
Nel silenzio del cuore, là dove l'anima si spoglia di ogni vanità, risuona un eco lontano, un sussurro di grazia e di dolore, un mistero profondo che ci conduce alle pendici del Monte della Verna. Lì, in quel luogo aspro e solitario, la presenza divina si manifestò in un modo tanto ineffabile quanto sconvolgente, imprimendo nel corpo di San Francesco un sigillo d'amore: Le Stimmate.
Non è semplice comprendere, con la sola ragione, la portata di un evento così singolare. Le stimmate non sono semplici ferite, non sono cicatrici impresse dalla sofferenza. Sono, piuttosto, un'eco visibile della passione di Cristo, un segno tangibile dell'amore infinito che Egli ha riversato sull'umanità. Un amore che San Francesco, nel suo ardente desiderio di conformarsi al Maestro, accolse nel suo cuore, permettendogli di trasfigurare la sua carne.
Immaginiamo, per un istante, la profonda intimità di quel momento. Francesco, immerso nella preghiera, rapito in estasi contemplativa. Il suo sguardo fisso al Crocifisso, la sua anima assetata di Dio. Un Serafino alato, figura celestiale, gli appare, portando con sé l'immagine del Cristo sofferente. Ed è in quell'istante di grazia, in quel dialogo silenzioso tra l'anima e il divino, che le stimmate si imprimono nel suo corpo, segnandolo per sempre.
Cinque piaghe, simili a quelle che Cristo patì sulla croce: mani, piedi e costato. Ferite che sanguinano, ferite che dolgono, ma che sono, soprattutto, ferite d'amore. Un amore che trasforma il dolore in offerta, la sofferenza in redenzione. San Francesco non si ribellò a quella sofferenza. La accolse, la abbracciò, comprendendo che era un mezzo per unirsi ancora più profondamente al suo amato Signore.
E cosa ci insegna, oggi, il mistero delle stimmate? Ci invita, innanzitutto, all'umiltà. Francesco, pur essendo un uomo straordinario, non si sentì mai superiore agli altri. Riconobbe sempre la sua piccolezza, la sua fragilità, la sua dipendenza da Dio. Le stimmate, in questo senso, sono un monito a non lasciarci inorgoglire, a non considerarci autosufficienti, ma a riconoscere che tutto ciò che abbiamo e che siamo è un dono gratuito di Dio.

Ci spinge, poi, alla gratitudine. Francesco ringraziò sempre Dio per ogni cosa: per il sole che splende, per l'acqua che disseta, per il cibo che nutre, per la bellezza del creato. Le stimmate, in questo senso, sono un invito a non dare nulla per scontato, a saper apprezzare le piccole gioie della vita, a ringraziare Dio per ogni benedizione che ci concede.
E, soprattutto, ci esorta alla compassione. Francesco amò il prossimo come se stesso, si fece vicino ai poveri, ai sofferenti, agli emarginati. Le stimmate, in questo senso, sono un invito a non chiudere il nostro cuore al dolore degli altri, a farci carico delle loro sofferenze, a tendere loro una mano, a condividere con loro ciò che abbiamo.

Le Stimmate di San Francesco non sono, dunque, un evento da ammirare da lontano, con curiosità o incredulità. Sono, piuttosto, un invito a entrare nel mistero dell'amore divino, a lasciarci trasformare dalla sua grazia, a vivere una vita più autentica, più umile, più grata e più compassionevole.
Chiudiamo gli occhi, per un istante, e immaginiamo di trovarci anche noi ai piedi del Monte della Verna. Sentiamo il vento che soffia tra gli alberi, il profumo della terra, il silenzio della natura. E, nel profondo del nostro cuore, invochiamo San Francesco, affinché ci aiuti a comprendere il significato delle sue stimmate, a vivere il Vangelo con gioia e con amore, a seguire le orme di Cristo, fino alla fine dei nostri giorni.
Preghiamo: Signore, fa' di me uno strumento della tua pace. Dove c'è odio, fa' ch'io porti l'amore. Dove c'è offesa, ch'io porti il perdono. Dove c'è discordia, ch'io porti l'unione. Dove c'è dubbio, ch'io porti la fede. Dove c'è disperazione, ch'io porti la speranza. Dove ci sono le tenebre, ch'io porti la luce. Dove c'è tristezza, ch'io porti la gioia. O Maestro, fa' che io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare; di essere compreso, quanto di comprendere; di essere amato, quanto di amare. Poiché è dando, che si riceve; perdonando, che si è perdonati; morendo, che si risuscita a vita eterna. Amen.