
“Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani.” Questa frase, attribuita a Massimo d’Azeglio, risuona ancora oggi con una forza inaspettata, a oltre 160 anni dall'Unità d'Italia. Ma cosa significava realmente e perché continua a essere rilevante per noi oggi?
L'Italia Unita: Un Inizio Complesso
Nel 1861, l'Italia era finalmente unita politicamente. Tuttavia, l'unità era più un'operazione formale che un sentimento condiviso. Il Paese era frammentato da secoli di divisioni politiche, economiche, sociali e culturali. Regni, granducati e stati papali avevano sviluppato tradizioni, leggi e persino dialetti unici. La popolazione, per la maggior parte analfabeta e legata a un'economia agricola, si identificava più con il proprio campanile che con un'entità nazionale astratta.
D'Azeglio, uomo politico e scrittore di spicco del Risorgimento, comprese perfettamente questa sfida. L'unificazione territoriale era solo il primo passo. La vera sfida consisteva nel forgiare un'identità nazionale condivisa, un senso di appartenenza e di cittadinanza che trascendesse le divisioni regionali e sociali.
La Frammentazione Sociale ed Economica
L'Italia post-unitaria era caratterizzata da profonde disuguaglianze:
- Economia: Un divario abissale tra il Nord, più industrializzato, e il Sud, prevalentemente agricolo e arretrato.
- Società: Forti differenze di classe, con una nobiltà terriera ancora potente e una classe contadina in condizioni di estrema povertà.
- Analfabetismo: Tassi di analfabetismo elevatissimi, soprattutto nel Sud, che rendevano difficile la comunicazione e la partecipazione alla vita pubblica.
- Dialetti: La lingua italiana, basata sul fiorentino, era parlata solo da una minoranza. La maggior parte della popolazione utilizzava i dialetti regionali, spesso incomprensibili tra loro.
Queste disuguaglianze rappresentavano un ostacolo significativo alla creazione di una coscienza nazionale. Come potevano i contadini siciliani sentirsi parte della stessa nazione dei borghesi torinesi, se parlavano lingue diverse, avevano interessi divergenti e vivevano in realtà completamente separate?

Costruire l'Identità Italiana: I Tentativi del Dopo-Unità
I governi post-unitari intrapresero una serie di iniziative per promuovere l'identità nazionale, spesso con risultati contrastanti:
- Scuola: L'istruzione elementare obbligatoria fu introdotta per diffondere la lingua italiana e i valori patriottici. Tuttavia, la sua efficacia fu limitata dalla mancanza di risorse e dalla resistenza culturale in alcune regioni.
- Esercito: Il servizio militare obbligatorio mirava a unire giovani provenienti da diverse regioni sotto la bandiera italiana.
- Simboli nazionali: La bandiera, l'inno nazionale e le celebrazioni del Risorgimento furono utilizzati per creare un senso di appartenenza comune.
- Opere pubbliche: La costruzione di infrastrutture, come ferrovie e strade, mirava a collegare le diverse regioni e a favorire lo sviluppo economico.
Nonostante questi sforzi, la costruzione dell'identità italiana fu un processo lungo e complesso, segnato da difficoltà e contraddizioni. Il divario tra Nord e Sud rimase un problema persistente, alimentando il malcontento e l'emigrazione di massa.

Il Ruolo dell'Emigrazione
L'emigrazione, soprattutto verso le Americhe, ebbe un impatto significativo sulla società italiana. Da un lato, rappresentò una valvola di sfogo per la povertà e la disoccupazione. Dall'altro, contribuì a diffondere la cultura italiana nel mondo e a creare comunità di italiani all'estero che mantenevano un forte legame con la madrepatria. Ironia della sorte, l'esperienza dell'emigrazione spesso rafforzò il senso di identità italiana, soprattutto di fronte alla diversità culturale dei paesi di accoglienza.
"Fare gli Italiani" Oggi: Sfide e Opportunità
Oggi, a più di un secolo e mezzo dall'Unità, la frase di d'Azeglio rimane incredibilmente attuale. L'Italia ha affrontato e superato molte sfide nel corso della sua storia, ma nuove sfide si presentano continuamente. Non si tratta più di unire regni diversi, ma di affrontare le divisioni interne e le sfide globali con un senso di unità e di responsabilità condivisa.
Le Sfide Attuali
Le sfide che l'Italia deve affrontare oggi sono diverse da quelle del Risorgimento, ma non meno impegnative:

- Divario Nord-Sud: Il divario economico e sociale tra Nord e Sud rimane un problema irrisolto, alimentato dalla corruzione, dalla criminalità organizzata e dalla mancanza di opportunità.
- Immigrazione: L'Italia è un paese di immigrazione e l'integrazione dei nuovi arrivati rappresenta una sfida complessa, che richiede politiche inclusive e un impegno al dialogo interculturale.
- Crisi demografica: Il basso tasso di natalità e l'invecchiamento della popolazione mettono a dura prova il sistema di welfare e la sostenibilità economica del Paese.
- Polarizzazione politica: La crescente polarizzazione politica e la diffusione di fake news e discorsi d'odio minacciano la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni.
Come "Fare gli Italiani" nel XXI Secolo?
Affrontare queste sfide richiede un nuovo approccio alla costruzione dell'identità nazionale. Non si tratta più di imporre un modello culturale uniforme, ma di promuovere un senso di appartenenza inclusivo e basato sui valori condivisi:
- Istruzione: Investire nell'istruzione di qualità per tutti, promuovendo il pensiero critico, la conoscenza della storia e della cultura italiana, e l'apertura verso il mondo.
- Inclusione: Combattere ogni forma di discriminazione e promuovere l'integrazione dei migranti, valorizzando la diversità culturale come una ricchezza.
- Solidarietà: Rafforzare il sistema di welfare e promuovere la solidarietà tra le generazioni e tra le diverse regioni del Paese.
- Partecipazione civica: Incoraggiare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, promuovendo la trasparenza, la responsabilità e il rispetto delle regole.
- Cultura: Valorizzare il patrimonio culturale italiano, promuovendo la creatività, l'innovazione e il dialogo tra le arti.
"Fare gli Italiani" oggi significa costruire una società più giusta, inclusiva e solidale, in cui tutti si sentano parte di un progetto comune. Significa riscoprire i valori del Risorgimento – la libertà, l'uguaglianza, la giustizia – e adattarli alle sfide del XXI secolo.

Un Futuro di Responsabilità Condivisa
Massimo d'Azeglio non intendeva certo che "fare gli Italiani" fosse un processo autoritario o imposto dall'alto. Piuttosto, intendeva un invito alla responsabilità individuale e collettiva. Ciascuno di noi, nel proprio piccolo, può contribuire a costruire un'Italia migliore, più coesa e più consapevole del suo ruolo nel mondo.
Oggi più che mai, abbiamo bisogno di riscoprire il significato profondo di questa frase. Non si tratta di negare le nostre diversità regionali o le nostre identità individuali, ma di trovare un terreno comune su cui costruire un futuro di prosperità e di progresso per tutti. L'Italia che vogliamo è un'Italia di cittadini attivi, responsabili e orgogliosi della propria storia e cultura, ma anche aperti al mondo e pronti ad affrontare le sfide del futuro con coraggio e determinazione.
Ricordiamoci sempre: L'Italia siamo noi. E il compito di "fare gli Italiani" è un compito che ci riguarda tutti.