
Ricordo ancora quella conversazione, anni fa, in una di quelle serate in cui si chiacchiera fino a tardi, tra amici, con un bicchiere di vino in mano e un cielo stellato sopra di noi. Si parlava di tutto un po’, dalle ultime notizie a disquisizioni filosofiche improvvise. E poi, è saltato fuori l’argomento “rapporti sessuali prima del matrimonio”. Sembrava quasi un tabù, qualcosa da sussurrare con discrezione, anche tra amici stretti.
Uno dei presenti, un ragazzo che seguiva con passione il suo percorso di fede evangelica, si è fatto pensieroso. Ha detto: “Sai, per noi è complicato. C’è tanta aspettativa, tante interpretazioni diverse… A volte sembra che la nostra fede ci chieda di essere robot, di mettere in pausa parti importanti di noi stessi fino a un giorno prestabilito.” Ha sospirato. “Ma poi ti rendi conto che la vita è adesso, e l’amore… l’amore è una forza così potente, così… umana.”
E lì, mi è scattata una scintilla. Non si trattava solo di regole o precetti, ma di come bilanciare le proprie credenze con la libertà individuale e la profonda responsabilità che ogni scelta comporta, specialmente quando si parla di fede e vita personale. Gli evangelisti possono avere rapporti sessuali prima del matrimonio? Ecco, questa domanda non ha una risposta univoca, almeno non quella che si trova nei manuali di teologia o nelle prediche più tradizionaliste.
Pensiamoci un attimo, con quella leggerezza che a volte ci aiuta a vedere le cose più chiaramente. La fede evangelica, per sua natura, pone una forte enfasi sulla relazione personale con Dio, sull’interpretazione della Bibbia e sull’applicazione dei suoi principi alla vita quotidiana. Ma la Bibbia stessa è un libro complesso, scritto in epoche diverse, con contesti culturali lontanissimi dai nostri. E poi, ci sono le interpretazioni. Quante interpretazioni diverse esistono di un singolo versetto? Migliaia, probabilmente!
Quindi, cosa ci dice la Bibbia, in soldoni, sulla sessualità e il matrimonio? Beh, il matrimonio è sicuramente presentato come un’istituzione sacra, un’unione benedetta da Dio. E la sessualità è vista come un dono di Dio, da vivere all’interno di quel patto. Ok, fin qui, tutto abbastanza lineare. Ma la vera questione è: cosa succede se questo “dono” emerge prima di arrivare all’altare?
È qui che entrano in gioco le sfumature, quelle che a volte le comunità tendono a ignorare per mantenere una facciata di conformità. Molti credenti evangelici crescono con l’idea che la sessualità prematrimoniale sia un peccato. E su questo, non c’è molta discussione. Ma siamo sicuri che questa sia l’unica prospettiva possibile? E, soprattutto, è una prospettiva che tiene conto della complessità dell’essere umano?
Vedete, io non sono un teologo, e non ho la pretesa di dare sentenze divine. Sono solo una persona curiosa che osserva, ascolta e cerca di capire. E mi sembra che ci sia una tensione costante, quasi un dramma interiore, per molti giovani evangelici. Da un lato, c’è il desiderio di vivere una vita che onori Dio e che sia conforme alle Scritture. Dall’altro, c’è la realtà dei sentimenti, dell’attrazione, della voglia di intimità che è parte integrante della nostra natura.

Immaginate un ragazzo, diciamocelo, un giovane uomo o una giovane donna, che si innamora profondamente. Sente un legame spirituale, emotivo e fisico con un’altra persona. Questa persona potrebbe essere un futuro coniuge, ma magari il matrimonio non è ancora all’orizzonte per motivi pratici, economici, o semplicemente perché si sta ancora crescendo e maturando insieme. E poi? Cosa deve fare questo cuore che batte forte? Spegnere tutto? Reprimere una parte così fondamentale di sé?
Non è che stiamo parlando di chi fa sesso tanto per fare, eh. Parliamo di persone che vivono la propria fede con serietà, che desiderano un rapporto d’amore profondo e fedele. Stiamo parlando di scelte consapevoli, anche quando quelle scelte potrebbero andare contro quello che molti predicato.
E poi c’è la questione della libertà. La libertà cristiana, di cui parla anche Paolo nelle sue lettere, è una libertà che non significa licenziosità, ma una libertà che ci permette di vivere in modo responsabile, guidati dallo Spirito Santo. Ma chi decide cosa è “vivere in modo responsabile” in un ambito così intimo? La comunità? La famiglia? L’individuo stesso, sotto la guida divina?
Credo che la vera sfida per molti evangelici sia quella di passare da un approccio di legge a un approccio di grazia. La legge ci dice “non fare questo”. La grazia ci invita a vivere in modo da riflettere l’amore di Dio, anche nelle nostre relazioni più intime. E l’amore, quello vero, non è fatto di regole rigide, ma di comprensione, di perdono e di crescita.
A volte mi chiedo se non si crei una sorta di ipocrisia sottile. Quanti giovani evangelici, magari sotto pressione della comunità o dei genitori, promettono di astenersi, ma poi nella realtà vivono una sessualità nascosta, vissuta con senso di colpa e vergogna? Non sarebbe forse più onesto, più biblico addirittura, affrontare la questione in modo più trasparente, con amore e discernimento?

Perché, diciamocelo, la sessualità non è un interruttore che si accende e si spegne. È legata ai sentimenti, all’intimità, alla fiducia. E se due persone si amano, si rispettano, si conoscono profondamente e desiderano costruire un futuro insieme, è davvero così “sbagliato” che questo amore si esprima anche fisicamente prima di quel momento “ufficiale” del matrimonio? Non è forse un modo per conoscersi ancora meglio, per costruire una base di intimità solida per il futuro?
Qui entra in gioco la responsabilità spirituale. Non si tratta di liberare tutti da ogni vincolo, ma di esortare ogni individuo a discernere, a pregare, a cercare la guida di Dio e, possibilmente, di pastori maturi e saggi che non giudichino, ma che accompagnino. Una responsabilità che significa prendere sul serio le proprie scelte, comprendendo le loro implicazioni non solo a livello personale, ma anche spirituale.
E se un evangelico sceglie di avere rapporti sessuali prima del matrimonio? Cosa succede? Viene automaticamente tagliato fuori dalla comunità, bollato come “peccatore impenitente”? Mi sembra un approccio un po’ troppo drastico e poco compassionevole, che dimentica che anche nella Bibbia ci sono esempi di persone imperfette che hanno fatto errori e che sono state poi reintegrate.
Non sto dicendo che tutti gli evangelici debbano correre a fare sesso prima del matrimonio. Ognuno deve fare il proprio percorso, seguendo la propria coscienza e la propria comprensione della Parola di Dio. Ma credo che ci debba essere spazio per il dialogo, per il discernimento e per una maggiore flessibilità interpretativa, che non significhi diluire la fede, ma applicarla in modo più umano e compassionevole alla realtà della vita.

È un po’ come quando si parla di soldi, per esempio. La Bibbia ci dice di essere buoni amministratori, di non accumulare ricchezze sfrenate. Ma poi vediamo credenti che sono imprenditori di successo, che gestiscono grandi patrimoni. La questione non è “avere” o “non avere”, ma “come” si gestisce ciò che si ha, con quale spirito e con quale obiettivo. Allo stesso modo, sulla sessualità, la questione cruciale potrebbe non essere solo il “quando”, ma il “come” e il “perché”.
Se un rapporto sessuale prematrimoniale è vissuto con amore, rispetto reciproco, fedeltà emotiva e spirituale tra due persone che si stanno preparando al matrimonio, e se questo avviene dopo un’attenta preghiera e discernimento, è davvero così in contrasto con i principi cristiani? O forse, è un’espressione diversa, ma non per questo meno valida, di un amore che si sta realizzando?
Ci sono evangelici che vivono la loro fede in modo molto rigoroso e che scelgono di non avere rapporti sessuali prima del matrimonio. E questo è un percorso assolutamente legittimo e rispettabile. Ci sono altri che, pur amando Dio e credendo nella Bibbia, sentono una diversa guida interiore e scelgono un percorso diverso. La domanda è: la nostra fede è abbastanza matura da accogliere entrambe le prospettive, senza giudizio, ma con amore e incoraggiamento?
Forse, la vera responsabilità spirituale non sta nel rispettare rigidamente una regola che può essere interpretata in modi diversi, ma nell’aiutare le persone a prendere decisioni consapevoli e amorevoli, sotto la guida dello Spirito Santo. Decisioni che onorino Dio, che rispettino il prossimo e che portino a una crescita spirituale, piuttosto che a un senso di colpa e di vergogna.
Non è facile, lo so. Siamo cresciuti in un contesto che spesso predica una morale assoluta, senza troppi grigi. Ma la vita non è mai in bianco e nero. Ci sono tante sfumature di grigio, e spesso è proprio in quelle sfumature che si nascondono le verità più profonde, le sfide più grandi e le opportunità di crescita più significative.

E poi, pensateci un attimo, la sessualità è un aspetto talmente intimo e personale. È un campo dove il discernimento individuale, guidato dallo Spirito, dovrebbe avere un ruolo primario. Chi siamo noi per giudicare le scelte intime di un altro credente, a meno che non ci siano chiari segni di autodistruzione o di dannosità verso gli altri?
Forse, invece di focalizzarci tanto sul divieto, dovremmo concentrarci sulla qualità delle relazioni. Se due persone si amano, si supportano, crescono insieme nella fede, sono fedeli l’uno all’altra in ogni altro aspetto della vita, e poi scelgono di esprimere il loro amore anche fisicamente prima del matrimonio, non è questo un segno di una relazione già forte e sana, pronta a essere consacrata?
La libertà cristiana, ricordiamolo, è una libertà dal peccato, ma anche una libertà di amare. E l’amore, quello vero, quello biblico, è paziente, è gentile, non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si irrita, non tiene conto del male ricevuto, non gioisce dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto questo, prima del matrimonio, durante il matrimonio, e dopo il matrimonio. Forse, concentrandoci su questi aspetti fondamentali, possiamo trovare una risposta più completa e compassionevole alla domanda su se gli evangelici possano avere rapporti sessuali prima del matrimonio.
La responsabilità spirituale, alla fine, è quella di crescere nella fede, nell’amore e nella conoscenza di Dio. E a volte, questo percorso passa anche attraverso scelte che potrebbero sembrare “non convenzionali”, ma che sono fatte con il cuore sincero, guidate dalla preghiera e dal desiderio di vivere una vita autentica.
Quindi, la prossima volta che sentite questa domanda, ricordatevi che non c’è una risposta semplice. C’è una sfumatura, c’è una conversazione da avere, c’è una credenza che si confronta con la vita reale, e c’è sempre la possibilità di un amore che guida le nostre scelte, anche quelle più intime.