
Allora, parliamoci chiaro. Quanti di voi si sono mai ritrovati davanti a un libro che sembra una montagna insormontabile? Uno di quei tomi che ti guardano storto dallo scaffale, con quella copertina seria che sussurra: "Sei pronto per un viaggio epico, guerriero della lettura?" Io sì, eccome! E spesso, dopo un paio di pagine, mi ritrovo a desiderare di aver scelto quel fumetto colorato che mi guardava con aria più innocente.
Ma poi, ogni tanto, arriva un libro che ti fa cambiare idea. Uno di quei libri che, contro ogni previsione, ti rapisce, ti diverte, ti commuove e ti fa pensare: "Ma come ha fatto questo autore a mettere insieme queste parole in un modo così... geniale?" E questo, miei cari lettori, è esattamente quello che succede con Molto Forte Incredibilmente Vicino di Jonathan Safran Foer.
Immaginatevi questa scena: siete al supermercato, cercate disperatamente l'ultimo pacchetto di biscotti al cioccolato, quelli che sono buoni con il latte, buoni senza latte, buoni anche solo a guardarli. E proprio quando pensate di averli trovati, spunta qualcuno con un carrello gigante e li prende tutti. Ecco, il libro di Foer a volte ti fa sentire un po' così, un po' "mamma mia, ma quanto è pieno questo libro di cose?". Ma allo stesso tempo, proprio come quei biscotti, è così irresistibile che non puoi fare a meno di volerne un altro pezzo.
La storia ruota attorno a Oskar Schell, un bambino di dieci anni di New York. E non è un bambino qualsiasi, no. Oskar è un tipo che pensa, che si pone domande che noi, poveri adulti imbranati, abbiamo dimenticato come fare da tempo. È un bambino che ama gli zingari (nel senso più nobile del termine, ovviamente, quelli con le tende e le carovane che vanno a scoprire il mondo, non quello che a volte sentiamo nei telegiornali), che porta sempre con sé un piccolo zaino con cose utili come una lente d'ingrandimento, una scorta di cracker e un quaderno per appunti. È il tipo di bambino che quando gli si rompe un giocattolo, non si limita a buttarlo via, ma cerca di capire esattamente quale sia il problema, magari con un piccolo microscopio improvvisato.
La tragedia, quella vera, quella che ti stringe lo stomaco come una morsa, arriva quando il padre di Oskar, interpretato magnificamente nel film da Tom Hanks (e diciamocelo, Tom Hanks è come il parmigiano sulla pasta, sta bene con tutto!), muore nell'attacco alle Torri Gemelle l'11 settembre 2001. E qui, il libro non ti sbatte in faccia il dramma in modo gratuito. Ti fa vivere il lutto attraverso gli occhi di Oskar, con la sua innocenza, con la sua confusione, con la sua determinazione quasi infantile, ma incredibilmente potente, a dare un senso a qualcosa che senso non sembra averne.

Un giorno, Oskar trova nell'armadio del padre una strana chiave con sopra scritto "Me Ne". "Me Ne"? Che diavolo significa? E così inizia la sua missione, la sua avventura, la sua caccia al tesoro. La chiave, secondo lui, deve aprire qualcosa di importante, qualcosa che suo padre ha nascosto, qualcosa che lo aiuterà a capire. E questa ricerca lo porterà in giro per tutta New York, da un quartiere all'altro, incontrando personaggi che sono così eccentrici e veri che ti sembrano usciti direttamente dalla tua immaginazione più sfrenata. Ci sono i vicini di casa che sembrano usciti da un film degli anni '70, anziani con storie da raccontare, gente che vive ai margini ma che ha un cuore grande come Manhattan. E ognuno, a modo suo, potrebbe avere la serratura giusta per la chiave di Oskar.
La cosa che rende questo libro così speciale, al di là della trama commovente e intrigante, è il modo in cui è scritto. Jonathan Safran Foer è un mago delle parole. A volte ti fa ridere a crepapelle con le battute geniali di Oskar, con la sua logica a volte surreale ma sempre impeccabile. Altre volte, ti fa venire le lacrime agli occhi senza che tu te ne accorga, con momenti di pura poesia e di profonda tristezza. E poi, ci sono le piccole cose, i dettagli. Le foto che sono inserite nel libro, alcune che sembrano fatte con una Polaroid sbiadita, altre che sono delle vere e proprie opere d'arte. Queste immagini non sono solo ornamenti, sono parte integrante della storia, ti aiutano a vedere il mondo attraverso gli occhi di Oskar, ti fanno sentire ancora più vicino a lui, a casa sua, alla sua New York.

Pensateci: quante volte abbiamo visto un film o letto un libro e abbiamo pensato: "Ma perché il protagonista non fa quella cosa ovvia?". Ecco, Oskar è proprio il tipo di personaggio che fa cose ovvie, ma in modo così commovente e determinato che ti ritrovi a fare il tifo per lui come se fosse il tuo migliore amico. A volte ti sembrerà un po' matto, un po' fuori dagli schemi, ma è proprio questa sua "diversità" che lo rende così umano, così vero, così incredibilmente vicino a ognuno di noi.
E la bellezza di questo libro sta anche nel fatto che, anche se parla di un evento così terribile come l'11 settembre, non è un libro cupo o deprimente. Anzi! È un inno alla vita, all'amore, alla resilienza. È un libro che ti ricorda che anche nei momenti più bui, c'è sempre una chiave da trovare, una porta da aprire, una speranza a cui aggrapparsi. È come trovare un arcobaleno dopo un temporale, solo che l'arcobaleno è fatto di parole, di emozioni e di un bambino con una missione.

Quindi, se vi capita di vedere questo libro sullo scaffale, non lasciatevi intimidire dalla sua mole. Dategli una possibilità. Lasciate che Jonathan Safran Foer vi porti per mano nella New York di Oskar, nella sua ricerca, nel suo mondo fatto di piccole grandi scoperte. Preparatevi a ridere, a piangere, a sorridere e, soprattutto, a sentirvi un po' più ricchi dentro. Perché questo, miei cari amici, è uno di quei libri che ti entrano nell'anima e ci restano per sempre. Un vero gioiello, un'opera d'arte moderna, un'avventura indimenticabile. Parole come "straordinario", "magistrale", "indimenticabile" non bastano a descriverlo. Dovete viverlo!