
Avete presente quella sensazione, quel senso di colpa inspiegabile che a volte vi assale? Come quando mangiate l'ultimo biscotto dal pacco o dimenticate di chiamare la nonna? Ecco, "La Sola Colpa Di Essere Nati" (L'unica colpa di essere nati) è un'opera che prende questa sensazione e la amplifica all'ennesima potenza, trasformandola in una commedia spietata e incredibilmente divertente.
Scritta da Nino Manfredi, non è esattamente una storia da ridere a crepapelle, almeno non subito. Ci racconta di un uomo, Salvatore, che finisce in un istituto di correzione per bambini abbandonati. Ma Salvatore non è un bambino, è un adulto! E non è nemmeno abbandonato! È vittima di un assurdo errore burocratico. Immaginate la scena: un uomo fatto e finito, in mezzo a orde di marmocchi urlanti, costretto a mangiare brodaglia e a partecipare a lezioni di catechismo.
Il bello (o il brutto, dipende dai punti di vista) è che nessuno gli crede. Le autorità, la direttrice dell'istituto, persino gli altri bambini lo guardano con sospetto. Chi mai si inventerebbe una storia del genere? Deve essere pazzo! E così, Salvatore è intrappolato in questa surreale situazione, vittima di un sistema che sembra averlo inghiottito senza pietà.
La tragicommedia dell'esistenza
Ma è qui che entra in gioco l'umorismo di Manfredi. La disperazione di Salvatore diventa esilarante proprio perché è così sproporzionata rispetto alla sua colpa: essere nato. L'opera, pur essendo ambientata in un contesto preciso (l'Italia del dopoguerra), tocca temi universali: l'ingiustizia, la burocrazia, la difficoltà di farsi ascoltare, l'assurdità dell'esistenza stessa.
Non aspettatevi risate a gogo però. "La Sola Colpa Di Essere Nati" è più un sorriso amaro, una risata che ti si strozza in gola. È una riflessione sulla condizione umana, sulla nostra fragilità di fronte a forze più grandi di noi.
Un'opera che fa pensare (e sorridere)
Cosa rende questa commedia così speciale? Forse la sua capacità di farci ridere di noi stessi, delle nostre paure, delle nostre frustrazioni. Forse la sua critica pungente a un sistema che spesso ci schiaccia senza motivo. O forse, semplicemente, la bravura di Nino Manfredi nel creare un personaggio indimenticabile, un uomo comune intrappolato in una situazione straordinaria.
Non vi aspettate una soluzione facile, un lieto fine consolatorio. La vita, come ci insegna Salvatore, è spesso un casino. Ma forse, proprio in questo casino, possiamo trovare un po' di umanità, un po' di solidarietà, e magari anche un motivo per sorridere.
Quindi, se vi capita di vedere questa commedia (magari in teatro o in una versione cinematografica), non aspettatevi una serata di puro divertimento. Aspettatevi qualcosa di più: un'esperienza che vi farà pensare, emozionare e, perché no, anche ridere. E magari, la prossima volta che vi sentirete colpevoli, vi ricorderete di Salvatore e penserete: "In fondo, la mia colpa non è poi così grave".
"La sola colpa di essere nati, ecco tutto." – Una frase che racchiude l'essenza dell'opera.