Film Di Petri E Libro Di Sciascia Due Parole Spagnole

C’è una cosa che succede, e credo che sia capitata un po’ a tutti noi, magari mentre sfogliamo distrattamente la televisione o passiamo in libreria, con quell'aria un po’ persa da chi cerca ispirazione ma finisce per trovare solo polvere e offerte che non ti convincono mai del tutto. Parlo di quelle situazioni in cui, senza un vero motivo, ti ritrovi a pensare a due parole spagnole che… boh, ti sono entrate in testa. Magari le hai sentite in un film, o lette in un libro, e da lì non se ne vanno più. È come quando ti resta in testa una canzone di quelle che non ti piacciono nemmeno, ma che canticchi in continuazione, con una specie di ineluttabilità che ti fa quasi innervosire. Ecco, oggi parliamo di questo fenomeno, ma filtrato attraverso due grandi artisti: il cinema di Elio Petri e la penna affilata di Leonardo Sciascia. Due mondi apparentemente distanti, ma che a volte si intrecciano in modi sorprendenti, proprio come quelle due parole spagnole che ti escono fuori al momento sbagliato.

Pensate a Petri. Un maestro. Uno di quelli che ti faceva pensare, sì, ma ti faceva anche un po’ paura. I suoi film erano come un caffè doppio a stomaco vuoto: ti svegliavano, ma ti lasciavano anche con un certo tremore. E poi c’è Sciascia. Ah, Sciascia! Il suo modo di descrivere la Sicilia, i suoi misteri, i suoi intrighi… era come annusare l’aria prima di un temporale. Ti dava un senso di attesa, di qualcosa che stava per succedere, qualcosa di importante, magari anche di spiacevole. E in mezzo a tutto questo, spunta fuori la Spagna. Due parole spagnole. Come un ospite inatteso a una cena elegante che invece di portare i pasticcini, si presenta con una chitarra e inizia a suonare malagueñas stonatissime.

Non so voi, ma a me capita spesso. Mi capita, ad esempio, mentre sto guardando un vecchio film di Petri, magari Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Lì c’è una tensione pazzesca, una politica che ti si insinua sotto pelle, un’ironia un po’ amara che ti fa sorridere con una smorfia. E poi, zac! In qualche scena, in un dialogo sussurrato, in un cartello stradale sfocato, spunta fuori una parola spagnola. Magari "mañana". Una parola che porta con sé tutta la filosofia del "fare le cose dopo", una filosofia che, diciamocelo, noi italiani conosciamo benissimo, anche senza aver mai messo piede a Madrid. La nostra versione è più sul "lo facciamo dopo Pasqua" o "dopo Ferragosto", ma il concetto è quello. La procrastinazione è un linguaggio universale, e la Spagna ne ha dato una delle sue traduzioni più poetiche.

E immaginate Sciascia. Uno che ti racconta di omicidi, di potere, di gente che trama nell’ombra. Tu sei lì, con il fiato sospeso, cercando di capire chi è il colpevole, chi è il mandante, chi è quello che sta mangiando la paella mentre tutto va a rotoli. E tra un ragionamento lucido e una descrizione vivida della campagna siciliana, ecco che ti salta fuori un’altra parola. Magari "fiesta". Una parola che stride in modo quasi comico con l’atmosfera cupa. Perché, vedete, Sciascia non ti descriveva solo i drammi, ma anche l’umanità che ci viveva dentro. E l’umanità, anche quando è immersa nei guai, ogni tanto ha bisogno di una piccola fiesta, di un momento di evasione. È come se ti dicesse: "Certo, c’è il malaffare, c’è il marcio, ma c’è anche chi, dopo aver passato una giornata a risolvere un mistero complicato, ha bisogno di staccare la spina, magari con un bicchiere di vino e due chiacchiere con gli amici".

Questo è il bello, no? Che un film di Petri, con tutta la sua critica sociale tagliente, o un romanzo di Sciascia, con la sua indagine sulla natura del potere, ti portino a riflettere su cose che sembrano lontane anni luce, ma poi ti riportano a casa, nel tuo piccolo mondo quotidiano. Due parole spagnole. "Mañana" e "fiesta". Sono diventate un po’ i nostri piccoli amuleti, i nostri motti personali, senza che ce ne rendessimo nemmeno conto. È come avere due souvenir mentali che ti porti dietro, che ti ricordano che la vita è fatta di un mix strano: di serietà e leggerezza, di impegno e di svago, di futuro incerto e di presente da godersi.

Due film e un libro, gli omaggi a Sciascia all'i-Fest - la Repubblica
Due film e un libro, gli omaggi a Sciascia all'i-Fest - la Repubblica

Pensiamo a Petri. La classe operaia va in paradiso. Un film che ancora oggi fa ridere e fa riflettere. La fabbrica, la ripetitività, la lotta per i diritti… tutto molto serio. Ma poi, in quel caos di vite operaie, magari uno si immagina qualcuno che pensa: "Oggi è lunedì. Mañana sarà martedì. E martedì è quasi mercoledì, che è quasi giovedì, che è quasi venerdì…". Capite? L’attesa del fine settimana, la piccola speranza che ogni giorno porta con sé, anche quando tutto sembra uguale. È un modo per sopravvivere, per non impazzire. E chi non ha mai pensato "lo faccio mañana" quando si trattava di una cosa noiosa, tipo pagare le bollette o fare quella telefonata scomoda? È una sorta di autoassoluzione, un piccolo patto con se stessi, un "domani sarò più forte, domani sarò più motivato". Peccato che poi, spesso, anche il domani finisca per diventare un altro "mañana".

E Sciascia? Lui che descriveva le dinamiche sociali con una precisione chirurgica, che svelava i segreti della politica e della mafia con una scrittura cristallina. Immaginatevi un personaggio del suo mondo, magari un carabiniere un po’ perplesso, un giudice un po’ stanco, un avvocato navigato. Immaginate che, dopo una lunga giornata passata a interrogare testimoni ambigui e a leggere documenti pieni di omissis, questo personaggio si ritrovi a casa, magari a scorrere qualche notizia sul giornale, a cercare di capire cosa sta succedendo nel mondo. E poi, all’improvviso, legge di una festa in qualche parte del mondo, di una celebrazione popolare, di un momento di gioia collettiva. E lui, immerso nella sua realtà fatta di indagini e sospetti, pensa: "Ah, una fiesta… che bello!". È il contrasto, no? La vita che va avanti, anche quando noi siamo intrappolati nei suoi meccanismi più oscuri.

Análisis de Todo Modo (1976) de Elio Petri, basado en el libro de
Análisis de Todo Modo (1976) de Elio Petri, basado en el libro de

È un po’ come quando ci capita di vedere una foto di un amico che sta in vacanza, su una spiaggia tropicale, mentre noi siamo sotto la pioggia a fare la spesa. Subentra subito una sensazione di invidia mista a un desiderio di evasione. La parola "fiesta" in quel contesto di Sciascia, assume un significato ancora più profondo. Rappresenta quel desiderio umano di normalità, di spensieratezza, anche quando la realtà è tutt’altro che spensierata. È la vita che cerca di farsi strada, che non si arrende alla gravità delle cose.

E poi c’è quell’altro aspetto, quello un po’ più sottile, che lega Petri e Sciascia attraverso queste parole. Entrambi, a modo loro, erano critici. Critici della società, dei sistemi, delle ipocrisie. Petri, con la sua telecamera, smontava le strutture di potere, mostrava la fragilità dell’autorità. Sciascia, con la sua penna, svelava le maglie nascoste della giustizia e della politica, metteva in luce le contraddizioni morali.

E la parola "mañana"? Pensiamoci bene. Non è forse una forma di resistenza passiva, un modo per sabotare le logiche frenetiche di un sistema che ti chiede di essere sempre produttivo, sempre efficiente? È come se qualcuno, di fronte all’imposizione di un ritmo insostenibile, rispondesse con un placido "domani". È una sfida silenziosa, un’affermazione della propria lentezza, della propria umanità in un mondo che sembra averla dimenticata. Petri, che ci mostrava le follie della produttività esasperata, sicuramente avrebbe capito il valore di un buon "mañana".

A Ciascuno il Suo | Gian Maria Volonté e la politica di Elio Petri
A Ciascuno il Suo | Gian Maria Volonté e la politica di Elio Petri

E "fiesta"? Non è forse anche questa una forma di ribellione? Una ribellione alla tristezza, alla repressione, alla mancanza di gioia? Sciascia, che ci descriveva una Sicilia piena di contrasti, di bellezza e di ombre, sapeva bene quanto fosse importante quella scintilla di allegria, quella celebrazione della vita anche nelle sue pieghe più complicate. Una fiesta, in fondo, è un momento in cui ci si riconnette con l’essenza della vita, con la sua vitalità, con la sua capacità di rinascere.

Quindi, eccoci qua. Due parole spagnole, "mañana" e "fiesta", che emergono dai film di Petri e dai libri di Sciascia, e che si posano leggere sulla nostra vita. Sono come piccoli appunti a margine, che ci ricordano che anche nelle storie più serie, nelle riflessioni più profonde, c’è spazio per un po’ di ironia, per un po’ di speranza, per un po’ di… vita.

Todo Modo tra Sciascia e Petri: lo sterminio della politica italiana
Todo Modo tra Sciascia e Petri: lo sterminio della politica italiana

Magari la prossima volta che guardate un film di Petri, o che vi immergete in un romanzo di Sciascia, prestateci attenzione. Potreste scoprire che quelle due parole spagnole sono lì, ad aspettarvi. Non per confondervi, ma per darvi un piccolo, inatteso sorriso. Un sorriso che dice: "Certo, le cose si fanno complicate, ma c’è sempre un domani, e c’è sempre la possibilità di una festa". E in fondo, cosa c’è di più universale e confortante di questo? È come scoprire che la ricetta della nonna, quella che ti scalda il cuore, ha un ingrediente segreto che viene da molto lontano, ma che si sposa perfettamente con tutto il resto. Ecco, le parole spagnole, in questo contesto, sono un po’ così. Un tocco in più, che rende tutto un po’ più… vero, un po’ più umano, un po’ più noi.

È un po’ come quando, dopo una lunga giornata di lavoro, vi sedete sul divano e pensate: "Ok, ho fatto tutto quello che potevo. Ora, mañana ci penserò ancora. E magari, stasera, mi concedo una piccola fiesta, anche solo con un bicchiere di vino e la mia serie preferita". È questa la magia. La capacità di un’opera d’arte, sia essa cinematografica o letteraria, di intrecciarsi con le nostre vite, di farci sentire meno soli nelle nostre piccole riflessioni, nei nostri piccoli desideri. E tutto questo, grazie a due parole spagnole che ti si sono appiccicate addosso come coriandoli dopo una festa, o come la promessa di un riposo meritato.

Perché, alla fine, la vita non è sempre e solo dramma e critica sociale. C’è anche il bisogno di prendersi una pausa, di godersi un attimo di leggerezza, di credere che, nonostante tutto, ci sarà sempre un "domani" e sempre la possibilità di una "festa". E Petri e Sciascia, con la loro maestria, ci hanno lasciato anche questo, nel loro modo inconfondibile. Un piccolo, prezioso lascito, nascosto tra le pieghe delle loro storie.