
Ciao a tutti! Oggi voglio chiacchierare con voi di una cosa che, diciamocelo, suona un po' come una lezione di latino, ma che in realtà è più vicina a noi di quanto pensiamo. Parliamo di quella locuzione latina che significa, in soldoni, "dico ciò che altri hanno detto". Vi sembra complicato? Tranquilli, ci arriviamo insieme, sorseggiando un caffè (o un tè, o quello che preferite!).
Immaginate di essere a cena con amici, e qualcuno racconta una storia divertente. Magari è una barzelletta che avete già sentito, o un aneddoto che il vostro amico Marco vi ha raccontato la settimana scorsa. Voi, invece di inventarvi una storia nuova di zecca (anche perché, diciamocelo, a volte la fantasia scarseggia!), vi limitate a dire: "Ah sì, è vero! L'ho sentita anch'io da...", e poi citate la persona da cui l'avete sentita. Ecco, questo è già un assaggio della nostra locuzione latina!
Il latino, con la sua maestosa semplicità, aveva un modo per definire questa pratica: "Dico quod alii dixerunt". Non è meraviglioso? In poche parole, significa esattamente quello che pensate: "Io dico quello che altri hanno detto". È come dire: "Non mi prendo il merito della paternità di questa idea, perché non è farina del mio sacco".
Perché dovremmo curarcene?
Ok, ok, potreste pensare: "Ma che me ne frega a me di quello che dicevano i romani se ho il telefono che mi vibra in tasca e Netflix che mi chiama?". E avete ragione, in parte. Ma questa locuzione, credetemi, è una piccola chiave per capire tante cose del nostro mondo. È un po' come scoprire che il vostro cibo preferito ha origini antichissime, o che quella frase che ripetete sempre ha una storia dietro.
Pensateci: quante volte nella vita ci ritroviamo a ripetere concetti, idee, opinioni che abbiamo appreso da qualcun altro? Quante volte un maestro, un professore, un genitore, un libro, un film, ci ha trasmesso qualcosa che poi noi, a nostra volta, trasmettiamo ad altri? È il flusso della conoscenza, della cultura, della saggezza popolare!

È come quando sentite una canzone bellissima e, con gli occhi lucidi, dite: "Questa canzone mi ricorda tantissimo...", e poi iniziate a raccontare una storia legata a quel brano, magari un primo appuntamento, una vacanza, un momento speciale con un amico. Non siete voi a inventare l'emozione o il ricordo, ma state riportando quello che la musica vi ha suggerito, quello che altri prima di voi hanno provato ascoltandola. La musica, in questo caso, è la "voce" di altri.
La bellezza del "passaparola" colto
La locuzione latina "Dico quod alii dixerunt" non è un segno di debolezza o di pigrizia intellettuale, anzi! È un modo elegante e, oserei dire, onesto, per dire: "Io sto portando avanti un concetto, un'idea, una verità che ho trovato valida, che è stata validata da altri prima di me". È un riconoscimento della collettività del sapere.
Pensate ai proverbi. "Chi dorme non piglia pesci". Chi se lo è inventato? Boh! Ma tutti lo usiamo, perché racchiude una saggezza condivisa. Stiamo dicendo ciò che altri hanno detto, ma lo facciamo con la consapevolezza che quella frase è diventata parte del nostro bagaglio culturale. È come ricevere un testimone in una staffetta: voi correte, ma state portando avanti un messaggio che altri hanno iniziato a portare.

E cosa dire dei commenti online? A volte leggiamo un post su Facebook o un tweet, e ci viene così naturale replicare: "Esatto! Ho letto qualcosa di simile anche qui...", o "La penso proprio così! Il mio amico Giovanni mi diceva sempre...". Ecco, anche lì, stiamo in qualche modo praticando questa filosofia latina! Stiamo dicendo che le nostre parole sono in sintonia con ciò che altri hanno già espresso, che non siamo soli in quell'opinione.
Facciamo degli esempi concreti?
Immaginate uno chef stellato che crea un piatto incredibile. Magari usa una tecnica imparata da un grande maestro francese, o un ingrediente che ha scoperto in un viaggio in Asia. Lui non dice: "Ho inventato questa tecnica", ma magari dice: "Questa tecnica mi è stata insegnata dal mio mentore, e l'ho adattata con questo tocco personale". Sta riconoscendo la fonte, sta dicendo, in un certo senso, "Dico quod alii dixerunt", applicato alla cucina!
![Locuzione che indica un area rischiosa o frenetica [Soluzione 9 lettere]](https://www.zazoom.it/soluzioni-cruciverba/img/ZONA-CALDA-723941.jpg)
Oppure, pensate a un avvocato che prepara un caso. Raramente inventa dal nulla un'argomentazione. Si basa su leggi scritte da altri, su sentenze precedenti, su dottrine elaborate da giuristi illuminati. Il suo lavoro è quello di citare, di interpretare, di rielaborare ciò che altri hanno già detto e scritto, applicandolo al caso specifico. È il trionfo del "dico ciò che altri hanno detto", reso autorevole e perentorio.
E la musica? Quando un musicista fa un assolo che richiama lo stile di un grande del passato, non sta copiando, sta omaggiando, sta continuando una tradizione. Sta dicendo: "Sento l'eco di questo grande artista, e voglio che la mia musica porti avanti quella sua impronta sonora".
La saggezza di non reinventare la ruota
La bellezza di questa locuzione è che ci ricorda che non dobbiamo sempre partire da zero. A volte, il più grande atto di intelligenza è saper riconoscere una buona idea, un concetto valido, e farlo proprio, magari arricchendolo, magari diffondendolo. È un po' come quando trovate una ricetta perfetta online. Non pensate: "Devo inventare una torta dal nulla!", ma pensate: "Wow, questa torta sembra buonissima, la proverò!". State, implicitamente, dicendo: "Sto seguendo quello che altri hanno detto essere una buona ricetta".

È anche un invito all'umiltà. Nessuno di noi è un'isola di saggezza. Tutti attingiamo da un grande mare di conoscenze e esperienze che ci sono state tramandate. Riconoscere questo ci rende più grandi, non più piccoli. Ci rende parte di una conversazione millenaria.
Quindi, la prossima volta che sentirete qualcuno dire qualcosa di intelligente, di vero, di significativo, e voi sarete tentati di ripeterlo, ricordatevi che state facendo una cosa nobile. State partecipando alla catena del sapere. State, con un pizzico di saggezza latina, dicendo: "Dico quod alii dixerunt". E questo, amici miei, è un modo molto più intelligente e connesso di comunicare che non cercare di inventarsi sempre la ruota da soli.
È un po' come quando ci scambiamo consigli su un ristorante. "Ho sentito che in quel posto fanno un tiramisù pazzesco!" Non lo hai inventato tu il tiramisù, né hai scoperto il ristorante, ma lo stai riportando, lo stai condividendo. E questa condivisione è ciò che ci rende una comunità, sia che parliamo di cibo, di idee, o di qualche vecchio detto latino che ancora ci risuona.