Lingue Moderne Per La Comunicazione E La Cooperazione Internazionale

Ah, la comunicazione internazionale! Un argomento che, diciamocelo, fa subito pensare a conferenze noiose, discorsi lunghissimi e, diciamocelo ancora di più, a gente che parla lingue complicate.

Ma siamo onesti. Quante volte abbiamo sentito frasi tipo: "Serve un inglese fluente per fare affari nel mondo!" o "Il mandarino è la lingua del futuro!"? Sembra quasi che per lavorare con persone da altri paesi, tu debba per forza essere un poliglotta da Guinness dei Primati. E se ti dicessi che forse, dico forse, stiamo guardando la cosa un po' troppo da vicino?

Pensateci. Abbiamo tutti quel parente, quell'amico, quel collega che, con un inglese che farebbe piangere Shakespeare, riesce comunque a farsi capire. E non solo farsi capire, ma a chiudere affari, a fare amicizia, a farsi dare indicazioni per trovare la migliore pizza a New York.

E questo mi porta alla mia piccola, e forse impopolare, opinione: le lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale sono molto più flessibili di quanto pensiamo. Molto, molto più flessibili.

Ricordo una volta, in un mercatino di Marrakech. Io, con il mio italiano scolastico e qualche parola di francese arrugginito. Di fronte a me, un venditore che parlava solo arabo. Non un solo, singolo, piccolo vocabolo di una lingua che potessi minimamente riconoscere. Eravamo tipo due naufraghi su isole linguistiche separate.

Ho provato con il francese. Silenzio. Ho provato con l'inglese. Silenzio ancora più profondo. E poi, quasi per magia, ho visto la sua mano muoversi. Un gesto. Un sorriso. Poi ho indicato il tappeto che mi piaceva. Lui ha alzato le dita: "Dieci". Io ho fatto cenno di no. Lui ha mostrato di nuovo le dita, ma con un gesto più rapido, quasi a dire "Questo è il mio prezzo finale!".

Giornata Europea delle Lingue 2022.jpg | LINGUE PER LA COMUNICAZIONE
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E abbiamo chiuso l'affare. A gesti. Con un sorriso. Con la buona volontà.

Ecco, questo per me è il cuore della comunicazione internazionale. Non è solo la grammatica perfetta, non è il vocabolario infinito. È la voglia di connettersi. È l'empatia. È la capacità di usare qualsiasi strumento a disposizione, anche un dito puntato, per dire "Capisco" o "Non capisco, ma voglio capire".

Certo, conoscere le lingue è un vantaggio. Non dico di no. Se puoi discutere di filosofia con un intellettuale giapponese nella sua lingua madre, beh, è fantastico. Se puoi negoziare un contratto in tedesco con una multinazionale di Berlino, ottimo. Ma è davvero l'unica via?

Corso di Laurea Magistrale in Lingue moderne per
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Pensate a tutte le startup italiane che esportano prodotti in tutto il mondo. Molti di loro non hanno un team di traduttori professionisti per ogni singola lingua. Usano traduttori automatici (che fanno ridere, diciamocelo), si affidano a qualche dipendente che ha studiato un po' di inglese al liceo, e soprattutto, puntano sulla qualità del prodotto e sulla passione. La passione, gente, quella è una lingua universale.

E la cooperazione internazionale? A volte sembra che ci vogliano esperti linguisti per salvare il mondo. Ma quante volte abbiamo visto immagini di volontari in giro per il globo che, con sorrisi e gesti, riescono a costruire un ponte, a distribuire aiuti, a insegnare qualcosa a qualcuno?

Non sto dicendo che dobbiamo smettere di studiare le lingue. Assolutamente no. Ma forse dovremmo smetterla di vederle come l'unico, insormontabile ostacolo. Forse dovremmo celebrare di più quelle piccole, grandi vittorie di comunicazione ottenute a fatica, con un vocabolario scarso ma con un cuore grande.

Laurea Magistrale Online in Lingue Moderne per la Comunicazione
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Pensate al signor Luigi, che vende pasta fatta in casa a Parigi. Il suo francese è un disastro. Ma i suoi clienti francesi, adorano la sua pasta. Vanno da lui, gli mostrano il numero di pacchi che vogliono, pagano e se ne vanno felici. E il signor Luigi, sorride e dice "Merci!" con un accento così marcato che ti viene voglia di imparare l'italiano solo per sentirlo.

O pensate all'imprenditore cinese che vuole vendere i suoi gadget in Italia. Magari il suo inglese è maccheronico. Ma ha studiato un po' di italiano per le vacanze, e si presenta con un sorriso e un catalogo pieno di foto bellissime. E i suoi interlocutori italiani, pur con qualche difficoltà, riescono a capirlo perché vedono la sua determinazione e la chiarezza del suo prodotto.

E la cooperazione? Quella è fatta di persone che si mettono insieme per un obiettivo comune. Che sia costruire un pozzo in Africa o sviluppare un nuovo vaccino. La lingua è uno strumento, certo. Ma la volontà di collaborare, quella è la vera forza motrice.

Concorsi per laureati in Lingue moderne da non perdere (LM-38)
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Quindi, la mia esortazione è questa: non lasciatevi intimidire dalla prospettiva di dover imparare il coreano o il russo solo per scambiare due chiacchiere con un potenziale partner commerciale. Certo, se avete la passione e il tempo, fatelo! Ma ricordatevi che la comunicazione è un'arte fatta di ascolto, di gesti, di sorrisi, di pazienza e, soprattutto, di buona volontà.

Magari, la prossima volta che dovrete parlare con qualcuno da un altro paese, invece di preoccuparvi di aver usato la congiuntivo sbagliato in spagnolo, provate a sorridere di più. A usare le mani. A fare quelle espressioni facciali che tutti capiamo, indipendentemente dalla lingua.

Perché, in fondo, non siamo tutti un po' come quel venditore di tappeti a Marrakech? Alla ricerca di un modo per capirci, per scambiare, per connetterci, anche con un vocabolario da due soldi. E, diciamocelo, a volte, quelle sono le interazioni più autentiche e divertenti.

Quindi, viva le lingue, certo. Ma viva ancora di più la voglia di comunicare, che è il vero motore della cooperazione internazionale. Anche con un inglese che fa piangere, o con un italiano che fa sorridere.