
Il silenzio. A volte assordante. Un silenzio che segue un grido, una lacrima, un'ingiustizia. Il silenzio di Dio. E in questo silenzio, la domanda che si innalza, come incenso amaro, è sempre la stessa: Perché? Perché Dio permette il male?
Non troveremo risposte facili, formule preconfezionate che leniscano il dolore con la semplicità di un teorema. La fede non è un'equazione; è un cammino, un pellegrinaggio interiore attraverso deserti aridi e oasi fiorite. Un cammino dove il mistero si vela e si svela, incessantemente.
Pensiamo a Giobbe, l'uomo giusto flagellato da prove indicibili. Perse tutto: la famiglia, la salute, la prosperità. Eppure, nella sua disperazione, non rinnegò Dio. Contestò, si ribellò, ma mantenne intatta la sua fede, seppur lacerata. Giobbe ci insegna che la sofferenza non è necessariamente una punizione, ma una prova, un'occasione di purificazione, un invito a scavare più a fondo nella nostra anima.
Forse, il male è il rovescio della medaglia del libero arbitrio, il prezzo da pagare per la libertà di scegliere, di amare, di creare. Dio ci ha donato la capacità di decidere, di plasmare il nostro destino, e questa libertà implica la possibilità di sbagliare, di ferire, di distruggere. Se Dio intervenisse costantemente per impedire il male, saremmo marionette nelle Sue mani, privi di autonomia e responsabilità.
Ma questo non significa che Dio sia indifferente alla nostra sofferenza. Tutt'altro. Dio è presente nel dolore, piange con noi, soffre con noi. Lo vediamo nel volto sfigurato di Gesù sulla croce, il Figlio di Dio che si fa uomo per condividere la nostra fragilità, per assumere su di sé il peso del mondo. Gesù non ha eliminato il male, ma lo ha trasformato in redenzione, in speranza, in amore.

Quando il male ci tocca da vicino, quando il dolore ci paralizza, cerchiamo rifugio nella preghiera. Non una preghiera fatta di richieste e lamenti, ma una preghiera di abbandono, di fiducia, di sottomissione alla volontà divina. Una preghiera che ci aiuti a trovare la forza di accettare ciò che non possiamo cambiare, di perdonare chi ci ha offeso, di amare nonostante tutto.
Impariamo dall'umiltà di Maria, la madre di Gesù, che ha accettato il mistero dell'incarnazione senza comprenderlo appieno. Impariamo dalla sua fede incrollabile, dalla sua capacità di dire "sì" alla volontà di Dio, anche quando questa sembrava incomprensibile e dolorosa.

Il male può indurci alla disperazione, al risentimento, alla rabbia. Ma può anche essere un'occasione di crescita spirituale, un'opportunità per riscoprire la nostra umanità, per rafforzare il nostro legame con Dio. Il male può spezzare, ma può anche forgiare, temprare, rendere più forti e compassionevoli.
Cerchiamo di trasformare il dolore in amore, la sofferenza in servizio, la rabbia in perdono. Cerchiamo di essere strumenti di pace e di consolazione per chi soffre, di portare un raggio di luce nelle tenebre del mondo. Cerchiamo di vivere con gratitudine per i doni che Dio ci concede, anche nei momenti più difficili.
"Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate." (Apocalisse 21:4)
DON ANTONIO GERON: 8.IL MALE.Saggio teologico del cardinale Charles
Questa promessa è la nostra speranza, il nostro faro nella notte. La promessa di un mondo nuovo, dove il male sarà sconfitto per sempre e la giustizia trionferà. Un mondo dove potremo contemplare il volto di Dio senza veli, senza ombre, senza domande.
Nel frattempo, continuiamo a camminare nella fede, con umiltà, gratitudine e compassione. Continuiamo a cercare Dio nel silenzio, nel dolore, nella gioia. Continuiamo a credere che, anche quando non comprendiamo, Dio è all'opera, trasformando il male in bene, la sofferenza in redenzione, la morte in vita eterna.

Un invito alla riflessione:
Meditiamo sulle parole di San Paolo: "Tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio" (Romani 8:28). Anche se non sempre riusciamo a vedere come il male possa concorrere al bene, affidiamoci alla saggezza divina e confidiamo nel Suo amore infinito.
Preghiamo per le vittime del male, per coloro che soffrono nel corpo e nell'anima. Preghiamo per chi compie il male, affinché si ravveda e trovi la via della conversione. Preghiamo per noi stessi, affinché possiamo essere strumenti di pace e di consolazione nel mondo.
Ricordiamoci che il nostro cammino di fede è un continuo atto di fiducia, un abbandono fiducioso nelle mani di Dio. E in questo abbandono, troveremo la pace, la gioia e la forza per affrontare ogni prova.
