
Siamo qui per parlare di una delle più grandi menti letterarie di tutti i tempi, il buon vecchio William Shakespeare! Pensateci un attimo: parole che ancora oggi ci commuovono, storie che ci fanno ridere e piangere, personaggi che sembrano usciti dal nostro quartiere. Insomma, un genio assoluto! E come tutti i geni, anche lui ha i suoi misteri, le sue piccole eccentricità che ci fanno sbizzarrire le meningi. Oggi, amici miei, affrontiamo uno di questi enigmi che ha fatto impazzire generazioni di studiosi, filologi e anche qualche curiosone come me: perché Shakespeare, nel suo testamento, lasciò alla sua adorata moglie, Anne Hathaway, solo il famigerato "secondo letto migliore"?
Immaginate la scena, cari lettori. Siamo nel 1616. Shakespeare, ormai attempato e con una carriera di successi alle spalle, si siede a scrivere il suo testamento. Forse con un sospiro stanco, forse con un sorriso furbo sulle labbra, pensa a come dividere i suoi beni. Ha scritti immortali, case, soldi... e poi pensa a Anne, la sua compagna di una vita. E cosa le lascia? Il letto. Ma non quel letto, intendiamoci. Il letto buono, quello dove magari avevano passato le notti più belle, quello di piuma soffice, quello dove si sentiva il profumo della lavanda che Anne metteva tra le lenzuola... no, niente di tutto questo. Le lascia il secondo letto migliore. Il letto... beh, diciamocelo, quello un po' meno comodo, quello magari con qualche cigolio di troppo, quello dove forse dormivano i figli quando venivano a trovarlo, o quello che era stato relegato nella stanza degli ospiti.
Ma che diavolo significa?!
La domanda sorge spontanea: era Shakespeare un taccagno? Un marito dispettoso? O c'è qualcosa di più profondo, di più shakespeareiano, in questa scelta? Gli studiosi si sono spaccati in mille pezzi. Alcuni dicono che fosse una specie di regola, una tradizione d'epoca. Altri che Anne avesse già i suoi beni, e che il letto fosse un dettaglio trascurabile. Ma noi, con la nostra sensibilità moderna, ci sentiamo un po' traditi in nome dell'amore eterno che ci hanno sempre raccontato!
Pensateci bene. Se doveste lasciare qualcosa a una persona cara, e aveste due oggetti di valore simile ma uno leggermente superiore all'altro, a chi dareste il migliore? A chi vi sta più a cuore, giusto? E qui casca l'asino! Se Anne era il grande amore della sua vita, perché il letto migliore va da un'altra parte? Forse... e dico forse, con un pizzico di malizia, il letto migliore era quello che lui usava per lavorare? No, impossibile! Il buon William non avrebbe mai separato la sua musa dal suo giaciglio di idee!
Immaginate Anne al momento della lettura del testamento. Si sente dire: "E alla mia diletta moglie, Anne Hathaway, lascio il mio secondo letto migliore". Uno sguardo perplesso al notaio, poi uno sguardo al cielo, magari con un sospiro che dice: "Ah, il mio William... sempre uno a modo suo!". Ma cosa pensava davvero Anne? Era furiosa? Delusa? O forse, in quel gesto, vedeva un riflesso della loro vita insieme?

Forse, e qui ci addentriamo nel territorio della fantasia pura e del divertimento, quel "secondo letto migliore" era in realtà un messaggio. Un modo per dire: "Cara Anne, abbiamo condiviso tutto, ma il mio cuore e le mie idee sono state sempre libere di volare. Il letto migliore è quello dove la fantasia prende forma, ed è un posto dove, alla fine, solo io potevo riposare davvero. Ma tu, tu hai avuto il mio amore, la mia stima, e un posto dove rifugiarti confortevolmente, perché questo è ciò che conta davvero."
O magari, e questa è un'ipotesi che mi scalda il cuore, il letto migliore era già stato "usato" nel senso più intimo del termine, e Shakespeare, con un ultimo gesto di galanteria, voleva lasciare a Anne un letto fresco e confortevole per le sue future notti, senza il "peso" dei ricordi più... intimi. Un po' come quando si regala una nuova macchina a qualcuno che ha appena perso la sua: non si regala la "vecchia", si regala quella nuova, per un nuovo inizio!

Diciamoci la verità, pensate a William seduto alla sua scrivania, con gli occhiali sul naso, la piuma in mano, circondato da manoscritti. Magari guardava fuori dalla finestra, pensava alle sue commedie, alle sue tragedie. E poi pensava ad Anne. Pensava a quanti anni avevano passato insieme, a quanti figli avevano avuto, a quanti abbracci si erano scambiati. E in quel momento, forse, il concetto di "migliore" si è un po' sfumato. Forse il letto migliore, per lui, non era quello di piuma più soffice, ma quello dove il sonno arrivava più facilmente, quello dove la mente poteva riposare. E quel letto, chissà, magari era proprio quello che aveva scelto per Anne.
Un Amore Shakespeareiano
Ci piace pensare che fosse così, vero? Che dietro a questa apparente stranezza ci fosse un gesto d'amore, un modo un po' contorto, ma comunque affettuoso, di pensare alla sua donna. Dopotutto, stiamo parlando di Shakespeare! L'uomo che ci ha regalato parole d'amore che ancora oggi ci fanno battere il cuore. Pensate a Romeo e Giulietta, a Sogno di una notte di mezza estate. Non era certo uno che andava per il sottile quando si trattava di sentimenti.
Quindi, la prossima volta che sentite parlare di questo "secondo letto migliore", non pensate subito a un rimprovero o a un'avarizia da quattro soldi. Pensate a un genio che, nel suo modo unico e un po' enigmatico, voleva lasciare qualcosa di confortevole alla donna che aveva condiviso la sua vita. Forse il letto migliore era quello dove lui sognava i suoi drammi, e il secondo migliore era quello dove Anne poteva sognare serenamente. Chi lo sa! L'importante è che, anche in questo piccolo dettaglio, Shakespeare continua a farci pensare, a farci sorridere, e a ricordarci che dietro ogni grande opera, c'è sempre un essere umano, con le sue sfumature e le sue infinite complessità. E questo, amici miei, è il vero fascino del teatro della vita, e del teatro in generale! Quindi, brindiamo a Shakespeare, ad Anne, e a tutti i letti, migliori o secondi migliori, che hanno accolto le nostre vite e i nostri sogni! Salute!