
Avete mai sentito quella frase? “Invita Alice a prendere il tè.” Suona così innocente, vero? Come un invito a una riunione tranquilla, magari con biscotti e chiacchiere leggere. Ma diciamocelo, a volte questa frase nasconde un mondo di… complicazioni.
Perché io, personalmente, ho una teoria un po’ contorta su questa faccenda del tè con Alice. Non fraintendetemi, amo il tè. Amo i biscotti. Amo le chiacchiere. Ma quando entra in gioco la signora Alice e la sua presunta voglia di tè, qualcosa scatta nella mia mente. È come se una campanellina suonasse, ma invece di un allegro tintinnio, fosse un po’ più un “Oh oh, preparati!”
Pensiamoci un attimo. Chi è questa Alice? Non è la Alice del Paese delle Meraviglie, quella è un’altra storia, piena di cappellai matti e carte parlanti. Questa è una Alice… più terrena, immagino. O forse no? Forse è proprio lì il punto. Forse questa Alice è così enigmatica che invitarla a prendere il tè diventa un evento quasi archeologico.
La prima domanda che mi sorge è: che tè vuole Alice? Perché se chiedete a me, ci sono infinite varietà di tè. Earl Grey, English Breakfast, Darjeeling, tè verde, tè alla menta, tè allo zenzero… L’elenco è infinito. E se Alice, per caso, fosse una di quelle persone che hanno una preferenza molto specifica? Un tè che si trova solo in una piccola bottega in Tibet? O magari un infuso di petali di rosa raccolti all’alba di un giorno di luna piena? Se fosse così, l’invito a prendere il tè si trasformerebbe in una spedizione internazionale.
E poi, il modo in cui lo vuole. Latte? Zucchero? Limone? Miele? Senza niente? E a quale temperatura? Bollente? Tiepido? A temperatura ambiente, perché così si apprezzano meglio le sottili note di? Ditemi voi! Non sono un sommelier di tè, sono una persona che vuole solo una tazza calda in un pomeriggio piovoso. Se devo fare un esame di chimica per preparare una bevanda, forse è meglio cambiare programma.

Ma non finisce qui. C’è la questione dei biscotti. Se ci sono biscotti, quale tipo? Quelli secchi che si sbriciolano ovunque? Quelli morbidi e dolci che ti fanno venire il diabete solo a guardarli? Biscotti fatti in casa? O quelli confezionati, ma di marca, perché Alice non mangia roba qualunque? E se per caso avesse delle intolleranze? Senza glutine, senza lattosio, senza nichel, senza… insomma, senza più niente che abbia un sapore.
E le chiacchiere? Ah, le chiacchiere. A volte, l’invito a prendere il tè con Alice è un eufemismo per “preparati a un interrogatorio”. O peggio, a una tirata sui suoi problemi. Ogni singola preoccupazione, ogni piccolo intoppo della sua giornata, ogni suo pensiero, buono o cattivo che sia, ti verrà riversato addosso come una cascata. E tu dovrai sorridere, annuire e dire cose come “Capisco” e “Davvero?” mentre dentro di te stai pensando: “Ma perché non ci siamo presi solo un caffè e poi ognuno per la sua strada?”

Non fraintendetemi, amo ascoltare gli amici. Ma c’è un tempo e un luogo. E a volte, il “tempo del tè” con una certa Alice mi sembra il momento perfetto per una sessione di terapia non richiesta. E quello che mi fa sorridere, in modo un po’ amaro, è che spesso siamo noi stessi a cadere in questa trappola. “Invita Alice a prendere il tè”, ci diciamo. Come se fosse un dovere. Come se fosse il nostro destino preparare la tavola per un evento che potrebbe rivelarsi più impegnativo di una maratona.
E poi ci sono quei momenti in cui ti rendi conto che Alice, in realtà, non voleva proprio il tè. Magari voleva solo chiacchierare, ma ha scelto “prendere il tè” come scusa elegante. E tu, invece, ti sei sbattuta per trovare il tè giusto, i biscotti perfetti, la teiera più scintillante, solo per scoprire che Alice ha bevuto un bicchiere d’acqua perché “il tè mi fa venire il mal di stomaco”. E tu rimani lì, con la tua tazza di tè fumante e un’espressione che dice tutto.
La mia opinione impopolare, quindi, è questa: ogni volta che sentite “Invita Alice a prendere il tè”, fate un bel respiro profondo. E chiedetevi: sono pronto per questo? Ho le riserve di tè giuste? Ho i biscotti giusti? Sono pronto psicologicamente per un’eventuale sessione di sfogo? Se la risposta è “no”, allora suggerisco un’alternativa. “Invitiamo Alice a prendere un caffè al volo”, o “Che ne dici di una passeggiata veloce?”. Cose che richiedono meno preparativi e meno… drammi.

Perché alla fine, l’obiettivo è stare bene. E se l’idea di preparare un tè per Alice ti mette più ansia che gioia, allora forse non è il tè il problema, ma il modo in cui lo stiamo affrontando. E forse, solo forse, Alice apprezzerà di più una chiacchierata genuina senza il peso di una cerimonia del tè elaborata. O magari no, e vorrà comunque il tè raro dell’Himalaya. Chi lo sa con Alice?
Fatto sta che questa frase, apparentemente innocua, è diventata per me un piccolo mantra che mi ricorda di stare attento alle aspettative. E che a volte, la soluzione più semplice è anche la migliore. Anche quando si tratta di una tazza di tè.

Magari la prossima volta, invece di dire “Invita Alice a prendere il tè”, dovremmo dire: “Prepariamoci per un’avventura chiamata ‘Tè con Alice’”. Almeno così, siamo avvisati.
E alla fine, cosa c’è di male in un po’ di umorismo quando si parla di queste cose? Dopotutto, è solo tè. Giusto? Giusto?
O forse no.