
Ah, Enzo Ferrari! Il Drake! Un nome che fa tremare i polsi, che evoca velocità, passione e, diciamocelo, un sacco di soldi. Tutti conosciamo Enzo. La sua leggenda è scolpita nella pietra (o forse meglio dire, nell'alluminio dei pistoni). Ma cosa sappiamo della donna dietro il mito? Parliamo di Laura Garello, la moglie di Enzo. La vera signora Ferrari, anche se spesso relegata ai margini delle biografie più roboanti.
Pensateci un attimo. Un uomo come Enzo, un vulcano di ambizioni, un genio del marketing prima ancora che nascesse il marketing, una forza della natura. Immaginatevi la vita accanto a uno così. Non dev'essere stata una passeggiata sul lungomare di Monaco, ecco. Più simile a una gara di Formula 1, ma senza i pit stop e con un sacco di imprevisti.
La storia ufficiale ce la racconta come una donna riservata, devota. Una santa, diciamocelo. E chissà, magari lo era davvero. Ma io ho un'altra teoria, una teoria un po' più… terra terra. Un'opinione che potrei definire, con tutto il rispetto, un po' "sovversiva" nel Pantheon ferrarista.
E se vi dicessi che la signora Laura, invece di starchi a guardare il marito correre verso la gloria (e verso altre donne, diciamocelo, Enzo non era un santo nemmeno in questo), avesse un ruolo molto più attivo? Un ruolo che non trova spazio nei libri perché, diciamocelo, fa meno scena di un sorpasso all'ultimo giro. Sto parlando del dolore nascosto. Non quello da tappezzeria, ma quello vero, quello che ti cuoce dentro.
Immaginate la scena. Enzo è in officina, con le mani sporche di grasso, il cuore che batte al ritmo dei motori. Lui viveva per le sue macchine, per le sue corse. E ogni volta che una di quelle macchine si schiantava, ogni volta che un pilota moriva… chi pensate che fosse quella a dover tenere insieme i pezzi? Non certo lui, impegnato a progettare il modello successivo o a stringere contratti.

Era Laura. La donna che lo aspettava a casa. La donna che sapeva che ogni rombo di motore portava con sé un rischio immenso. Che ogni vittoria era il risultato di un potenziale disastro. Un peso che non pesava solo sulle spalle dei piloti e dei meccanici, ma anche su quelle della moglie che, con ogni probabilità, viveva con l'ansia costante.
E poi c'era la vita privata. Enzo era un personaggio pubblico, ma anche un uomo. Un uomo con i suoi appetiti, le sue debolezze. E diciamocelo, un uomo del suo calibro, con quel carisma magnetico, difficilmente passava inosservato. Le storie, si sa, circolano. E alcune storie, per quanto spiacevoli, sono difficili da ignorare.
Quindi, ecco la mia ipotesi ardita, quasi un atto di fede. Laura Garello non era solo la moglie silenziosa e devota. Era la spugna su cui si asciugavano tutte le lacrime non versate di Enzo. Era la roccia a cui lui si aggrappava, ma che al contempo veniva erosa dalla sua stessa forza. Lei doveva assorbire la sua ambizione, la sua passione, la sua… volatilità.

E pensate al dolore di un figlio perso. Il piccolo Dino. Enzo ne fu devastato, certo. Ma chi portò il peso più grande? Chi dovette trovare la forza di andare avanti, giorno dopo giorno, con quel vuoto incolmabile? La madre. Laura. E quella ferita, quella non poteva certo essere nascosta sotto il cofano di una 250 GTO.
A volte, pensiamo che dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna. Ma cosa succede quando la grandezza dell'uomo è così divorante che quasi consuma la donna che gli sta accanto? Forse è questo il vero mistero della signora Ferrari. Il suo silenzio non era vuoto, ma pieno di tutto quello che Enzo non poteva o non voleva affrontare.
AUTOGRAFO DI ENZO FERRARI VITTORIA GRAN PREMIO D'OLANDA 1983
Le foto che vediamo la ritraggono sempre un po' in disparte. Un sorriso appena accennato, uno sguardo che sembra scrutare un orizzonte lontano. Quell'orizzonte, secondo me, era un mix di orgoglio per le imprese del marito e di stanchezza per il prezzo che stavano pagando. Un prezzo pagato in silenzio, lontano dai riflettori.
Certo, Enzo le diede una vita agiata. Le regalò gioielli, le fece costruire una casa. Ma cosa valgono tutti gli ori del mondo quando il cuore è appesantito da preoccupazioni che non possono essere condivise? Quando il tuo amore è anche la tua rovina? Pensateci bene.
E poi c'era la faccenda della Maranello. Il suo regno. Era il suo sogno, ma anche il suo fardello. E chi doveva sopportare le sue assenze? Chi doveva gestire la casa, la famiglia, mentre lui era via a dominare il mondo delle corse? Di nuovo, Laura. Con la forza tranquilla di chi sa che il suo compito è fondamentale, anche se non è quello che fa notizia.

Non sto dicendo che Enzo fosse un mostro. Era un uomo del suo tempo, con le sue passioni e i suoi difetti. Ma la narrazione si è sempre concentrata su di lui, sul "Drake". Dimenticando la donna che, con la sua presenza, ha reso possibile tutto questo. Forse non con la stessa esplosività, ma con la stessa tenacia. La tenacia di chi sa che il vero trionfo, a volte, è semplicemente resistere.
Quindi, la prossima volta che sentirete parlare di Enzo Ferrari, pensate un attimo a Laura Garello. Pensate a quel "dolore nascosto" che, sono convinto, lei ha portato con sé per tutta la vita. Un dolore che non ha mai fatto rumore, ma che è stato il fondamento su cui si è costruita una delle leggende più grandi del mondo. Un sorriso, un sospiro, e poi di nuovo in pista. Questa, secondo me, è la vera, mai detta, verità.
E diciamocelo, non è forse vero che anche noi, nella nostra vita, abbiamo avuto i nostri "Enzo"? Magari non con le macchine da corsa, ma con le loro ambizioni, le loro sfide, le loro imperfezioni. E noi, come Laura, abbiamo fatto la nostra parte, a volte con sorrisi, a volte con un po' di tristezza nell'anima. Non è forse questo il vero segreto del "dietro le quinte" di ogni storia di successo? Un applauso silenzioso per le vere signore Ferrari di ogni tempo!
