Parliamoci chiaro, quando si nomina Romelu Lukaku, la prima cosa che viene in mente è quella forza della natura, quel numero 9 che sembra scolpito nella roccia. Ma quanti di noi sanno davvero quando questo gigante buono ha messo piede sulla Terra? Non preoccupatevi, non vi lascerò a fare ricerche su Wikipedia mentre io mi godo il mio caffè. Diciamo che età Lukaku è una di quelle cose che a volte ci fanno sentire un po’ vecchi, un po’ come quella volta che ci siamo accorti che i nostri genitori ascoltavano musica che prima consideravamo “giovanile”.
Allora, preparatevi a segnare sul calendario, o magari a sorprendere vostra zia al prossimo pranzo di famiglia: Romelu Lukaku è nato nel 1993. Sì, avete capito bene. Questo significa che ha superato la soglia dei trenta anni. E io, personalmente, trovo che sia un dato quasi incredibile. Non so voi, ma io a trent'anni mi sentivo ancora un ragazzino che cercava di capire come montare un mobile IKEA senza rimanere con viti avanzate. Lui, invece, macinava gol su gol, con una potenza che sembrava non finire mai.
Pensateci un attimo. Nel 1993 sono usciti film che oggi consideriamo cult, canzoni che ancora ci fanno scatenare in discoteca (o sul divano, siamo onesti) e lui era già pronto a conquistare il mondo del calcio. È un po' come scoprire che il tuo attore preferito ha iniziato a recitare quando tu eri ancora intento a giocare con le costruzioni. Fa un certo effetto, vero?
Ma veniamo al sodo, la sua carriera. E qui la storia si fa epica. Lukaku non è uno di quelli che si sono scoperti all'ultimo minuto. No, lui è arrivato sulla scena calcistica con la potenza di un treno merci. Già giovanissimo, con la maglia dell'Anderlecht, faceva vedere i sorci verdi ai difensori più navigati. Era come vedere un adolescente che entra in una stanza piena di adulti e li batte tutti a braccio di ferro.
Poi è arrivato il grande salto, il passaggio in Premier League. E che inizio! Chelsea, un nome che già di per sé pesa. E lui, giovane, con quella voglia di spaccare il mondo, ci ha provato. Magari non è stato tutto rose e fiori fin da subito, ma il talento c'era, eccome. E poi, il trasferimento all'Everton. Ah, l'Everton! Lì è esploso. Ha iniziato a segnare con una regolarità impressionante, diventando il beniamino dei tifosi. Ogni partita era uno spettacolo, con lui che lottava su ogni pallone, che faceva tremare le reti avversarie.

Ma la carriera di Lukaku è un po' come una montagna russa, con delle vette altissime. Dopo l'Everton, è arrivato il passaggio all'Inter. E qui, diciamocelo, ha vissuto uno dei suoi periodi migliori. Insieme a Lautaro Martinez, ha formato una coppia d'attacco da paura. “Lukaku-Lautaro”, un nome che riecheggia ancora nelle menti dei tifosi nerazzurri. Ha portato grinta, gol, assist, tutto quello che serviva per far sognare una squadra intera. Ha vinto trofei, ha fatto la storia. E io, personalmente, ho adorato vederlo giocare in Italia. Quel fisico, quella velocità, quella determinazione. Era un vero e proprio spettacolo.
Dopo l'Inter, è successo un po' di tutto. Un ritorno al Chelsea, poi di nuovo all'Inter. E qui, lo so, potremmo discutere per ore, ma io ho sempre avuto un debole per quel modo di giocare tutto suo. Certo, ci sono stati momenti di critica, momenti in cui sembrava un po' sottotono, ma chi è che non li ha? L'importante è che, quando ha la palla tra i piedi e la porta davanti, sai che qualcosa può succedere. È un po' come quella persona che all'apparenza sembra un po' goffa, ma poi quando fa una cosa, la fa con una precisione incredibile.
E adesso? Adesso è alla Roma. E anche qui, il fascino è rimasto. Vedere un giocatore del suo calibro vestire la maglia giallorossa è un'emozione. Certo, magari non segna trenta gol a stagione come ai vecchi tempi, ma l'impatto sulla squadra si vede. Lotte, tiene palla, fa salire la squadra. E poi, quando la palla gli arriva giusta… beh, la rete trema ancora. E in fondo, è questo che vogliamo, no? Vedere un giocatore che dà tutto, che non si tira mai indietro.

Ma passiamo alle curiosità top. Perché Lukaku non è solo un giocatore di calcio, è anche un personaggio. Avete presente quella cosa che, a volte, ti aspetti una cosa e ti ritrovi con un'altra? Ecco, Lukaku è così. Ad esempio, la sua abilità linguistica. Parla diverse lingue, non solo l'olandese e l'italiano, ma anche il francese, l'inglese, lo spagnolo e il portoghese. Insomma, un vero poliglotta. Questo lo rende un giocatore super utile nello spogliatoio, un ponte tra culture diverse. Immaginatevi a dover spiegare una tattica a un compagno che parla un'altra lingua. Lui ci riesce, con un sorriso.
E poi, la sua passione per il cibo. Si dice che abbia un debole per la cucina italiana, in particolare per la pasta. Chi non ce l'ha? Ma la cosa divertente è che, nonostante questa passione, riesce a mantenere una forma fisica impressionante. È un po' come quella persona che mangia la pizza tutte le sere ma poi va in palestra per tre ore. Magia, pura magia.

Un'altra curiosità che mi fa sorridere è la sua forza. Non sto parlando solo della forza in campo, ma della forza che dimostra anche fuori. C'è una storia di quando era ancora giovanissimo e ha dovuto prendere in mano la situazione per aiutare la sua famiglia. Questa determinazione, questa voglia di farcela per i suoi cari, si percepisce ancora oggi nel suo modo di giocare. È un guerriero, un vero capitano, anche senza fascia.
E, per finire, la sua incredibile velocità. Nonostante la stazza imponente, Lukaku è sorprendentemente veloce. Riesce a scattare, a mettere il turbo, e a lasciare sul posto difensori che sembrano fatti di marmo. È un po' come vedere un camion che improvvisamente parte a razzo. Ti lasci a bocca aperta.
Quindi, la prossima volta che sentite nominare Romelu Lukaku, ricordatevi non solo dei suoi gol, ma anche della sua età, del suo percorso incredibile e di queste piccole curiosità che lo rendono un personaggio unico. Lui è uno di quei giocatori che rimangono impressi, che ti fanno appassionare al calcio, anche quando magari non sei un super tifoso. E, diciamocelo, è un piacere vederlo giocare. Nonostante tutto, nonostante i cambi di squadra, le critiche, lui è sempre lì, pronto a dare battaglia. E questo, per me, vale più di mille gol segnati di tacco (anche se quelli sono belli da vedere!).