
Ricordo ancora la mia nonna, una donna d'altri tempi con mani rugose ma piene di calore. La sera, dopo cena, quando la televisione era ancora un lusso lontano per molte famiglie, ci radunava tutti intorno a sé. Non c'erano schermi luminosi a distrarci, solo le sue parole, che tessevano mondi incantati.
Eravamo nipoti rumorosi, pronti a sgattaiolare via alla prima occasione, ma le sue storie ci tenevano incollati. C'erano principi coraggiosi, principesse intelligenti (non quelle che aspettavano il salvataggio!), streghe dispettose e animali parlanti. A volte erano fiabe che conoscevo, altre volte storie completamente nuove, nate dalla sua fantasia.
Ecco, quello che la mia nonna faceva, senza saperlo, era esattamente quello che si intendeva con “Il Racconto dei Racconti, ovvero Il Trattenimento dei Piccoli”. Un titolo un po' altisonante, diciamocelo, che sa di tempi passati, ma che racchiude un’essenza meravigliosa, non trovate?
Pensateci un attimo: cosa c'è di più prezioso che trasmettere storie? Non parliamo di quelle che troviamo sui libri o al cinema, quelle sono già bellissime di per sé. Parliamo di quel filo invisibile che si crea tra chi racconta e chi ascolta, un filo fatto di immaginazione, emozioni e a volte anche un pizzico di paura salutare.
Quella di mia nonna non era solo una tecnica per farci stare buoni (anche se, diciamocelo, funzionava benissimo!). Era un modo per:

- Stimolare la fantasia: ci faceva viaggiare senza muoverci dal divano.
- Insegnare valori: ogni fiaba, anche la più semplice, aveva una morale.
- Creare legami: eravamo uniti in quel momento magico.
- Preservare la memoria: le storie della nonna erano un po' anche la nostra storia.
Oggi viviamo in un mondo di stimoli continui. Smartphone, tablet, videogiochi… c’è tanta gratificazione immediata. Ma mi chiedo, siamo sicuri che questo non ci stia impoverendo? Siamo sicuri che non stiamo perdendo la capacità di ascoltare davvero, di immaginare con la nostra testa?
Il Trattenimento dei Piccoli, nell'accezione più bella, è questo: un invito a rallentare, a riscoprire la potenza della parola detta, a condividere momenti preziosi. È un invito a guardare negli occhi chi ci ascolta, a vedere le scintille nei loro occhi mentre le parole prendono vita.

Pensate a quante storie portiamo dentro di noi! Dalle leggende popolari ai ricordi di famiglia, dai sogni che facciamo ai progetti che abbiamo nel cassetto. Raccontarle, anche a un solo bambino (o a un adulto che ha bisogno di essere “trattenuto” un po’!), è un atto di generosità e di bellezza.
Quindi, la prossima volta che avete un momento libero, invece di prendere subito in mano il telefono, provate a ricordare una storia. Magari una di quelle che vi raccontava vostra nonna, o una tutta vostra. Vedrete che il magico potere del racconto farà il resto. E chissà, magari diventerete anche voi dei nuovi narratori.