Gli Scrivo Io O Aspetto Lui

Allora, mettiamoci comodi, caffè alla mano, perché oggi parliamo di un dilemma che affligge l'umanità da tempi immemori, o almeno da quando è stato inventato il telefono cellulare: "Gli scrivo io o aspetto lui?". Ah, la grande domanda! Quella che ci fa passare notti insonni, che ci fa fissare lo schermo del telefono come fosse la Gioconda, che ci fa inventare scuse assurde per giustificare la nostra (presunta) passività.

È un po' come stare sul confine di un campo minato, vero? Da una parte c'è il rischio di sembrare troppo "appiccicosi", troppo desiderosi, tipo quell'amico che ti invita a pranzo il lunedì e poi ti chiede se passi anche martedì e mercoledì. Dall'altra, c'è il terrore di diventare un fantasma digitale, un'entità celestiale che attende il suo turno per essere "scansionata" dal radar dell'altro. Un vero e proprio "terrore della proattività", che spesso ci trasforma in ninja della pazienza, maestri nell'arte di fare finta di niente mentre dentro ci bruciano millemila pensieri.

Pensateci un attimo: la tecnologia ci ha reso tutto più veloce, più immediato. Un click e ordini una pizza che arriva in 20 minuti. Un altro click e prenoti un volo per le Maldive (ok, forse questo richiede un po' più di planning e di portafoglio, ma avete capito il concetto). Ma per quanto riguarda il cuore, ah, il cuore resta ancorato a tempi medievali. Un messaggio, un "ciao, come stai?", può sembrare una missile terra-aria partito senza preavviso!

E poi ci sono le scuole di pensiero, le correnti filosofiche del "dopo il primo appuntamento". C'è chi dice: "Mai scrivere per primo!". Ma perché? Perché dobbiamo giocare a questo stupido gioco dell'attesa? È come dire a un cucciolo di golden retriever che per ottenere un biscotto deve aspettare che il sole tramonti tre volte. Assurdo!

Poi, dall'altra parte, ci sono gli impazienti. Quelli che, appena finita la serata, già pensano: "Ora gli scrivo! Devo fargli sapere che mi sono divertito!". E qui casca l'asino. Perché, diciamocelo, il messaggio "Mi sono divertito!" detto subito dopo, può suonare un po' come... "Sono così disperato che non riesco a fare altro che pensarti". Non esattamente il messaggio che vorremmo inviare per iniziare una storia d'amore degna di un film di Hollywood.

Io scrivo: corso di scrittura del Corriere della Sera - Vol. 8 by Various
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E la cosa più divertente (o frustrante, dipende dai punti di vista) è che non c'è una risposta universale. Quello che funziona per Tizio, potrebbe essere un disastro per Caio. È come cercare una ricetta perfetta per la Carbonara: ognuno ha la sua, con o senza panna, con il guanciale o la pancetta, e tutti giurano che la propria è l'unica vera!

I segnali da decifrare: la moderna archeologia dei messaggi

Ma torniamo a noi. Stiamo lì, con il telefono in mano, con la mente che vaga. Lui ti ha detto "Ti scrivo". "Ti scrivo". Tre parole magiche, tre promesse che possono trasformarsi in un sogno o in un incubo. E cosa succede se non scrive? Aspetti un'ora? Un giorno? Una settimana? Diventi un archeologo, studiando ogni virgola, ogni punto interrogativo, ogni emoji sfuggita per caso nel tuo ultimo messaggio, sperando di trovare un indizio, un segnale nascosto che ti dica "Scrivigli, è il momento giusto!".

E poi c'è l'ansia della risposta. Ti ha risposto! Evvai! Ma... la risposta è breve. Pochissime parole. Tipo: "Ok". Solo "Ok". Cosa significa "Ok"? È un "Ok, ho letto, grazie, posso tornare a fare le mie cose"? O è un "Ok, ci penso, ma non sono ancora pronto per un dialogo intercontinentale"? Magari è solo stanco. Magari è in riunione. Magari è stato morso da uno scoiattolo geneticamente modificato che gli ha paralizzato le dita. Non lo sappiamo!

Beh... Barzi!: Io scrivo - La sceneggiatura per il fumetto
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E se ti risponde subito ma con un emoji? Un pollice in su? Un cuore? Oh, il cuore! Quello è un segnale forte, no? Oppure no? Magari è un cuore generico, quello che si usa per dire "Mi piace questa cosa", non necessariamente "Mi piaci tu". È come ricevere un biglietto di auguri con scritto "Congratulazioni!" senza sapere per cosa. Un po' di mistero ci sta, ma non troppo!

Le tattiche disperate (e divertenti)

E qui scattano le tattiche, le strategie degne di un agente segreto. La strategia del "faccio finta che non mi interessi". Pubblichi una foto super figa sui social, con una didascalia criptica: "Nuovi orizzonti in vista...". Sperando che lui la veda, si incuriosisca, e ti scriva: "Wow, dove sei?". Eureka! Missione compiuta, senza aver mosso un dito (se non il pollice per caricare la foto).

Oppure c'è la "strategia del meme appropriato". Trovi quel meme perfetto che dice esattamente quello che vuoi dire, senza dover scrivere una sola parola. Il meme della ragazza che guarda il telefono con ansia mentre il suo unicorno le sussurra: "Non scrivere!". È un capolavoro di comunicazione non verbale digitale.

Proposte didattiche per la Scuola dell’infanzia e scuola primaria - ppt
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E non dimentichiamoci della "strategia del coinvolgimento di amici comuni". Quella in cui mandi un messaggio a un amico/a in comune, sperando che lui "casualmente" veda la conversazione e capisca che c'è interesse. È un po' come piazzare un microfono sotto il suo tavolo per sentire se sta parlando di te. Estremo, ma a volte funziona!

Ma la domanda rimane: quando è il momento giusto? Non c'è un orologio cosmico, un semaforo che si accende verde. A volte, la cosa migliore è semplicemente... ascoltare il proprio istinto. Quel piccolo sussurro dentro che dice "Vai, scrivigli!". E se poi non funziona? Pazienza. Avrai imparato qualcosa. Avrai fatto un'esperienza. E magari avrai una storia divertente da raccontare al caffè successivo!

La verità in fondo al caffè (o al messaggio)

Diciamoci la verità, questo gioco dell'attesa è un po' estenuante. A volte, la cosa più coraggiosa e liberatoria che possiamo fare è semplicemente prendere l'iniziativa. Se ti piace qualcuno, se ti interessa conoscerlo meglio, perché aspettare che sia lui a fare il primo passo? Il mondo andrebbe avanti più velocemente, e forse ci sarebbero meno cuori infranti o delusioni silenziose.

Io scrivo, lui uccide: un thriller a due voci - Horror Italia 24
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Immaginate un mondo dove le persone si scrivono quando hanno voglia di sentirsi, senza calcoli, senza strategie. Un mondo dove un "Ciao, pensavo a te" è solo un semplice, meraviglioso, "Ciao, pensavo a te". Non sarebbe fantastico? Un po' utopistico, forse. Ma sognare non costa nulla, e poi, chi lo sa, magari è proprio un messaggio semplice e spontaneo che può cambiare tutto.

Quindi, la prossima volta che vi troverete seduti davanti allo schermo, con il pollice che trema sulla tastiera, chiedetevi: "Cosa voglio davvero?". Voglio giocare a questo gioco infinito di attesa, o voglio osare, correre il rischio, e vedere cosa succede? A volte, la risposta è più semplice di quanto pensiamo. E spesso, si nasconde proprio in quel primo, coraggioso, messaggio.

E se proprio non vi sentite pronti, ricordate: avete sempre il meme dell'unicorno. Quello non fallisce mai. Oppure, semplicemente, ordinate un altro caffè e aspettate che il sole tramonti. Ma, diciamocelo, un bel caffè amaro, preso dopo aver avuto il coraggio di scrivere, ha tutto un altro sapore!