
Confessione a cuore aperto: io e le messe di suffragio non andiamo molto d'accordo. Lo so, lo so, dirlo ad alta voce è quasi un'eresia. Soprattutto considerando l'aria contrita di certi parenti. Ma... ditemi se non vi è mai capitato.
Entri in chiesa, l'organo che quasi ti sbatte fuori dall'edificio con la sua potenza. Cerchi di riconoscere i lontani cugini che hai visto l'ultima volta al matrimonio di zio Gennaro. E lì inizia il balletto dei saluti impacciati. Baci sulla guancia che manco sai se sono uno o due. "Come stai?" "Tutto bene, tu?" Risposte di circostanza, ovviamente. Nessuno ammetterà mai di avere mal di schiena o problemi con la suocera. Meglio il silenzio.
Poi arriva Don Salvatore. Un'omelia che sembra durare quanto l'eternità. Parole, parole, parole. Sul defunto, naturalmente. Tutte bellissime, per carità. Ma ammettiamolo: quante volte si sentono le stesse cose? "Era una persona buona", "Amava la famiglia", "Un gran lavoratore". Ok, Don Salvatore, abbiamo capito. Era San Francesco redivivo.
E poi, la parte migliore: il foglietto con la preghiera. Rigorosamente in latino. Chi sa ancora il latino, alzi la mano! Io, personalmente, mi limito a mormorare qualcosa che suoni vagamente simile. Spero che San Pietro non mi bocci all'ingresso del Paradiso per questo.
La vera sfida: sopravvivere al dopo-messa
Usciti dalla chiesa, inizia il vero tour de force. La fila per stringere la mano ai parenti stretti. Condoglianze a profusione. Sguardi tristi e profondi. E tu che cerchi di non ridere, perché ti è appena venuto in mente un aneddoto esilarante sul defunto. Ma no, devi mantenere un'aria grave e rispettosa. Difficilissimo.

Poi, immancabile, il rinfresco. Spesso a casa del defunto. Panini tristi, pizzette orfane, e quel vino rosso che ti macchia i denti per tutto il pomeriggio. E lì, tra un boccone e l'altro, inizia la gara a chi conosceva meglio il defunto. "Eh, io e lui... quante partite a carte!" "No, guarda, io e lei eravamo inseparabili al mercato!". Certo, certo. Proprio inseparabili.
Un'ammissione impopolare
Non fraintendetemi, rispetto il dolore di tutti. Anzi, lo ammiro. Ma a volte mi sembra che le messe di suffragio siano più un rito sociale che un vero atto di fede. Un modo per far vedere che ci siamo, che partecipiamo al dolore. Un po' come mettere "Mi piace" a un post su Facebook con scritto "RIP". Un gesto carino, ma... quanta sostanza c'è dentro?

Forse, invece di far dire messe su messe, sarebbe più bello ricordarsi del defunto con un sorriso. Magari raccontando un aneddoto divertente. O semplicemente pensando a lui mentre facciamo qualcosa che gli piaceva. Che ne dite? Forse sono solo io, ma... non vi sembra un'idea migliore?
E poi, diciamocelo: preferirei usare i soldi della messa per fare una donazione in beneficenza. O magari per comprarmi un paio di scarpe nuove. Ecco, l'ho detto. Sarò dannato per l'eternità?
"Ma no, dai. Un'anima in più in Paradiso non fa male a nessuno!" - Parola di zia Concetta.
Forse ha ragione lei. Ma io, nel dubbio, mi preparo già all'ennesima messa di suffragio. E mi porto dietro una caramella. Che le omelie di Don Salvatore mettono una fame...