia e di entusiasmo, e col tempo, senza un adeguato rifornimento, questo serbatoio si svuoti. Non è che siamo diventati persone peggiori, o che le nostre amicizie, i nostri lavori, i nostri passatempi siano diventati intrinsecamente meno validi. Semplicemente, abbiamo bisogno di nuovi stimoli, di nuove sfide, di nuove prospettive. E se non li cerchiamo attivamente, è facile cadere nella trappola della routine e del ristagno.

Pinguinoeconomico | LA CRISI DEL SETTIMO ANNO.
Pinguinoeconomico | LA CRISI DEL SETTIMO ANNO.

E la cosa più beffarda? Spesso siamo noi stessi a sabotare queste relazioni, senza nemmeno rendercene conto. Ci lamentiamo della mancanza di novità, ma poi siamo i primi a dire di no a un'uscita imprevista, a un progetto fuori dagli schemi, a un cambiamento che potrebbe portare aria fresca. Ci trinceriamo nella nostra zona di comfort, che, per quanto confortevole possa essere, a lungo andare diventa una gabbia. E chi ce lo fa fare di uscire da una gabbia se fuori c'è l'ignoto, il potenziale insuccesso? La risposta è: la voglia di sentirsi ancora vivi!

Come uscire dall'impasse?

Quindi, cosa fare quando ci si sente "incagliati", quando si avverte quella sottile sensazione che qualcosa non va più come prima? Con Marco, abbiamo deciso di non lasciarci andare alla deriva. Abbiamo capito che la nostra amicizia valeva la pena di essere salvata, di essere rivitalizzata. E la prima cosa che abbiamo fatto è stata, appunto, parlare. Ma parlare davvero, non solo scambiarci convenevoli. Abbiamo messo sul tavolo le nostre sensazioni, le nostre frustrazioni, le nostre aspettative.

È stato un po' imbarazzante all'inizio, ammettiamolo. Sussurrare quelle verità che avevamo tenuto nascoste, anche a noi stessi, non è stato facile. Ma una volta rotto il ghiaccio, è stato incredibilmente liberatorio. Ci siamo resi conto che avevamo gli stessi bisogni, le stesse insicurezze. E questo, diciamocelo, è un ottimo punto di partenza. Sapere di non essere soli nelle proprie sensazioni è già metà dell'opera.

Poi, abbiamo cercato di reintrodurre l'elemento sorpresa e novità. Abbiamo iniziato a fare cose diverse, cose che non avevamo mai fatto prima. Una gita fuori porta improvvisata, un corso di cucina che ci sembrava assurdo, una serata dedicata solo a scoprire nuovi locali in città. Piccole cose, ma che hanno rotto la monotonia e ci hanno fatto riscoprire il piacere di condividere nuove esperienze. E questo, credetemi, fa una differenza enorme.

La crisi del settimo anno esiste davvero? | Deabyday
La crisi del settimo anno esiste davvero? | Deabyday

Abbiamo anche deciso di comunicare di più sulle nostre vite individuali. Non solo sugli eventi importanti, ma anche sulle piccole cose che ci rendono felici o preoccupati. Mandare un messaggio a caso durante la settimana, raccontare una piccola disavventura lavorativa, condividere una canzone che ci ha emozionato. Sono quei piccoli gesti di attenzione che fanno sentire l'altro presente nella propria vita, anche quando non si è fisicamente insieme.

E l'ultima cosa, forse la più importante: abbiamo smesso di dare tutto per scontato. Abbiamo ricominciato a ringraziarci, a farci complimenti, a dimostrarci apprezzamento per quello che siamo e per quello che facciamo. A volte basta un semplice "grazie" per aver ascoltato, o un "apprezzo molto che tu mi abbia detto questa cosa" per cambiare la percezione di una relazione. Si tratta di coltivare attivamente il legame, di nutrirlo, proprio come si farebbe con una pianta preziosa.

La crisi del settimo anno, o comunque la si voglia chiamare, non è una condanna. È un segnale. Un segnale che qualcosa è cambiato, che è ora di guardarsi intorno, di valutare, di adattarsi. E se ci si mette un po' di impegno, di onestà e di voglia di fare, si può superare e, anzi, uscirne più forti di prima. Perché, alla fine, è proprio attraverso le sfide che si scopre la vera resilienza dei nostri legami. E che bello quando scopri che quello che avevi costruito è fatto per durare, per evolvere, per resistere. Non credete anche voi?

Quindi, la prossima volta che vi sentite un po' "incagliati" in un rapporto, che sia d'amore, d'amicizia o di lavoro, fermatevi un attimo. Chiedetevi se non state subendo una di quelle crisi silenziose, quelle che non fanno rumore ma che, piano piano, possono erodere le fondamenta. E poi, prendete coraggio, parlate, osate un po', e cercate quella scintilla che vi ha fatto iniziare. Magari scoprirete che la magia è ancora lì, solo un po' nascosta sotto uno strato di routine. E se la trovate, beh, quella sarà una vittoria!