Ah, la sera. Quel momento magico, quasi sospeso, in cui la giornata si appoggia sul divano e decide di fare due chiacchiere con la notte. E in quelle chiacchiere, a volte, saltano fuori delle parole che, per pura, divina coincidenza, fanno rima. Proprio così, come quelle vecchie zie che si ritrovano al mercato e iniziano a scambiarsi pettegolezzi che, inevitabilmente, finiscono per intrecciarsi. Parole che fanno rima con sera. Sembra una cosa da poeti ermetici, vero? Invece, vi assicuro, è una cosa che capita a tutti, ogni singolo giorno, senza nemmeno accorgercene.
Pensateci un attimo. È sera. Avete appena finito di lavare i piatti, quella pila imponente che sembrava più un'installazione artistica che un compito domestico. Il profumo del detersivo nell'aria, le mani un po' raggrinzite… insomma, siete lì, in quella fase post-lavoro, pre-relax che sa di vittoria. E cosa vi passa per la testa? Magari un pensiero fugace sul lavoro di domani, quello che ti fa venire voglia di mettere la sveglia con un giorno di anticipo, solo per procrastinare mentalmente. Oppure, semplicemente, un desiderio impellente di qualcosa di buono da mangiare. E BAM!
Ecco che spunta fuori: "Che sera!". Una constatazione ovvia, ma in quel momento ha un peso tutto suo. È il suono della quiete che si insinua, è il segnale che la faccenda è conclusa (per oggi, si intende. Domani si ricomincia, con la stessa faccenda). E subito dopo, come un'ombra fedele, arriva quella che fa rima. La prima che viene in mente, quella più classica, più prevedibile. Quella che ti fa dire: "Ah, certo, ovvio!".
Parliamo di bandiera. Sì, bandiera. Che c'entra una bandiera con la sera? Assolutamente nulla, se ci pensate logicamente. Ma nella nostra testa, in quel momento di abbandono mentale, tutto ha senso. È come se la sera stessa sventolasse una piccola bandiera di pace, dicendoci: "Ok, relax. Il dovere per oggi è stato assolto. Puoi abbassare la bandiera della tua operatività". Che poi, diciamocelo, la nostra operatività serale è spesso quella di stare spaparanzati sul divano, con il telecomando in mano come fosse una bacchetta magica. E quella bacchetta, a volte, la facciamo svolazzare come una bandiera nel vento, cambiando canale con una velocità impressionante, in una disperata ricerca del nulla televisivo.
E poi c'è la "mia" preferita. Quella che mi fa sempre sorridere. "Che sera… mi sento un po' straniera". Non so perché, ma è una sensazione che mi capita spesso. Forse è la luce che cambia, che rende familiari i luoghi un po' meno familiari. O forse è quel senso di straniamento che ti prende quando non sai più che ore sono, se è giorno o notte, se è lunedì o giovedì. È come se la sera ti trasportasse in un altro mondo, un mondo parallelo dove le leggi della fisica sono leggermente diverse e dove le cose accadono con un ritmo tutto loro. Sei lì, nel tuo salotto, ma ti senti come un turista a spasso per una città sconosciuta. Un po' spaesato, un po' affascinato. Ti guardi intorno e pensi: "Ma dove sono capitato?". E la risposta, inevitabilmente, è: "Sono capitato in sera".

Oppure, pensiamo ai pensieri che ci attraversano la mente. Quelle riflessioni profonde, quelle domande esistenziali che si affacciano solo quando il silenzio si fa più intenso. "Ma che senso ha tutto questo? Dove stiamo andando? E soprattutto, cosa mangiamo stasera?". Le domande esistenziali, diciamocelo, sono molto più gestibili quando si accompagnano a una buona cena. E così, magari mentre stai guardando fuori dalla finestra, con quel cielo che si tinge di sfumature che nemmeno un pittore con tutti gli occhiali del mondo riuscirebbe a replicare, ti viene in mente: "Quanto è bella questa sera… mi sembra quasi di essere in Riviera".
Ecco, la Riviera! Improvvisamente, la tua cucina diventa una terrazza sul mare, il rumore del traffico fuori diventa il fruscio delle onde, e il tuo gatto che ti ronza intorno è un gabbiano un po' troppo insistente. Ti senti leggero, quasi spensierato. La Riviera, in quel momento, è ovunque. È quel profumo di pizza che entra dalla finestra, è quel sole che ti scalda il viso anche se ormai è quasi tramontato. È un piccolo sogno ad occhi aperti, che ti fa dimenticare che tra cinque minuti dovrai comunque preparare la cena. Ma per un istante, sei lì, a goderti la brezza marina, con un cocktail immaginario in mano.
E che dire di quella sensazione di… cara. Non nel senso di cara come costo, per carità. Ma cara nel senso di affetto, di qualcosa che ti scalda il cuore. "Questa sera è così cara". È quella sera in cui tutto fila liscio. La cena è pronta, i bambini (se li hai) sono tranquilli, il cane non ha deciso di iniziare un concerto di abbai alla luna. È la sera in cui ti senti bene con te stesso, in cui apprezzi le piccole cose. La coperta sul divano, il libro che stavi aspettando, la telefonata di un amico che ti fa sorridere. È una serata che ti accarezza, che ti fa sentire al sicuro. Una serata che è davvero… cara.

Poi ci sono le sere che ti lasciano con un senso di… gara. Non una gara vera e propria, ovviamente. Ma quella sensazione di voler fare qualcosa di più, di voler concludere un compito, di voler raggiungere un obiettivo. Magari hai deciso di mettere in ordine quella libreria che minaccia di crollare da secoli, o di imparare quelle due parole di giapponese che hai sempre rimandato. E allora, ti concentri, ti metti lì, e senti che la serata è una sorta di piccola gara contro te stesso. Il tuo avversario? La pigrizia, naturalmente. E ogni libro rimesso al suo posto, ogni parola imparata, è una vittoria. Vince chi riesce a resistere più a lungo al richiamo del divano.
E non dimentichiamoci delle sere in cui ci si ritrova inaspettatamente in compagnia. Magari hai deciso di passare una serata tranquilla da solo, e invece suonano alla porta. Amici, parenti, vicini curiosi… chi lo sa! E all'improvviso, il tuo silenzio si trasforma in chiacchiere, risate, brindisi. "Che bella sera, con tutta questa cara!" Ah no, quella l'abbiamo già vista. Diciamo piuttosto: "Che bella sera, con tanta cara!" (intesa come compagnia, eh!). È una serata in cui ti senti parte di qualcosa, in cui condividi momenti. E la compagnia, diciamocelo, è un ingrediente fondamentale per una buona serata. Anche se poi, a fine serata, ti ritrovi a lavare un mucchio di piatti più grande di quello di prima. Ma ne vale sempre la pena, no?

A volte, però, le rime sono un po' più… disperate. Sì, disperate. Tipo quando hai finito il caffè, il gelato è finito, e il tuo partner ti chiede: "Allora, cosa facciamo stasera?". E tu, con un filo di voce, rispondi: "Mah, non so… che sera… che disperazione!". Quelle sere in cui l'ispirazione latita, in cui l'unica cosa che ti viene in mente è guardare il soffitto e contare le crepe. Sono le sere in cui ti senti un po' come un disco rotto, che ripete sempre le stesse cose. E l'unica cosa che ti consola è sapere che domani sarà un altro giorno, e che domani magari sarà una serata un po' meno… disperata.
Pensiamo anche a quelle serate in cui ci si rilassa veramente, in cui ci si abbandona completamente. La musica in sottofondo, una coperta morbida, e quel profumo di… lavanda? No, ma quasi! Diciamo che la sera ha quel profumo di pace ritrovata, di tranquillità. E quando ti senti così rilassato, così sereno, ti viene da pensare: "Questa sera è una vera bagliore!". Un bagliore di pace, di serenità. Quel momento in cui tutto sembra avere senso, anche se non sai spiegare il perché. È come se la sera ti accarezzasse dolcemente, accendendo una piccola luce dentro di te.
E poi c'è la sostanza. La sera, spesso, ci porta a riflettere sulla sostanza delle cose. Cosa è veramente importante? Cosa vale la pena perseguire? Quelle chiacchierate profonde, quelle riflessioni che ti fanno guardare la vita da una prospettiva diversa. "Questa sera mi fa pensare alla sostanza della vita". È come se la sera fosse un filtro, che ci aiuta a distinguere ciò che è effimero da ciò che è duraturo. Ci fa capire cosa conta davvero, cosa ci nutre l'anima. E spesso, scopriamo che la vera sostanza è nelle cose semplici, nelle relazioni, nei momenti condivisi.

Ma torniamo alle rime più leggere, quelle che strappano un sorriso. Pensate a quando siete in macchina, tornando a casa, e vedete il cielo che si tinge di colori incredibili. Un tramonto spettacolare, che ti fa sentire privilegiato. E in quel momento, vi viene da esclamare: "Ma guarda che sera! Sembra una vera opera d'arte!". E lo è, no? La natura ci offre ogni sera uno spettacolo unico, irripetibile. E noi siamo lì, spettatori privilegiati, a goderci questo vero capolavoro.
E che dire di quelle serate in cui vi sentite un po'… altera? Non nel senso di arrabbiata, per carità! Ma nel senso di un po' su di giri, di un po' eccitati. Magari avete letto un libro avvincente, o avete visto un film che vi ha emozionato, o semplicemente avete avuto una giornata particolarmente produttiva. E allora, la sera, vi sentite carichi, pieni di energia. "Questa sera mi sento un po' altera". È quella sensazione di essere vivi, di essere pronti ad affrontare qualsiasi cosa. Anche a lavare altri piatti.
Insomma, cari amici, le parole che fanno rima con sera sono ovunque. Sono negli angoli più impensati della nostra mente, spuntano fuori nei momenti più inaspettati. Sono come piccole scintille che illuminano la nostra quotidianità, che ci ricordano la bellezza delle piccole cose, la poesia nascosta nella normalità. Quindi, la prossima volta che vi trovate ad affrontare una serata, ascoltatevi. Ascoltate le parole che vi girano per la testa. Magari scoprirete che la vostra sera, proprio come una bella melodia, è piena di rime inaspettate. E questa, credetemi, è una vera meraviglia.