
Amici, mettiamoci comodi. Ho una confessione da fare. Una di quelle che potrebbero far storcere il naso a molti. Una di quelle che, se la dicessi ad alta voce in certi salotti, mi guarderebbero come se avessi messo le pantofole sul tavolo. Ma ormai sapete come sono fatto. Non mi piace complicarmi la vita. E soprattutto, non mi piace complicare le cose che dovrebbero essere semplici. Parliamo di ideali. Di perfezione. E di un certo signor Robin.
Sapete, c'è questa mania per la perfezione. La cerchiamo ovunque. Nel lavoro. Negli amici. Nelle vacanze. E, diciamocelo, anche nelle relazioni. Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo: "Cerco qualcuno di intelligente, bello, ricco, spiritoso, premuroso, sempre disponibile, che capisca al volo i miei pensieri e mi porti la colazione a letto la domenica mattina, con la rosa fresca e il giornale piegato a puntino"? Ecco. Queste sono le richieste per un essere umano perfetto. Un miraggio. Un unicorno. Un... beh, un qualcosa che probabilmente non esiste. E se esiste, probabilmente è annoiato a morte perché non ha sfide nella vita.
Io, invece, ho una filosofia un po' diversa. Forse un po' ribelle. Forse un po' scomoda. Ma è la mia. E mi ci trovo benissimo. Diciamocelo chiaramente, senza girarci troppo intorno. Io non la voglio perfetta. Io voglio Robin.
E chi è questo Robin, vi chiederete voi? Beh, pensateci un attimo. Chi è il vostro Robin? Non intendo necessariamente un uomo. Potrebbe essere una donna. Potrebbe essere un amico. Potrebbe essere un collega. Potrebbe essere semplicemente quel qualcosa che vi fa dire: "Sì, questo è quello che mi serve. Questo mi fa stare bene."
Il mio Robin, ad esempio. Ah, il mio Robin! Non è certo l'uomo ideale uscito da una rivista patinata. Non ha un piano di carriera impeccabile. A volte si dimentica dove ha messo le chiavi. E la sua battuta sul pinguino non fa ridere nessuno, tranne lui. Ma sapete cosa fa il mio Robin? Sa ascoltare. Davvero, sa ascoltare. Quando ho avuto una giornata storta, lui non mi dice "Vedrai che domani va meglio" con quel tono un po' finto. Lui mi dice: "Dai, raccontami tutto. Ho la birra pronta." E quell'ascolto, quel semplice gesto di esserci, vale più di mille discorsi da "maestro di vita".

E poi, il mio Robin, ha un difetto meraviglioso. Non è mai pronto. Mai. Dobbiamo uscire? Ci mette sempre un quarto d'ora in più del previsto. Deve preparare qualcosa? Ci saranno sempre degli imprevisti. Ma sapete cosa? Questa sua imperfezione mi diverte. Mi fa sorridere. Perché so che dietro a quell'eterno "sto arrivando" c'è un'anima che forse si sta solo godendo il momento. Che forse non vive con l'ansia di essere sempre puntuale e impeccabile. E questa, signori e signore, è una forma di libertà che non ha prezzo.
Pensate alla perfezione. È un concetto così sterile, non trovate? Immaginate un quadro perfettamente simmetrico. Ogni linea al suo posto. Ogni colore al suo millimetro. Ti lascia freddo, vero? Non ti fa battere il cuore. Non ti fa pensare. Non ti fa sognare. Non ti fa emozionare. È come mangiare un piatto insipido. Ti riempie lo stomaco, ma non l'anima.
Ora immaginate un quadro con qualche pennellata fuori posto. Un'ombra un po' troppo marcata. Un colore che stride leggermente. Ah, ecco! Quello è un quadro che ha vita. Quello ti parla. Quello ti fa sentire qualcosa. Quello è arte. E il mio Robin, con tutte le sue imperfezioni, è la mia opera d'arte quotidiana.

Ho visto persone inseguire la "perfezione" per anni. In amore. In amicizia. Nel lavoro. E cosa hanno ottenuto? Spesso, un bel niente. O, peggio ancora, una tristezza profonda perché non hanno mai trovato quel qualcosa che, secondo loro, doveva essere "giusto" al 100%. E nel frattempo, si sono perse i veri tesori. Quelle piccole imperfezioni che rendono le cose speciali.
Il mio Robin, per esempio, non mi porta fiori ogni martedì. Magari me li porta quando meno me l'aspetto, con un sorriso un po' imbarazzato perché "ho visto questi e ho pensato a te". E quel gesto, non programmato, non standardizzato, fatto con spontaneità, vale di più di un bouquet perfetto recapitato a domicilio con la targhetta di cortesia.
E non parliamo delle conversazioni. Quante volte, nella ricerca della perfezione, ci ritroviamo con discorsi "perfetti"? Frasi studiate. Argomenti ponderati. Tutto impeccabile, ma senza anima. Il mio Robin, invece, può iniziare a parlarmi di quanto sia complicato montare un mobile dell'IKEA e finire a discutere del senso della vita, passando per aneddoti imbarazzanti della sua infanzia. E in quella disorganicità, in quella spontaneità, io mi sento vista. Mi sento compresa. Mi sento reale.
Certo, ci sono momenti in cui la perfezione farebbe comodo. Tipo quando dobbiamo presentare un progetto importante e vorremmo che tutto fosse impeccabile. O quando, per qualche strana ragione, dobbiamo fare una figuraccia e desidereremmo un modo per cancellare il momento. Ma nella vita di tutti i giorni, quella che viviamo, quella che ci nutre, è l'imperfezione che ci rende umani. È l'imperfezione che ci rende unici.
E poi, diciamocelo, chi vorrebbe una relazione dove tutto è sempre perfetto? Sarebbe noioso. Non ci sarebbero sorprese. Non ci sarebbero sfide da superare insieme. Non ci sarebbero momenti in cui ci si guarda e si pensa: "Siamo un casino, ma siamo il nostro casino, e ci vogliamo bene così". Ecco, questa è la bellezza. Questo è ciò che rende la vita interessante. Questo è ciò che mi fa dire, con un sorriso e senza vergogna: Io non la voglio perfetta. Io voglio Robin.

Perché il mio Robin, con tutti i suoi difetti, con tutte le sue stranezze, con tutte le sue meravigliose imperfezioni, è il mio Robin. Ed è esattamente quello che mi serve. È la mia dose di caos controllato. La mia scintilla di realtà. La mia certezza che, anche quando tutto sembra andare storto, c'è qualcuno che mi guarderà e mi dirà: "Non preoccuparti, ci penso io... appena finisco questa partita." E in quel momento, anche un piccolo disastro diventa una cosa divertente.
Quindi, la prossima volta che sentite il bisogno di inseguire la perfezione in ogni cosa, fermatevi un attimo. Respirate. E magari, pensate al vostro Robin. A quella persona, a quel momento, a quel qualcosa che vi rende felici, anche se non è uscito dalla fabbrica con il bollino di garanzia perfetta. Perché a volte, le cose migliori della vita sono proprio quelle che hanno qualche cicatrice, qualche graffio, qualche piccola, meravigliosa imperfezione. E questo, per me, vale molto, molto di più.