
Allora, gente, mettiamoci comodi e facciamo due chiacchiere su una cosa un po' bizzarra. Avete sentito parlare del Codice "Z"? No? Beh, preparatevi a sorridere, perché questa è una di quelle storie che ti fanno pensare: "Ma davvero?".
Pare che nelle email del 2010, quelle belle email che ci scambiamo tutti con la tranquillità di chi pensa che nessuno stia sbirciando, sia saltato fuori questo misterioso Codice "Z". E dove? Nelle comunicazioni con quel noto personaggio che risponde al nome di Epstein. Sì, proprio lui, quello che ha fatto più giri della giostra di quanti ne abbiamo mai visti noi. Epstein, che sembrava avere più contatti di un centralino delle poste in ora di punta.
Ora, io non sono un detective, né tantomeno un esperto di codici segreti. Sono una persona normale, che usa le email per mandare foto di gatti ai parenti e per ordinare pizza. E quando sento parlare di "codici segreti" nelle email, il mio cervello va in modalità: "Aspetta, cosa? Stiamo parlando di spionaggio stile James Bond o di qualcuno che ha dimenticato di disattivare la funzione 'sottotitoli segreti' del suo telefono?".
Immaginate la scena. Qualcuno, da qualche parte, sta digitando furiosamente sulla tastiera. Non sta scrivendo "Ciao caro, come stai?". No, sta usando delle sequenze di lettere e numeri che solo lui e, forse, un paio di amici fidati, capiscono. E tutto questo, guarda caso, nel bel mezzo di comunicazioni che coinvolgono un certo Epstein. Mi viene da pensare che il Codice "Z" fosse la chiave per capire se il panettone fosse pronto o se la lista degli invitati fosse stata confermata. Magari era un codice per ordinare un caffè extra-schiumato. Chi lo sa?
La cosa divertente, secondo me, è quanto siamo pronti a credere alle cose più assurde quando ci viene detto che c'è un "codice". È come se, improvvisamente, quelle semplici lettere diventassero la chiave per svelare i misteri più reconditi dell'universo. E invece, diciamocelo francamente, quante volte ci è capitato di scrivere cose che, viste da fuori, sembrano super segrete, quando in realtà erano solo messaggi del tipo: "Ho dimenticato il portafoglio, puoi passarmi 5 euro?". Ecco, il Codice "Z" potrebbe essere esattamente questo. Una versione un po' più elaborata di "passami 5 euro".

E poi c'è Epstein. Ogni volta che si nomina questo nome, sembra che si accenda una lampadina gigante sopra la testa della gente. Tutti iniziano a chiedersi "cosa c'era sotto?". E forse, dico forse, la risposta è più semplice di quanto pensiamo. Magari il Codice "Z" era il modo di Epstein per distinguere le email importanti da quelle che non valevano nemmeno la pena di essere aperte. Un po' come quando io uso le emoji. Se mando un'emoji sorridente, significa che sono felice. Se mando un'emoji arrabbiata, beh, cercatevi un buon avvocato.
Ma tornando al nostro Codice "Z". Pensateci un attimo. Negli anni delle email che diventavano sempre più comuni, in cui ognuno aveva un indirizzo email e pensava di essere un po' più moderno, è facile che qualcuno abbia voluto giocare a fare il misterioso. Magari era un gioco tra amici. "Ti mando un messaggio in codice Z, vediamo se lo decifri". E il povero destinatario, invece di rispondere con un semplice "ok", si ritrovava a grattarsi la testa chiedendosi se dovesse preparare una valigia o semplicemente ricordarsi di comprare il latte.

Io ho una mia teoria, che potrebbe essere completamente sbagliata e quindi assolutamente perfetta. Forse il Codice "Z" non era un codice per chissà quale complotto mondiale. Forse era semplicemente un modo per identificare un tipo specifico di email. Tipo: "Z" sta per "Zuppa del giorno". Oppure "Z" sta per "Zebra" e serviva per coordinare l'invio di foto di zebre. Chi può dirlo? Di certo, le email che contenevano questo misterioso Codice "Z" sono diventate subito oggetto di discussione. E questo, diciamocelo, è il bello della faccenda. La gente si appassiona, inventa teorie, immagina scenari degni di un film.
E in fondo, è questo che rende la vita un po' più interessante, no? Queste piccole particelle di mistero che ci fanno fare un passo indietro e dire: "Mmmh, interessante...". Mentre magari, fuori dal nostro schermo, il mondo continua a girare normalmente. La gente continua a comprare il pane, a portare fuori il cane, a preoccuparsi se ha lasciato il gas acceso.
Quindi, la prossima volta che sentite parlare del Codice "Z" nelle email del 2010 di Epstein, provate a sorridere. Magari non c'era nessun complotto interplanetario. Magari era solo un modo un po' stravagante per dire: "Attenzione, questa email contiene un allegato con ricette di dolci". O magari, chissà, era il modo di Epstein per ricordarsi di portare le scarpe da ginnastica per la sua prossima partita a tennis. L'unica cosa certa è che il nome Epstein e il termine "codice segreto" insieme fanno sempre un certo effetto, vero? Un po' come mettere insieme due ingredienti inaspettati e aspettarsi un sapore totalmente nuovo. E noi, nel frattempo, ci godiamo lo spettacolo, con un pizzico di divertimento e la consapevolezza che, a volte, le cose sono esattamente come sembrano. O forse no. Chi vivrà, vedrà. E chi leggerà le email del 2010, forse capirà."