Lo Stilista Che Vestiva Audrey Hepburn

Allora, immaginatevi una scena: siete seduti al vostro bar preferito, vi arriva un cappuccino con quella schiumetta che sembra fatta apposta per essere fotografata, e vi si avvicina un amico, quello che inizia sempre con: "Ma lo sai che...?" Ecco, oggi io sarò quel vostro amico, ma invece di parlarvi di alieni o di misteri irrisolti, vi racconterò una storia di pura magia sartoriale, di creatività che volava più in alto di un aquilone in una giornata di sole, e di una musa che faceva sembrare un sacco di patate un abito da sera. Sto parlando, ovviamente, de Lo Stilista Che Vestiva Audrey Hepburn.

E non sto parlando di uno stilista qualunque, eh. Oh no. Stiamo parlando di uno che, diciamocelo, aveva il dono della genialità pura, un po' come se avesse letto il manuale di istruzioni per creare stile divino e poi avesse deciso di riscriverlo con un pennarello scintillante. Sto parlando di Hubert de Givenchy. Sì, esatto. Quello del profumo che forse avete ancora in bagno, quello che ha fatto sognare generazioni di donne con le sue creazioni. Ma prima che diventasse il Re Mida della moda, era solo un ragazzo con un sogno e una passione per i tessuti che quasi probabilmente parlava con le stoffe mentre le tagliava.

Sapete, la storia di Givenchy e Audrey è un po' come quelle favole moderne, ma con meno draghi e più seta. Non c'è un principe azzurro, ma c'è un designer con un talento da vendere e una donna che era così incredibilmente chic da far sembrare la sua ombra un accessorio di alta moda. Si sono incontrati nel 1953, un anno che, a quanto pare, è stato un po' un anno magico per la moda. Audrey era una giovane attrice in ascesa, fresca di successo con "Vacanze Romane" – e diciamocelo, chi non sogna di fare una vacanza romana e finire per incontrare Gregory Peck e mangiare un gelato in piazza di Spagna? Io di sicuro!

Lei era arrivata a Parigi per farsi fare degli abiti per il suo prossimo film, "Sabrina". Immaginate la scena: la giovanissima, bellissima, ma ancora un po' inesperta Audrey, che entra nello studio di un giovane e ambizioso stilista. E lui? Lui la vede e... boom! Colpo di fulmine stilistico. Era come se avessero aspettato l'uno per l'altra. Audrey aveva quella sua aria un po' eterea, un po' da bambina, ma con uno sguardo che ti penetrava l'anima. Givenchy, dal canto suo, era un artista. Non creava vestiti, creava sogni indossabili.

La prima collaborazione fu per "Sabrina". E qui viene il bello. Audrey, per una scena, chiedeva un abito da sera, qualcosa di veramente speciale. Givenchy, questo pazzo geniale, le propone una serie di bozzetti. E tra questi c'era quello che diventerà l'iconico abito nero. Pensateci un attimo. Un abito nero. Oggi sembra una banalità, ma all'epoca, un abito nero da sera, così semplice eppure così impeccabile, era una rivoluzione. Era come dire: "Sono elegante, sono sofisticata, e non ho bisogno di urlarlo con paillettes che ti accecano o con stratificazioni di stoffa che ti fanno sembrare un meringa gigante".

Audrey Hepburn avrebbe 90 anni: tutte le volte che ha ispirato la moda
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Audrey lo indossò, e il resto, come si dice, è storia. Quell'abito, in "Sabrina", fece capire al mondo intero chi era Audrey Hepburn e chi era Hubert de Givenchy. Era una partnership che funzionava a meraviglia. Lei era la sua musa, la sua perfetta ambasciatrice. Lui, con le sue forbici e il suo estro, era il suo alchimista personale. Creava per lei capi che sembravano fatti su misura per la sua anima, non solo per il suo corpo. Capi che la facevano sentire a suo agio, sicura di sé, e incredibilmente radiosa.

E non parliamo solo di abiti da sera, eh. Givenchy ha vestito Audrey per la vita. Dal suo guardaroba quotidiano a quello per i red carpet. Pensate a quel tailleur bianco e nero indossato in "Colazione da Tiffany". Un altro capolavoro. Quel tubino nero, la collana di perle, gli occhiali da sole. È diventato un'icona senza tempo. E tutto questo è merito di Givenchy. Lui ha capito che la vera eleganza non è ostentazione, ma una sorta di understatement sofisticato. Era come se dicesse: "Sì, sono vestita bene, ma non è necessario che ti dica quanto mi è costato o quanto tempo ci ho messo. L'ho indossato e basta. E mi sento benissimo".

Lo stilista e l’attrice-icona. In mostra una lezione di stile - La Stampa
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Sapete, una delle cose che mi affascina di più di questa storia è come Givenchy abbia saputo cogliere la personalità di Audrey e tradurla in moda. Lei era una donna forte, indipendente, ma anche incredibilmente dolce e un po' vulnerabile. I suoi abiti riflettevano questo equilibrio perfetto. Erano femminili, ma non fragili. Raffinati, ma non aristocratici. E soprattutto, erano comodi. Sì, avete capito bene. Comodi! Givenchy non faceva vestiti che ti facevano urlare dal dolore ogni volta che ti muovevi. Creava capi che ti permettevano di vivere la tua vita, di ballare, di ridere, di correre – se necessario, ovviamente!

E poi c'era quella cosa incredibile che lui faceva: vestiva Audrey con i suoi abiti come se fosse la sua personalissima bambola di alta moda. Ma non in modo inquietante, no! Era una collaborazione artistica. Lui le diceva: "Audrey, prova questo, fidati di me." E lei, con quel suo sorriso che poteva sciogliere i ghiacciai, rispondeva: "Certo, Hubert. So che tu sai." Era una fiducia reciproca che traspare da ogni scatto fotografico, da ogni scena dei film.

Una curiosità che forse non tutti sanno? Givenchy in realtà aveva pensato di chiamare Audrey "La regina della seta" o qualcosa di simile, ma poi si è accontentato di chiamarla la sua musa. E chi può biasimarlo? Era una musa che valeva oro, o meglio, valeva un guardaroba intero di alta moda. E non parliamo solo di abiti. Givenchy ha anche creato per Audrey dei look per la sua vita privata. Immaginatevi Audrey che va a fare la spesa con un impeccabile tailleur Givenchy, o che passeggia per il parco con un cappotto che sembra uscito da una rivista di moda patinata. Non era solo un'attrice, era una vera e propria ambasciatrice dello stile.

Morto Hubert de Givenchy, lo stilista di Audrey Hepburn e Jackie
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E sapete una cosa? Quel tubino nero che avete in armadio, quello che mettete quando volete sentirvi un po' più... uhm, diciamo "femme fatale" senza dover spiegare tutto con un discorso di tre ore? Quel tubino nero, in parte, lo dobbiamo a lui. A Hubert de Givenchy, che ha elevato questo capo da semplice pezzo di guardaroba a vero e proprio simbolo di stile. Prima di lui, il nero era un po' snobbato, riservato ai momenti di lutto o alle occasioni molto formali. Lui ha detto: "No, signori e signore, il nero è chic. Il nero è potente. Il nero è per sempre."

E la cosa che mi fa sorridere di più? Givenchy era così ossessionato dal dettaglio che si dice avesse dei provini per le sue creazioni. Immaginatevi un capo che deve superare un esame finale prima di poter essere presentato al pubblico. Probabilmente il capo veniva esaminato da un panel di critici tessili, da un comitato di esperti di caduta del tessuto, e forse anche da un piccolo gruppo di elefanti, solo per assicurarsi che reggesse il peso di essere semplicemente splendido. Ok, forse non gli elefanti, ma capite il concetto.

Audrey Hepburn: il suo stile iconico in 25 foto rare
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Ma tornando seri per un attimo, o quasi. Il vero genio di Givenchy è stato quello di creare abiti che fossero eterei ma anche pratici. Cioè, non dovevi avere un esercito di assistenti per indossare un suo vestito. Bastava metterlo e magicamente diventavi una dea. E questa è una cosa che, diciamocelo, ci manca un po' nel mondo della moda di oggi. Quella semplicità che nasconde una complessità incredibile.

La loro collaborazione è durata per decenni. Dagli anni '50 fino agli anni '80. Una vita intera, fatta di tessuti, di idee, di sogni e di incredibile bellezza. Givenchy ha letteralmente plasmato l'immagine di Audrey Hepburn per il mondo. E Audrey, con la sua grazia innata, ha dato vita ai suoi abiti, rendendoli ancora più magici di quanto già non fossero. Era un sodalizio perfetto, come il vino rosso con il formaggio stagionato, o come una giornata di sole dopo una settimana di pioggia.

Quindi, la prossima volta che vedete un film con Audrey Hepburn, o che ammirate una fotografia di lei, ricordatevi di quel giovane stilista francese che non solo le ha messo addosso degli abiti, ma le ha regalato un'aura di eleganza immortale. Hubert de Givenchy e Audrey Hepburn: un binomio che ha riscritto le regole del glamour, dimostrando che la vera moda è quella che ti fa sentire speciale, senza però farti dimenticare chi sei. E questo, amici miei, è un insegnamento che vale più di mille abiti costosi. Ora, se mi scusate, vado a cercare un tubino nero che mi faccia sentire un po' più Audrey. Magari con un bel cappotto di cammello... ok, forse sono andato un po' troppo oltre. Ma ci proviamo!"