Foto Del Presidente Della Repubblica Negli Uffici Pubblici

Ah, le foto del Presidente della Repubblica negli uffici pubblici. Parliamoci chiaro, è un po' come quella macchia di caffè sul colletto della camicia proprio il giorno prima del colloquio importante: sai che c'è, la noti sempre, ma ti ci abitui così tanto che quasi non ti dà più fastidio. O forse sì, ma ormai è lì, a fare compagnia ai timbri e alle scartoffie.

Pensateci un attimo. Entrate in una qualsiasi istituzione statale: la posta, il comune, la motorizzazione (un brivido collettivo, lo so), persino la biblioteca comunale dove andate a prendere quel libro che vi ha consigliato vostra zia, quella che si intende di tutto ma poi non legge mai niente. E lì, di solito, in bella vista. A volte un po' più in alto, come a voler dominare la scena, altre volte incastonata tra un calendario con le foto di gattini e un foglio di avviso importante.

È una presenza che si percepisce. Un po' come il profumo della torta della nonna che ti invade la casa appena entri, ma in versione istituzionale. Non puoi toccarla, non puoi interagire, ma sai che c'è e, in un certo senso, ti fa sentire… accolto? O forse solo osservato da un'autorità silente e impassibile.

Mi ricordo una volta, ero giovanissimo, alle prese con la mia prima patente. L'ansia era palpabile, i fogli mi tremavano tra le mani e mi sentivo come un pulcino smarrito in un pollaio di burocrati severi. E lì, sulla parete, c'era lui. Immobile. Con quello sguardo che sembrava dire: "Suvvia, ragazzi, non è poi così difficile. Basta compilare i moduli giusti e non piantare casini". Mi diede un minimo di coraggio. O forse era solo la mia sete di caffè e zucchero che mi faceva vedere miraggi di serenità.

La Foto Perfetta: Un Ritratto di Stato

Ma qual è la caratteristica di queste foto? Sono quasi sempre uguali, no? Un sorriso misurato, uno sguardo dritto, uno sfondo neutro. Non ci sono le foto del Presidente con la sua famiglia al mare, o mentre fa la spesa al supermercato (anche se, a pensarci, sarebbe divertente vedere la sua reazione di fronte a una coda al reparto gastronomia). No, sono foto ufficiali, patinate, impeccabili.

Sembra che le abbiano scattate in un momento di massima concentrazione e dignità. Il Presidente, impeccabile nel suo completo scuro (raramente si vedono con una t-shirt, figuriamoci!), con la cravatta al punto giusto, lo sguardo che fende l'aria. È l'equivalente visivo del "fare buona figura". Un po' come quando tua madre ti diceva: "Ricordati che sei un [cognome]! Fatti onore!". Solo che qui è un intero paese che ti guarda (metaforicamente, ovvio).

E la qualità? Spesso sono delle vere e proprie opere d'arte, stampate su carta lucida che a volte riflette le luci dell'ufficio in modo quasi abbagliante. Ti chiedi se le abbiano messe in cornice con la stessa cura con cui si incastonerebbe un diamante. O forse è solo la luce al neon che le fa sembrare così importanti.

Le foto del primo giorno dell'elezione del presidente della Repubblica
Le foto del primo giorno dell'elezione del presidente della Repubblica

Ho sempre immaginato il momento dello scatto. Immagino il fotografo che dice: "Presidente, sorrida… ma non troppo, eh! Che poi sembriamo al luna park". O magari: "Presidente, guardi dritto. Anzi, guardi leggermente a destra. No, a sinistra. Perfetto! Adesso pensi alla sua pensione". Scherzi a parte, è un momento solenne, anche per chi è dall'altra parte dell'obiettivo.

E poi c'è la variazione sul tema. A volte la foto è più grande, a volte più piccola. A volte è incorniciata di legno scuro, altre volte di metallo argentato. A volte è appesa a una parete spoglia, altre volte è circondata da una moltitudine di altri avvisi e decreti, come un quadro famoso circondato da schizzi di pennello.

Mi è capitato di vedere la stessa foto del Presidente in luoghi improbabili. Tipo, quella volta che ero in un piccolo paesino della campagna, in un circolo ARCI, e tra le foto dei soci storici e quelle della festa del raccolto, spuntava lui. Era come un cameo inaspettato. Mi ha fatto pensare a quanto fosse diffuso, quasi un bene di consumo. Una specie di "motto visivo" dello Stato, messo lì per ricordarci che, anche nel posto più remoto, le cose sono… insomma, regolate da qualcuno.

Dove Troviamo il Nostro Presidente? Un'Indagine sul Campo

Diciamo la verità, dove è più probabile incrociare lo sguardo del Presidente?

Uffici Comunali: Il tempio della burocrazia. Qui è quasi d'obbligo. Anzi, a volte ci sono più foto del Presidente che impiegati. È come se fosse il guardiano silenzioso delle pratiche edilizie e delle certificazioni di residenza.

Ruolo del Presidente della Repubblica by Concetta Prete on Prezi
Ruolo del Presidente della Repubblica by Concetta Prete on Prezi

Prefetture e Questure: Luoghi dove l'atmosfera è già di per sé… diciamo, seria. La foto del Presidente serve a stemperare un po' la tensione? O forse a ricordarti che lì dentro si prendono decisioni che vanno oltre il tuo piccolo mondo? È un po' come mettere una statua di marmo in mezzo al traffico: impone rispetto.

Uffici Postali: Qui è un classico. Vicino agli orari di apertura, ai moduli per le raccomandate, e a quella lavagnetta dove scrivono "Oggi non siamo aperti". La foto del Presidente è lì a conferire un senso di ordine e stabilità, anche quando la coda arriva fino alla porta e ti senti come in una puntata di "C'è posta per te" in versione lenta.

Scuole e Università: In certi uffici di segreteria, a volte. Meno comune che altrove, ma succede. Forse per ricordare ai ragazzi che, nonostante le interrogazioni e le verifiche, c'è un'autorità superiore che… beh, che ha anche lei un diploma.

Biblioteche: Come dicevo prima, anche qui. Lì è quasi commovente. Immagina il Presidente che, in versione cartacea, ti osserva mentre cerchi quel romanzo che ti salverà la vita. È come un supervisore della lettura.

Partecipazione alla Cerimonia de ‘I Giorni della Ricerca’, alla
Partecipazione alla Cerimonia de ‘I Giorni della Ricerca’, alla

Sale d'attesa mediche (pubbliche): A volte. Specialmente quelle più grandi, dove ti siedi su sedie di plastica impersonali e sfogli riviste che hanno almeno tre anni. La foto del Presidente è un po' come il cartellone pubblicitario di un paese: ti dice "Ci siamo anche noi".

È un po' come quella vecchia foto di famiglia che ognuno ha in casa. Quella in cui i nonni sono giovani, i genitori sorridono imbarazzati e tu non sei ancora nato. È un ricordo, una presenza, un pezzo di storia. Solo che qui, invece di esseri parenti lontani, sono i nostri rappresentanti.

E pensateci, quante volte avete davvero guardato la foto del Presidente mentre eravate in un ufficio pubblico? Probabilmente non tante. La notate, la archiviate mentalmente e poi tornate a preoccuparvi di quella stramaledetta ricevuta che non riuscite a trovare. È una presenza discreta, quasi pudica. Non urla, non si impone. Si limita a esserci.

Aneddoti e Riflessioni dal Fronte del "Visto e Approvato"

Mi è capitato di vedere situazioni buffe. Una volta, in un piccolo comune di montagna, la foto del Presidente era appesa in un corridoio così stretto che per vederla bene dovevi piegarti quasi a novanta gradi. Sembrava che il Presidente stesso ti stesse dicendo: "Scusa se ti do fastidio, ma devi proprio passare di qui?". Era un po' un invito all'umiltà.

Un'altra volta, in un ufficio molto moderno, con schermi digitali e luci led, la foto del Presidente era appesa in modo così artistico, con un fascio di luce che la illuminava come un'opera d'arte in una galleria. Sembrava quasi che il Presidente fosse lì per firmare personalmente la tua pratica, con tanto di effetti speciali.

Uffici pubblici, cambia la foto del Presidente: che fine farà il
Uffici pubblici, cambia la foto del Presidente: che fine farà il

C'è poi l'usanza, in alcuni uffici, di attaccare piccoli adesivi sulla cornice della foto. Magari un timbro ufficiale che è sfuggito alla pulizia, o un pezzettino di nastro adesivo che tiene su un foglio volante. È un po' come vedere un'antica statua con un graffito di un bambino: ti ricorda che anche i simboli di grande importanza vivono nel quotidiano, tra piccole imperfezioni.

E se la foto si rompesse? O se si staccasse? Qui entriamo nel regno del panico burocratico. Immagino la scena: un impiegato con il sudore sulla fronte che chiama qualcuno, come se avesse rovesciato il caffè sul Presidente in carne e ossa. O forse no, forse la sistemerebbero con un po' di colla e via. Dipende dal livello di tolleranza al disordine.

In fondo, queste foto sono un po' come i vecchi maestri di scuola. Li vedi sempre lì, in posa, e sai che rappresentano un'autorità, una storia. Ma poi torni alla tua vita, alle tue cose, e loro rimangono lì, a sorvegliare il tuo passaggio nel labirinto della burocrazia.

Sono un po' il "Buon giorno" stampato della Repubblica. Non ti chiedono come stai, non ti offrono un caffè, ma ti ricordano che c'è un'istituzione, una struttura, un Paese. E questo, nella frenesia delle nostre vite, è già qualcosa. È come il rumore di fondo delle cose che funzionano (o che cercano di farlo).

Quindi, la prossima volta che vi troverete in un ufficio pubblico, alzate lo sguardo. Cercate il Presidente. E magari, concedetegli un piccolo sorriso di riconoscimento. Lui, da lassù (o da lì, appeso al muro), vi sta guardando. O almeno, così sembrerebbe. E questo, diciamocelo, in un mondo che cambia così velocemente, è una forma di rassicurante continuità. Un po' come il profumo del pane fresco che esce dal forno. Non è una novità, ma ti fa sentire a casa.