Parabola Del Fariseo E Del Pubblicano

Ok, mettiamoci comodi, perché oggi vi racconto una storia succosissima. Una storia che fa parte della Parabola del Fariseo e del Pubblicano. Immaginatevi una di quelle giornate afose, il sole che picchia e... due persone che entrano nel tempio per pregare. Fin qui tutto normale, direte voi.

E invece no! Perché qui inizia il bello. Abbiamo da una parte il Fariseo. E diciamocelo, l'immagine classica del Fariseo è quella di una persona... come dire... un po' troppo sicura di sé. Un tipo che si sente un gradino sopra gli altri, che si guarda allo specchio e pensa: "Cavolo, sono proprio una brava persona!".

Il Fariseo, nel tempio, si mette in bella vista. Un po' come quelli che al concerto si mettono in prima fila e poi filmano tutto con il telefono invece di godersi la musica. E inizia a ringraziare Dio. Ma non un ringraziamento così, sentito. No no. Un ringraziamento tipo: "Oh Dio, grazie perché non sono come quel poveraccio del Pubblicano! Io digiuno due volte a settimana, pago tutte le decime, sono un cittadino modello. Insomma, un santo!".

Insomma, una vera e propria lista della spesa dei suoi meriti. Quasi quasi si aspettava un applauso da parte del cielo. Un po' come quando posti una foto su Instagram e controlli ogni cinque secondi se qualcuno ha messo "mi piace".

Il Pubblicano: un cuore contrito

Dall'altra parte, in un angolino, c'è il Pubblicano. Un uomo che, diciamo così, non era proprio il prototipo dell'angioletto. I Pubblicani, all'epoca, non godevano di una gran reputazione. Erano visti un po' come gli esattori delle tasse di oggi (e sappiamo tutti cosa pensiamo degli esattori delle tasse, no?).

El Fariseo y el Publicano - Catequesis Online
El Fariseo y el Publicano - Catequesis Online

Il Pubblicano, invece, sta lì, a testa bassa. Si batte il petto. Non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo. E dice solo: "Oh Dio, abbi pietà di me, peccatore!". Un messaggio breve, conciso, ma che arriva dritto al punto. Un po' come quando ti scusi sinceramente con qualcuno dopo aver combinato un guaio. Senza scuse, senza giustificazioni. Solo un sincero "mi dispiace".

Il verdetto finale

E qui arriva la parte più importante. Chi, secondo voi, è tornato a casa giustificato, cioè perdonato da Dio? Il Fariseo, tutto tronfio e pieno di sé? Assolutamente no! Ma il Pubblicano. Quello che si è riconosciuto per quello che era: un uomo bisognoso di perdono.

La parabola del fariseo e del pubblicano - La Nuova Bussola Quotidiana
La parabola del fariseo e del pubblicano - La Nuova Bussola Quotidiana
"Vi dico che questo, a differenza dell'altro, tornò a casa giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato."

Questo, in parole povere, significa che l'umiltà è la chiave. Non importa quanto siamo bravi, quanto ci impegniamo, quanto facciamo del bene. Se ci sentiamo superiori agli altri, se ci autocelebraiamo, rischiamo di perdere di vista la cosa più importante: la nostra umanità.

La storia del Fariseo e del Pubblicano ci insegna che non è importante essere perfetti. Ma essere onesti con noi stessi, riconoscere i nostri limiti e chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno. E soprattutto, trattare gli altri con la stessa compassione e lo stesso rispetto che vorremmo ricevere noi.

Quindi, la prossima volta che vi sentite particolarmente bravi e meritevoli, ricordatevi del Fariseo. E cercate di essere un po' più Pubblicano: umili, sinceri e consapevoli delle vostre imperfezioni. Vedrete che la vita sarà molto più bella.