
L'altro giorno, ero in macchina con un amico. Stavamo chiacchierando animatamente di tutto e di niente, come si fa quando si è rilassati. All'improvviso, mi giro verso di lui, un po' per scherzo, un po' per curiosità: "Ma senti un po', chi è che stava guidando poco fa con quella foga?" Lui mi guarda, sorride e fa: "Eh, mica l'ho notato."
E lì, mi è scattato qualcosa. Quante volte ci troviamo in situazioni simili? Magari suoni il clacson a qualcuno che ti taglia la strada, o vedi un'auto sfrecciare a velocità folle. Ti viene spontaneo chiederti: ma chi è quella persona che sta mettendo a rischio sé stessa e gli altri? E la risposta, spesso, è un grande punto interrogativo.
Ecco, questa sensazione di non sapere chi è il protagonista di un'azione, specialmente quando questa azione implica delle conseguenze, mi ha fatto pensare a un problema molto più grande: l'eccesso di velocità, e il mistero che spesso lo circonda. Quel "non so chi guidava" può diventare un comodo paravento, vero?
Pensateci un attimo. Quando ci arriva una multa per eccesso di velocità, e magari era la macchina del nonno, o quella che usiamo in famiglia, scatta subito il "chi era al volante?". A volte è una semplice dimenticanza, altre volte... beh, diciamo che ci si augura che la memoria faccia cilecca. Ma scherzi a parte, dietro a quel "non so chi guidava" si nasconde una realtà un po' più complessa.
Quali sono i veri motivi dietro a questi scatti di velocità?

- Stress quotidiano?
- La sensazione di essere invincibili al volante?
- La semplice fretta?
- O forse, semplicemente, un pizzico di incoscienza?
E poi c'è l'aspetto tecnologico. Ora ci sono mille modi per tracciare un'auto, ma il problema rimane: chi decide di premere sull'acceleratore con quell'energia? È un'azione individuale, un momento di ego, o c'è qualcosa di più profondo che ci spinge a mettere a repentaglio la nostra incolumità e quella degli altri?
Mi viene in mente, con un pizzico di ironia, il padre che rimprovera il figlio per aver preso la macchina senza permesso e aver preso una multa. Il figlio, con la faccia d'angelo, dice: "Ma papà, non sono stato io!". E il papà, che sa benissimo chi è il colpevole, sospira e pensa: "Ecco, il 'non so chi guidava' again."

È importante ricordarsi che dietro ogni volante c'è una persona, con le sue responsabilità. Non possiamo permetterci di delegare la sicurezza alla fortuna o a un "non so chi guidava" che si autoassolve. La prossima volta che vedete un'auto sfrecciare, o che sentite il rombo di un motore troppo vicino, pensateci: c'è una persona là dentro. E quella persona è responsabile.
Forse dovremmo iniziare a guardarci un po' di più allo specchietto retrovisore, sia quello fisico della macchina, sia quello metaforico dentro di noi. Chiediamoci: cosa mi spinge a correre così tanto? Vale davvero la pena rischiare per qualche minuto in meno?
Un po' di riflessione, un po' di consapevolezza, e magari, quel "non so chi guidava" diventerà sempre più raro. E le strade, speriamo, un po' più sicure per tutti. Voi cosa ne pensate? Vi è mai capitato di pensare a questa cosa del "non so chi guidava"? Sono curioso di sentire le vostre esperienze!