Il Festival è Diventato Troppo Lungo? Le Proposte Per Accorciare Le Serate

Allora, gente, mettiamoci comodi, prendiamo un caffè (o magari qualcosa di più forte, a seconda di quanto siete disposti a sorbirvi questo discorso) perché oggi parliamo di una cosa che sta facendo tremare i palazzi, meglio, le scene delle serate: il Festival è diventato troppo lungo!

Sì, avete capito bene. Quell'evento che un tempo era il nostro orgoglio, il nostro scintillante punto di riferimento culturale (e no, non parlo solo di spaghetti mangiati a mezzanotte), è finito per trasformarsi in una specie di maratona esistenziale. Un tempo si diceva "la vita è troppo breve", oggi si sussurra nei corridoi più bui del Palais "la serata è troppo lunga". E chi siamo noi per contraddire il popolo? Soprattutto quando il popolo ha gli occhi che si chiudono come sipari di un teatro fallito dopo la decima proiezione consecutiva.

Pensateci un attimo. Vi ricordate quando le serate finivano? Tipo, sai, prima che il sole avesse il tempo di pensarci su e decidesse di rispuntare. Adesso, invece, ci si ritrova a discutere con il proiezionista su chi ha più occhiaie, se il caffè sia considerato un alimento base dell'astronauta o un mero stimolante per la sopravvivenza del critico cinematografico. E i poveri critici! Devono avere lo stomaco di un avvoltoio e la resistenza di un maratoneta olimpico, solo che al posto dei muscoli hanno le sinapsi a rischio e al posto dell'acqua una riserva strategica di energizzanti.

Le proposte per accorciare queste serate che sembrano non finire mai fioccano come coriandoli a Carnevale, solo che al posto della gioia portano una ventata di speranza. E la speranza, amici miei, è l'ultima a morire, ma anche la prima a stancarsi di aspettare la fine di un film di tre ore e mezza su un eroe che scopre di avere il potere di... cambiare canale. Spoiler alert! (Ma poi chi lo guarda fino alla fine per sapere se ci riesce davvero?)

Cosa bolle in pentola, anzi, in sala?

Dunque, quali sono queste idee che potrebbero salvare le nostre povere vite sociali (e le nostre schiene dalla postura del topo di biblioteca perenne)? Beh, le menti più brillanti (probabilmente quelle che non hanno ancora perso la capacità di ragionare in piedi) si sono mobilitate.

Il cane viene abbandonato al rifugio perché è diventato "troppo vecchio"
Il cane viene abbandonato al rifugio perché è diventato "troppo vecchio"

Una delle proposte più gettonate, e diciamocelo, anche la più sensata, è quella di ridurre il numero di film in concorso. Immaginate un po'! Un Festival con meno film, ma con più tempo per respirare tra una visione e l'altra. Potremmo persino concederci il lusso di fare una passeggiata sul lungomare senza sentirci in colpa perché "c'è una proiezione imperdibile alle 14:00 che finisce alle 17:30". Un'utopia, lo so. Ma sognare non costa (ancora) nulla, a differenza dei biglietti per certe anteprime.

Altra idea, un po' più audace, è quella di limitare la durata dei film. Lo so, lo so, state pensando "Ma come? E le epopee sui pastori sardi che contemplano le pecore per quattro ore e mezza? Il nostro patrimonio culturale!". Beh, forse non tutte le storie meritano quel tempo. Diciamo che potremmo stabilire un tetto massimo, tipo il limite di velocità in autostrada, ma per le lunghezze cinematografiche. Diciamo 120 minuti? 150 al massimo, se il film è diretto da un certo regista italiano che ha la tendenza a girare come se stesse scrivendo un romanzo.

Come correggere l'errore del percorso di destinazione troppo lungo
Come correggere l'errore del percorso di destinazione troppo lungo

E poi c'è la proposta che fa storcere il naso ai puristi: serate a tema. Pensateci: una serata dedicata alle commedie, un'altra ai drammi, una terza ai documentari che ti fanno venire voglia di diventare eremita e vivere di bacche. In questo modo, potresti scegliere cosa guardare in base al tuo umore, invece di ritrovarti a piangere disperatamente per un film d'autore che narra le sofferenze di un sassolino. Anche se, ammettiamolo, a volte i sassolini hanno più carisma di certi protagonisti.

Perché siamo arrivati a questo punto?

Ma come siamo finiti qui? Come siamo passati da un Festival vivace e pieno di energia a una specie di test di resistenza mentale? Dicono che sia colpa della globalizzazione del cinema. Tutti vogliono mostrare il loro capolavoro, il loro "piccolo gioiello" che, tradotto dal cine-gergo, significa "un film lento, con poche battute e un finale aperto che ti lascia a fissare il muro per mezz'ora".

E poi c'è la competizione. Ah, la competizione! Ogni festival vuole essere il più lungo, il più prestigioso, quello con più film che nessuno ha mai sentito nominare ma che tutti devono elogiare per non sembrare ignoranti. È un circolo vizioso, una spirale discendente di noia intellettuale.

La terra, è una nave troppo grande per me... È... è una donna troppo
La terra, è una nave troppo grande per me... È... è una donna troppo

E non dimentichiamoci delle premiazioni. Quelle sì che allungano il brodo! Ore e ore di discorsi infiniti, ringraziamenti che nemmeno un compleanno di un decano centenario, e quella fastidiosa sensazione che qualcuno stia per inciampare sul palco. Ma soprattutto, la durata dei discorsi dei premiati! Alcuni sembrano aver preparato un vero e proprio monologo teatrale, completo di colpi di scena e citazioni shakespeariane.

E i nostri poveri piedi?

Pensiamo anche ai nostri piedi! Dopo ore passate in piedi in coda per entrare in sala, ore seduti in poltrone scomode, e poi di nuovo in piedi per uscire, i nostri poveri arti meritano una vacanza. Immaginatevi un Festival in cui potete uscire dalla sala, fare una pausa caffè decente (non quello annacquato che ti danno nelle sale), magari comprare un souvenir che non sia una locandina sgualcita.

Un tempo troppo lungo per una commedia - Culture
Un tempo troppo lungo per una commedia - Culture

Le proposte per accorciare le serate non sono solo un capriccio, sono una questione di sopravvivenza culturale! Se non ci sbrighiamo, rischiamo che il Festival diventi un evento per soli eremiti del cinema, persone che hanno il tempo di guardare venti film al giorno e che vivono in caverne dove il segnale Wi-Fi è garantito. E noi non vogliamo questo, vero?

Pensate a un Festival più snello, più vivace, dove ogni film è una chicca, ogni serata un'esperienza. Dove la gente esce dalle sale con la voglia di discutere del film, non con la voglia di andare a letto. Un Festival dove si può ancora parlare di cinema senza avere l'espressione assente di chi ha visto troppo e capito troppo poco.

Quindi, la prossima volta che sentirete parlare di "riforme" al Festival, non pensate solo a burocratesi e comitati. Pensate a noi, ai nostri occhi stanchi, ai nostri piedi doloranti, alla nostra insaziabile sete di storie ben raccontate, ma soprattutto, alla nostra desiderio di serate che finiscano. Perché, diciamocelo, anche i migliori film, dopo un certo punto, sembrano semplicemente un invito a tornare a casa e guardare qualcosa su Netflix. E quello, amici, è un pensiero che fa tremare le fondamenta di ogni Festival che si rispetti.