
Ricordo ancora quando ero bambino, e il Festival di Sanremo era quell'evento sacro che riuniva tutta la famiglia sul divano. Mia nonna, con il suo grembiule ancora un po' infarinato di farina, commentava ogni canzone con un misto di approvazione e critica pungente. Mio zio, invece, era più interessato alle polemiche che serpeggiavano dietro le quinte, quelle che poi i giornali avrebbero amplificato per settimane. Era un rituale, un appuntamento fisso che scandiva l'anno. E oggi, a distanza di tanti anni, eccoci qui, alla vigilia del Festival di Sanremo 2026, con lo stesso brivido nell'aria, anche se magari la nonna non c'è più e lo zio ora segue tutto via streaming, sbuffando davanti al telecomando. La magia, però, è rimasta.
E proprio di questa magia, di questa attesa febbrile, voglio parlarvi oggi. Siamo a poche ore dall'inizio della kermesse che infiamma l'Italia intera. Le luci dell'Ariston sono pronte ad accendersi, i fiori freschi stanno per essere sistemati con cura maniacale, e i cantanti sono lì, in bilico tra l'entusiasmo e il terrore di una gaffe epocale. Ma chi sono le persone che dovranno gestire questo turbine di emozioni, di speranze e, diciamocelo, di innumerevoli critiche (preparatevi, perché piovono sempre!)? Stiamo parlando, ovviamente, dei conduttori di Sanremo 2026.
L'aria è elettrica. Si respira un misto di caffè forte, profumo di laccato per capelli e, temo, anche un pizzico di ansia da prestazione. Ho avuto la fortuna (e la faccia tosta, ammettiamolo) di carpire qualche battuta, qualche sospiro e qualche sguardo furtivo durante le ultime, concitatissime prove. È un vero e proprio dietro le quinte, un assaggio di quello che sta per succedere, quello che noi spettatori vedremo solo nella sua versione patinata e curatissima. Ma dietro quella patina, c'è un lavoro immenso, una squadra che corre e un conduttore (o una coppia di conduttori, chissà!) che deve essere pronto a tutto. Davvero, a tutto.
Immaginate la scena: manca pochissimo, il countdown è quasi terminato. E lì, davanti a uno specchio che riflette luci abbaglianti, c'è chi si fa un ultimo selfie con il panico negli occhi, chi ripete mentalmente il nome della prima canzone in scaletta per la decima volta, e chi, con un sorriso tirato ma determinato, cerca di infondere coraggio ai colleghi. È un momento unico, una sorta di rito di passaggio prima di salire sul palco più discusso d'Italia. E le interviste alla vigilia? Ah, quelle sono un tesoro inestimabile per chi, come me, ama sbirciare oltre il sipario.
Mi sono ritrovato a chiacchierare, in modo del tutto informale, con alcuni dei volti che più probabilmente vedremo brillare sul palco dell'Ariston. Non aspettatevi dichiarazioni ufficiali o promesse di rivoluzioni musicali epocali, eh! Qui parliamo di chiacchiere da corridoio, di impressioni a caldo, di quella piccola follia che precede un evento di tale portata. È un po' come chiedere a un nuotatore cosa pensa un secondo prima di tuffarsi in piscina: un misto di concentrazione assoluta e un sottile filo di sana paura.
L'Attesa Inizia a Farsi Sentire
La prima impressione che ho avuto è stata quella di una collaborazione serrata. Non c'è spazio per individualismi estremi in queste ore. Tutti, dai dirigenti Rai ai tecnici delle luci, passando per gli stylist e, ovviamente, i conduttori, sono concentrati sullo stesso obiettivo: far funzionare tutto a meraviglia. E i conduttori, in particolare, sembrano aver assorbito questa atmosfera di squadra.

Ho incontrato un nome che circola con insistenza per la conduzione. Diciamo che è un volto che conosciamo bene, uno di quelli che hanno fatto la gavetta e che ora si affacciano a questo palco con una maturità invidiabile. Mi ha confessato, con un sorriso un po' stanco ma sincero: "Sai, è un'emozione pazzesca, ma anche una responsabilità enorme. Pensa, milioni di persone ci guarderanno. Devo essere perfetto. O almeno, provarci sul serio."
Mi ha raccontato di come abbia passato le ultime settimane a studiare le canzoni, a immaginare le battute, a cercare il giusto tono per ogni momento. "Non è solo leggere un gobbo, eh!" mi ha detto, quasi a leggere nei miei pensieri. "Devi entrare in sintonia con gli artisti, devi creare un'atmosfera. E poi, ci sono sempre gli imprevisti. Non puoi mai sapere cosa succederà sul palco." Ha fatto una pausa, poi ha aggiunto con un pizzico di ironia: "Spero solo di non inciampare sui tacchi, questa sarebbe la notizia del secolo, altro che vincitore!"
Ed è proprio questo il bello, no? L'umanità dietro i riflettori. Quelle piccole crepe nella perfezione che ci fanno sentire più vicini a loro. È come se, per un attimo, ci dicessero: "Siamo umani anche noi, siamo emozionati, siamo un po' spaventati, proprio come voi quando dovete fare una presentazione importante al lavoro."
Un altro personaggio, di cui non faccio il nome per ovvi motivi di discrezione giornalistica (ma che immagino abbiate già intuito!), mi ha fatto ridere con una battuta sulle canzoni. "Ho ascoltato tutto, ma alcune le devo ancora capire bene," mi ha detto, con un'espressione tra il divertito e il perplesso. "Spero di riuscire a fare delle domande intelligenti e non solo 'Allora, cosa ti ha ispirato questa canzone?' che ormai è diventata un cliché. Voglio scavare un po' di più, capire le emozioni dietro."

Questa è la sfida, per loro. Non essere solo dei lettori di scaletta, ma degli animatori del Festival. Devono guidare il pubblico attraverso le emozioni, creare quel filo conduttore che lega un'esibizione all'altra, un momento di commozione a uno di puro divertimento. E ci riusciranno? Beh, dalle chiacchiere informali che ho potuto registrare, la voglia c'è, eccome se c'è.
Tra Battute e Impegni Serrati
Ho avuto anche l'occasione di incrociare una collega, una donna dal fascino discreto e dall'intelligenza tagliente. Il suo sguardo era intenso, concentrato. Mi ha confidato: "Sto studiando ogni minima sfumatura dei testi delle canzoni. Voglio capire il messaggio, l'intenzione. E poi, ovviamente, c'è tutto il lato umano. Gli artisti sono qui con le loro speranze, le loro paure. Dobbiamo essere empatici, ma anche fermi. Trovando quel giusto equilibrio."
Mi ha parlato anche dell'importanza della lingua, del modo di parlare, della gestualità. "Ogni parola conta, ogni gesto viene amplificato. E poi, ci sono le interviste ai giornalisti, gli ospiti. Non si finisce mai. È un maratona, non uno sprint." E mentre lo diceva, mi è sembrato quasi di vederla correre già sul palco, con un sorriso che stemperava la fatica.
C'è chi, invece, sembra affrontare la vigilia con una dose ancora maggiore di ironia. Ho sentito uno dei probabili presentatori, un nome che evoca subito simpatia e leggerezza, dire al suo staff: "Mi raccomando, niente scheletri nell'armadio prima di martedì! O almeno, fateli uscire tutti stasera, così domani siamo tranquilli!" E tutti hanno riso, ma dietro quella risata c'era la consapevolezza di quanto sia alta la posta in gioco.

Mi ha confessato, a mezza voce, mentre si sistemava il microfono: "La pressione c'è, inutile negarlo. Ma è una pressione che ti dà anche una scarica di adrenalina pazzesca. Sai che stai per fare qualcosa di storico, di importante per la cultura italiana. E questo ti spinge a dare il massimo."
E poi, c'è l'aspetto più divertente, quello che mi fa sempre sorridere: la preparazione fisica. Non parlo di atleti, ovviamente, ma di come affrontano ore di diretta con il sorriso. "Ho iniziato a bere litri di tisane!" mi ha detto un altro conduttore con un'espressione un po' teatrale. "E sto cercando di dormire il più possibile, anche se lo stomaco sembra essersi trasformato in una farfalla impazzita!"
È un mix incredibile di emozioni contrastanti: l'eccitazione, la paura, la determinazione, l'umorismo. E tutte queste sensazioni si condensano in quelle ultime ore prima che le luci si accendano. È un microcosmo di ciò che poi vivremo noi a casa, ma amplificato mille volte.
Uno Sguardo al Futuro del Festival
Parlando con queste persone, si percepisce una grande voglia di fare bene, di onorare la tradizione di Sanremo, ma anche di portarlo un po' più vicino al pubblico di oggi. Non si tratta di stravolgere tutto, ma di trovare un linguaggio comune, di connettersi con le nuove generazioni senza perdere l'anima del Festival.

Mi ha colpito sentire uno di loro parlare del pubblico giovane. "Dobbiamo essere credibili per loro," mi ha detto. "Capire i loro gusti, ma anche proporre qualcosa di nuovo, di inaspettato. Non si tratta solo di cantanti famosi, ma anche di scoprire nuovi talenti, di dare spazio a chi ha qualcosa da dire." E questo, secondo me, è fondamentale. Sanremo deve essere uno specchio della musica italiana, in tutte le sue sfaccettature.
Ho chiesto anche cosa si aspettano dalle polemiche, perché diciamocelo, Sanremo senza polemiche è come una pizza senza mozzarella. Un sorriso sornione e la risposta: "Spero che siano più leggere quest'anno! Scherzi a parte, sappiamo che ci saranno. L'importante è affrontarle con serenità, senza farsi trascinare troppo. E poi, a volte, sono anche il sale del Festival, no? Purché non diventino troppo cattive."
È un equilibrio delicato, quello che i conduttori devono trovare. Essere autorevoli ma accessibili, divertenti ma seri quando serve, capaci di gestire un imprevisto con la stessa naturalezza con cui presentano la canzone vincitrice. È un lavoro per veri professionisti, e quest'anno sembra che la Rai abbia messo in campo una squadra davvero di altissimo livello.
Quindi, mentre il countdown continua, mentre i nervi sono a fior di pelle e l'Ariston si prepara a ospitare l'Italia intera, vi dico solo una cosa: preparatevi. Preparatevi a ridere, a commuovervi, a cantare a squarciagola le canzoni che probabilmente sentiremo in loop per i prossimi dodici mesi. E preparatevi a godervi lo spettacolo, perché dietro quel palco, dietro quei microfoni, ci sono persone che stanno dando il massimo per regalarci una settimana indimenticabile. Io, nel mio piccolo, ho avuto un piccolo assaggio. E vi assicuro, l'attesa è ancora più elettrizzante. Forza Sanremo 2026! Che lo spettacolo abbia inizio! E ricordatevi, se vedete un conduttore inciampare, fate finta di niente, eh! 😉