
Avete mai pensato a quanto sia pazzesco questo gioco della vita? Stiamo sempre lì, a cercare di esserci, di farci notare, di lasciare un segno. Ma la verità, amici miei, è che ogni volta che decidiamo di esserci, stiamo in realtà facendo un piccolo, minuscolo patto con l'assenza. Sì, avete capito bene! È un po' come dire: "Eccomi qui, pronto a brillare!", ma sottovoce aggiungendo: "Ma un giorno, potrei anche non esserci più… e va bene così!".
Pensateci un attimo. Prendiamo ad esempio la festa di compleanno della vostra migliore amica, Chiara. Vi siete impegnati come matti per trovare il regalo perfetto, avete studiato il menù per capire cosa cucinare, avete persino provato quel balletto che balla sempre per sorprenderla. Tutta questa energia, tutto questo "esserci" totale, non è forse un modo per dire: "Chiara, tu sei importante, voglio che tu sappia che ci sono per te!"? Certo che sì! Ma proprio per questo, perché il vostro esserci è così carico di significato, l'idea che un giorno Chiara potrebbe non essere più lì, o che voi potreste non esserci a festeggiare con lei, acquista un peso diverso. È il rischio dell'assenza che rende prezioso ogni momento di presenza.
È un po' come quando piantate un bel fiore nel vostro giardino. Lo curate, gli date acqua, lo proteggete dal sole troppo forte. La vostra presenza, il vostro impegno, è ciò che fa sbocciare quel fiore. Ma sapete benissimo che quel fiore, un giorno, appassirà. Non è una tragedia, è semplicemente il ciclo delle cose. E quel pensiero, quella consapevolezza che la sua bellezza è effimera, non vi rende forse ancora più belli i suoi petali quando li guardate?
Questo vale per tutto, ma proprio tutto. Pensate alla vostra relazione con il vostro partner. Ogni abbraccio, ogni sorriso, ogni "ti amo" sussurrato all'orecchio è un atto potentissimo di presenza. Stiamo dicendo all'altro: "Tu esisti, tu conti, sono qui con te in questo preciso istante!". Ma se non avessimo mai il brivido sottile, quasi impercettibile, che forse un giorno questa presenza potrebbe venire meno – per mille motivi, alcuni prevedibili, altri totalmente inaspettati – quanto sarebbe meno intenso ogni singolo "ti amo"? Sarebbe come un sapore buono ma senza quel pizzico di sale che lo rende indimenticabile. L'assenza, il suo fantasma sempre in agguato, è quel pizzico di sale!
E non parliamo degli amici! Quante serate passate a ridere fino alle lacrime, a confidarsi segreti inconfessabili, a sostenersi nei momenti bui. Ogni volta che dite "ci sono" a un amico in difficoltà, state mettendo in campo tutta la vostra energia, tutta la vostra forza. Ma pensate se questi amici fossero eterni e sempre a disposizione, senza mai un attimo di distanza, senza mai un momento di solitudine altrui. La magia delle nostre amicizie, la loro vera profondità, non deriva forse anche dal fatto che sappiamo che non dureranno per sempre, che ognuno ha la sua vita, i suoi percorsi, le sue assenze che bisogna imparare a gestire?

È un po' come quando state per salire su un aereo. Siete lì, con la valigia in mano, pronti per una nuova avventura. Siete presenti a voi stessi, presenti all'emozione del viaggio. Ma nella vostra testa, c'è sempre quella piccola nota che vi ricorda che l'aereo potrebbe, nella remota ipotesi, avere un problema. Questo non vi paralizza, anzi! Vi rende più consapevoli dell'importanza di ogni singolo minuto di quel viaggio, del panorama che vedrete dal finestrino, del sapore della prima cena nella nuova città. La consapevolezza del rischio dell'assenza (del non arrivare a destinazione, in questo caso) rende l'atto di esserci e di viaggiare ancora più prezioso e intenso.
Quindi, cosa ci dice questo strano paradosso? Ci dice che la nostra presenza, per essere veramente vissuta, per essere veramente sentita, ha bisogno di quel sottile contrappunto dell'assenza. È come un'ombra che fa risaltare la luce. Se fossimo sempre presenti, sempre uguali a noi stessi, sempre prevedibili, quale sarebbe il nostro valore? Sarebbe come un quadro senza contrasti, un po' piatto, no?
Quando decidiamo di esserci, mettiamo in gioco la nostra energia, il nostro tempo, le nostre emozioni. È un investimento, un atto di coraggio. E il rischio che un giorno quell'energia si esaurisca, quel tempo finisca, quelle emozioni cambino, è una parte intrinseca di questo investimento. Ma è proprio questo rischio che ci spinge a dare il massimo, a rendere la nostra presenza qualcosa di memorabile, di prezioso.

Pensate ai grandi artisti, ai musicisti che ci hanno lasciato un'eredità incredibile. Mozart, Beethoven, Leonardo da Vinci. Sono tutti esempi di presenze assolute, di geni che hanno riempito il mondo della loro arte. Ma oggi, la loro presenza è fatta soprattutto della loro assenza. Eppure, quanto è potente la loro eredità? Quanto ci toccano ancora le loro opere? La loro assenza fisica ha reso la loro presenza artistica eterna. Ed è proprio la consapevolezza che anche loro non sono più tra noi, che la loro fisicità è svanita, che rende la loro musica, i loro dipinti, ancora più carichi di significato. Sentiamo la loro assenza, e questo ci fa apprezzare ancora di più la loro immensa presenza nel mondo dell'arte.
Quindi, la prossima volta che vi troverete a dire "ci sono" – che sia a un amico, a un amore, a un progetto, o anche solo a voi stessi – ricordatevi di questo strano, meraviglioso, un po' malinconico ma incredibilmente vitale principio. Ogni volta che scegliete di esserci, state implicitamente accettando il rischio dell'assenza. E sapete una cosa? È proprio questo rischio che rende la vostra presenza così radiosa, così unica, così infinitamente preziosa.

Non abbiate paura di esserci. Siate presenti al cento per cento, con tutto il vostro cuore e la vostra anima. Perché è proprio nel pieno della vostra presenza che abbracciate, senza saperlo, la bellezza e il mistero dell'assenza, che rende ogni momento un dono inestimabile. È un po' come ballare sotto la pioggia: sai che ti bagnerai, che passerà, ma proprio per questo, ogni goccia, ogni nota di quella canzone, diventa indimenticabile. Godetevi il viaggio, amici miei, godetevi il vostro magnifico, rischioso, meraviglioso esserci!
Farsi presenza significa accettare il rischio dell'assenza. E questa è la bellezza del vivere!