
Sapete, a volte mi capita di pensare a quella scena iconica in cui Buzz Lightyear, nella saga di Toy Story, scopre di non essere un vero astronauta. Ricordate? Quel momento di pura confusione e disillusione. Ecco, immaginatelo con un cappello da laureato del MIT. Magari non una disillusione, ma sicuramente un momento di profonda riflessione su cosa significhi essere uscito da una delle istituzioni più prestigiose del mondo.
Il Massachusetts Institute of Technology, o MIT per gli amici (e diciamocelo, chi non vorrebbe essere amico del MIT?), sforna geni a palate. E non parlo solo di scienziati noiosi con gli occhiali spessi. Parlo di gente che ha letteralmente cambiato il mondo, o almeno la nostra percezione di esso.
Pensate un po' a queste menti brillanti che hanno calcato i corridoi di Cambridge. Non sono solo nomi su un muro di una scuola, sono persone che hanno avuto un impatto enorme. Diciamo che se il mondo fosse un grande progetto di ingegneria, loro ne sarebbero stati i progettisti principali, con un sacco di revisioni e miglioramenti in corso d'opera.
Chi sono questi personaggi da copertina (anche se di solito non finiscono sulle riviste di gossip, ma più su quelle di scienza e tecnologia, ma hey, ognuno ha i suoi gusti!)?
- Buzz Aldrin: Sì, proprio lui! Il secondo uomo sulla Luna. Immaginate la faccia di Buzz Lightyear se avesse saputo che un suo quasi omonimo ha davvero messo piede su un altro pianeta. Mica male, eh?
- Noam Chomsky: Ok, questo è un nome che sentirete spesso se vi interessa la linguistica o la filosofia politica. Un vero pensatore con la P maiuscola.
- Ben Bernanke: Avete presente la crisi finanziaria del 2008? Lui era uno dei pilastri per gestirla. Mica uno che si tira indietro quando le cose si fanno complicate.
- Drew Houston: Il fondatore di Dropbox. Pensate a quanti file abbiamo salvato grazie a lui. Quanti draft salvati all'ultimo secondo! Un eroe moderno, diciamocelo.
E questi sono solo alcuni esempi, giusto per darvi un'idea. Il MIT è un crogiolo di innovazione, dove idee folli diventano realtà che poi noi tutti usiamo senza pensarci troppo. Dalla robotica alla programmazione, dall'intelligenza artificiale alla scoperta scientifica, c'è sempre qualcuno con un badge MIT che sta lavorando a qualcosa di pazzesco.

La cosa che mi affascina di più è come queste persone, partendo da un punto di partenza così elevato (una formazione d'élite, diciamolo), abbiano avuto il coraggio di sperimentare, di fallire e di rialzarsi. Non è solo questione di intelligenza pura, è anche una questione di mentalità. Quella che ti dice: "Ok, questo non ha funzionato, ma cosa ho imparato?".
Insomma, la prossima volta che sentirete parlare di MIT, pensate a queste storie. A quelle persone che, come Buzz Lightyear, hanno avuto la loro rivelazione, ma invece di scoprire di essere un giocattolo, hanno scoperto di poter essere qualcosa di straordinario. E diciamocelo, è un pensiero che mette un po' di sana invidia, vero?