
Ma è mai possibile che noi italiani siamo ossessionati dalla felicità? Cioè, seriamente. Non basta volere una buona pizza e un bel sole, dobbiamo pure analizzare il concetto di "merito di essere felici"? Pare proprio di sì!
Felicità: un diritto, un dovere... o un miraggio?
Chi non ha mai sentito la frase "Te lo meriti di essere felice!"? Di solito, la diciamo a qualcuno che ha passato un periodo difficile, quasi a volergli dare una pacca sulla spalla e un lasciapassare per la gioia. Ma a pensarci bene, è un po' strano, no? Come se la felicità fosse un premio, un bonus che si sblocca dopo aver superato un livello particolarmente tosto della vita.
E poi, chi stabilisce chi merita cosa? C'è un giudice supremo della felicità che assegna punteggi in base alle nostre sventure? Immaginate la scena: "Signor Rossi, vedo che ha perso il lavoro, ma ha anche aiutato una vecchietta ad attraversare la strada... Diciamo che le concedo un 'felicità parziale'. Potrà sorridere solo a giorni alterni." Assurdo, vero?
Quando la felicità sembra una punizione
A volte, il problema è che ci sentiamo quasi in colpa ad essere felici. Magari stiamo passando un periodo d'oro, ma intorno a noi ci sono persone che soffrono. E allora scatta un meccanismo strano: ci auto-sabotiamo, trovando motivi per essere tristi, come se la felicità fosse una sorta di sgarbo nei confronti degli altri. È come se pensassimo: "Non posso ridere troppo forte, altrimenti qualcuno si sentirà male!"
Ma questo è un errore! La felicità non è una risorsa limitata che va centellinata. Anzi, più siamo felici noi, più possiamo irradiare positività intorno a noi. Un po' come quando si dice "sorridere fa bene al cuore... e anche a chi ti guarda!".

Il paradosso del "merito"
Ecco il bello (o il brutto, dipende dai punti di vista): il concetto di "merito di essere felice" è intrinsecamente contraddittorio. Perché se la felicità dipendesse solo dai nostri meriti, allora chi ha avuto una vita più difficile non la raggiungerebbe mai? E che dire di chi, semplicemente, non ha la "stoffa" per essere felice, anche se si impegna al massimo? Sarebbe condannato all'infelicità eterna?
Fortunatamente, la realtà è molto più sfumata. La felicità non è un'equazione matematica che si risolve sommando buone azioni e sottraendo sfortuna. È qualcosa di molto più complesso, che dipende da una miriade di fattori: la nostra genetica, il nostro ambiente, le nostre esperienze, e soprattutto, la nostra capacità di guardare il mondo con occhi positivi.

In fondo, forse dovremmo smetterla di pensare se ci meritiamo o meno di essere felici, e concentrarci semplicemente sul provare ad esserlo. Magari iniziando con un sorriso, un abbraccio, o semplicemente, con un bel piatto di pasta!
Citando qualcuno di molto saggio (forse l'ho inventato io, non importa):
"La felicità non si merita, si coltiva."